Proteste
Lucchese, c’è un uomo solo al comando
di Luca Tronchetti
Il patron della Sice Telecomunicazioni che detiene l’1% decide sul futuro del club. La proposta dell’immobiliarista La Cava
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LUCCA. Il tempo sta per scadere. O forse no. Dipende tutto dai «desiderata» di un socio che pur detenendo l’1% - attraverso una società (Città Digitali srl) che ha lanciato nel 2003 il primo modello operativo di televisione locale (Dì Lucca) - di fatto condiziona le scelte di tutti o quasi gli altri componenti la compagine societaria dell’As Lucchese Libertas 1905. Uno strano caso, sicuramente anomalo nel panorama sportivo professionistico. Il socio si chiama Arnaldo Moriconi ed è il fondatore nel 1980 della Sice Telecomunicazioni con sede a Carraia che progetta e realizza grandi sistemi nel settore del controllo del traffico aereo e navale, della sicurezza, della difesa militare, della tutela del territorio e dell’ambiente e vanta brevetti inerenti alla sicurezza della trasmissioni sia radio che ottiche oltre ad essere distributore per l’Italia di prodotti Wireless, videosorveglianza, Top Brand a livello mondiale. A giudicare dai numeri, uno così potrebbe gestire da solo, su buoni livelli e senza svenarsi, un club di serie C. Sembra, ma il condizionale è d’obbligo perché non è facile entrare nella sua testa, che voglia cedere e riprendersi gli oltre 600mila euro che ha messo nella Lucchese anticipando denaro agli altri soci. Lui non vuol cedere l’1%, ma l’88% quello che detiene Lucchese Partecipazioni composto dai soci più vicini Carlo Bini e Gianni Nannini, dal neutrale Marco Gonzadi e dagli attuali «rivali» Gianluca Campani, Gianfranco Zappelli e Carmelo Sgrò. Quelli, per intenderci, che nell’ultima assemblea detenendo il 52% complessivo hanno impedito, anche con l’appoggio Lucca United, che il club passasse in mano alla finanziaria «Argenfin srl» con sede a Roma gravata di decreti ingiuntivi, con perdite e senza redditualità. Ad oggi nessuno pare aver soddisfatto le richieste di Moriconi che valuta la Lucchese un milione di euro (ci sembra una cifra fuori mercato per la C): dall’imprenditore Stefano Todini (che ultimamente pare essersi riavvicinato) al tandem di avvocati pisani Carlo Coscia e Michele Cioni, da Nicola Di Matteo sino all’immobiliarista Giorgio La Cava. A proposito dell’ex patron dello Spoleto. Attende ancora, dopo 48 ore, l’invio del bilancio della Lucchese per fare le sue valutazioni. La sua proposta a Moriconi? «Verso il 30% della quota del capitale sociale (100mila euro) e immetto da oggi al 30 giugno 150-200 mila euro per la gestione ordinaria. Soldi veri, non del monopoli». La domanda sorge spontanea: visti i chiari di luna è una proposta irricevibile? Oppure il patron della Sice ha altri assi nella manica che tiene in serbo per il futuro e a cui consegnerà l’88%?
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