Il Tirreno

Lucca

Lucchese, sbarca l’imprenditore Todini

di Luca Tronchetti
Lucchese, sbarca l’imprenditore Todini

Blitz di Moriconi e Bini dal commercialista all’insaputa dei soci di minoranza, della giunta e dell’immobiliarista La Cava

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LUCCA. Mancava lui per completare il quadro. Stefano Todini, figlio del defunto cavaliere del lavoro Franco Todini da Todi in grado di mettere su un impero del mattone negli anni Settanta-Ottanta tra l’Umbria e il Lazio e fratello di Luisa ex parlamentare di Forza Italia che ha preso il posto del padre nelle attività di famiglia, è sbarcato a Lucca assieme ad altre persone (amici e/o professionisti) e c’è chi giura che sarà lui il prossimo azionista di maggioranza della Lucchese. A convocarlo - all’insaputa di Gianfranco Zappelli, Gianluca Campani, Marco Gonzadi, Moreno Micheloni e Lucca United - l’amministratore unico Carlo Bini e il socio di riferimento, seppur con il 10% in Lucchese Partecipazioni che detiene l’88% del club, Arnaldo Moriconi. Luogo scelto: studio del commercialista Benigni sul viale San Concordio. Tutto rigorosamente top secret. Ma siamo a Lucca. Il paese è piccolo e la gente mormora. Così parafrasando il cantante-poeta Fabrizio De Andrè la notizia «come una freccia dall’arco scocca vola veloce di bocca in bocca» ed ecco che i cronisti arrivano sotto al portone che avevano varcato Moriconi, Bini, Todini e i suoi amici. Che l’imprenditore umbro - ex coniuge della show girl Patrizia Pellegrino con cui si era sposato civilmente nel 2008, sfortunato produttore cinematografico e con la passione dell’agriturismo - sia venuto a Lucca per prendere un caffè? Siamo perplessi. Non avrà dato un’occhiata ai bilanci dell’As Lucchese Libertas 1905 o, forse, non avrà già stipulato un preliminare d’acquisto almeno del 52% di Lucchese Partecipazioni che poi è la maggioranza della società calcistica? Chiamiamo al telefono Carlo Bini, l’amministratore unico. Ma risponde Arnaldo Moriconi. «È a fare un pagamento». Bene, pensiamo noi. «Allora che ci dice sull’imprenditore umbro che potrebbe acquistare la Lucchese?». Sappiamo tutti che a colloquio con c’è Todini. Ma Moriconi all’affermazione del cronista replica: «La diamo a La Cava». L’immobiliarista umbro si trova a Perugia. Lo rintracciamo al telefono. Sta firmando un contratto e attende da quel pomeriggio allo «Zecchini» di Grosseto di parlare con Bini o Moriconi. Ma è ormai chiaro che la sua proposta (versamento di 30mila euro, pari al 30% del capitale sociale che è 100mila euro e non un milione, e 150-200mila da versare dal momento dell’ingresso sino alla fine della stagione) non piace a Moriconi. E non convincono nemmeno gli imprenditori lucchesi che sarebbero disposti ad entrare con una percentuale complessiva del 15-20% (sommato a La Cava saremo sul 50%). Segno che ha trovato di meglio. Forse da illo tempore. Ad ogni modo la proposta di Todini (un nome che rientrava anche nella finanziaria romana Argenfin srl assieme a Pier Giorgio Nocella) dovrà ottenere il gradimento all’assemblea dei soci di Lucchese Partecipazioni. C’è da domandarsi semmai come entrerà l’imprenditore umbro: con la Todini Spa, con una newco o una finanziaria? Il calcio per lui è una nuova frontiera. Era salito alla ribalta delle cronache per aver venduto il Cafè de Paris a Roma, lo storico locale legato a «La dolce vita» felliniana. L'acquirente risultava essere un barbiere nullatenente dell’Aspromonte, tale Damiano Villari, ritenuto dai magistrati prestanome del clan Alvaro legato alla ’ndrangheta. L'operazione era resa più strana dal riacquisto da parte di Todini del 20% delle quote con un atto poi annullato dal Tribunale civile che lo aveva giudicato una simulazione. Errori di gioventù.

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