Sicurezza
Lucchese, ora spuntano due avvocati
di Luca Tronchetti
Michele Cioni e Carlo Coscia sostengono di essere emissari di imprenditori pisani. Respinta la proposta di Argenfin srl
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LUCCA. Lo avevamo anticipato nell’edizione di ieri e puntualmente si è verificato. La decisione presa da Carmelo Sgrò, socio di Lucchese Partecipazioni con un 10% dell’88% complessivo che detiene il gruppo dei lucchesi, di non garantire il proprio appoggio alla proposta d’acquisto della «Argenfin srl» con sede legale in via Flaminia Roma e facente capo all’imprenditore Pierandrea Nocella, 45 anni, amministratore unico della srl con capitale versato di 100mila euro, ha creato una spaccatura all’interno della componente maggioritaria facendo pendere l’ago della bilancia dalla parte dei contrari all’operazione (52% contro 48%). Così ieri mattina alle 10 Carlo Bini, Luca Nannini, Marco Gonzadi, Gianfranco Zappelli, Gianluca Campani e Carmelo Sgrò si sono incontrati, contati e scontrati. E alla fine è stato ben chiaro che non c’era il gradimento. Così si è pensato bene di non fare alcun passaggio allo studio notarile Vannucci a San Concordio. Nel verbale dei soci la proposta della cessione delle quote ad altra società ha abortito. La finanziaria Argenfin srl che nel bilancio 2015 aveva dichiarato perdite per 17650 euro e ricavi per 14909 euro e che vedeva l’appoggio esterno dell’imprenditore umbro Stefano Todini dice addio alle velleità di acquistare la maggioranza del pacchetto azionario della Lucchese. D’altronde dal 1991 ad oggi la finanziaria non aveva brillato granchè. Con un oggetto sociale onnicomprensivo (attività immobiliare ed edilizia, attività di trading e di import-export in ordine a beni di qualsiasi natura e a servizi di qualunque tipo, attività commerciale, industriale, mobiliare) nel corso degli anni aveva cambiato forma e alla fine con Nocella era rimasto il socio di minoranza Gian Filippo Minervini.
Nuovi acquirenti. Ma dopo il no alla finanziaria romana ecco spuntare una nuova cordata presentata ancora una volta a quello che è ormai, in virtù dei versamenti fatti e nonostante il suo 1% con Città Digitali, il patron neanche tanto occulto della Lucchese: Arnaldo Moriconi. Uno che, fosse un patito del calcio, potrebbe gestire tranquillamente il club rossonero. Ad avvicinare l’imprenditore lucchese sono stati due avvocati: i cinquantenni Michele Cioni e Carlo Coscia. Entrambi sono residenti a Pisa, anche se il primo abita a Gragnano dove nel novembre del 2012 ebbe una disavventura: i ladri gli entrarono in casa portandogli via collane, orecchini, catenine e un diamante. Il suo nome non risulta essere mai stato associato al calcio e allo sport in generale. Diversa invece la posizione di Carlo Coscia. Che è un laureato in legge non iscritto all’albo degli avvocati. A fine giugno 2016 il dottore in giurisprudenza pisano, rappresentante di una cordata tosco-laziale, si sarebbe fatto avanti con il patron della Massese, Giorgio Turba, per rilevare la squadra apuana. Aveva dichiarato proprio a «Il Tirreno»: «Eravamo pronti ad acquistare la Massese però alla fine Turba ha deciso di non cedere la società. Ho avuto mandato dai miei assistiti di contattare Turba palesando la volontà di acquistare il club bianconero. Si tratta di un gruppo finanziario importante che è nel calcio già da diversi anni. Peccato perché avevamo già scelto un allenatore di grande livello e avevamo pronto un progetto di riqualificazione dello stadio Oliveti». Ma il presidente Turba interpellato ebbe modo di dichiarare al giornale: «Ho deciso di non cedere a questo gruppo perché avrei preferito passare la mano a gente di Massa che non si è presentata. Questi signori sono arrivati offrendomi di vendere la Massese al prezzo simbolico di un euro e chiedendomi se ero disposto a fare lo sponsor. Così, fatte le mie valutazioni, ho deciso di non vendere al gruppo dell’avvocato Coscia». I due legali hanno riferito di avere alle spalle un gruppo di imprenditori toscani. Sarà lo stesso di Massa? Coscia comunque non è digiuno di calcio ed è un esperto di recupero dei premi di preparazione per le società minori.
Gli altri gruppi. Restano comunque alla finestra gli altri due imprenditori: Nicola Di Matteo, classe 1952, originario di Villa Literno e residente in Emilia e già nel mondo del calcio con Centese, Imolese, Spal (azionista di minoranza), Santarcangelo (dg) e Mantova e presentato ai soci lucchesi dall’ex rossonero Daniele Deoma oltre ad essere amico del pubblicitario lucchese Mario Santoro e Giorgio La Cava imprenditore residente in Umbria intenzionato a rilevare il 25-30% di quote dopo aver acquistato l’hotel Noblesse in centro storico fallito un anno fa e adesso nelle mani del curatore e soprattutto del Monte dei Paschi di Siena.
Nuovi acquirenti. Ma dopo il no alla finanziaria romana ecco spuntare una nuova cordata presentata ancora una volta a quello che è ormai, in virtù dei versamenti fatti e nonostante il suo 1% con Città Digitali, il patron neanche tanto occulto della Lucchese: Arnaldo Moriconi. Uno che, fosse un patito del calcio, potrebbe gestire tranquillamente il club rossonero. Ad avvicinare l’imprenditore lucchese sono stati due avvocati: i cinquantenni Michele Cioni e Carlo Coscia. Entrambi sono residenti a Pisa, anche se il primo abita a Gragnano dove nel novembre del 2012 ebbe una disavventura: i ladri gli entrarono in casa portandogli via collane, orecchini, catenine e un diamante. Il suo nome non risulta essere mai stato associato al calcio e allo sport in generale. Diversa invece la posizione di Carlo Coscia. Che è un laureato in legge non iscritto all’albo degli avvocati. A fine giugno 2016 il dottore in giurisprudenza pisano, rappresentante di una cordata tosco-laziale, si sarebbe fatto avanti con il patron della Massese, Giorgio Turba, per rilevare la squadra apuana. Aveva dichiarato proprio a «Il Tirreno»: «Eravamo pronti ad acquistare la Massese però alla fine Turba ha deciso di non cedere la società. Ho avuto mandato dai miei assistiti di contattare Turba palesando la volontà di acquistare il club bianconero. Si tratta di un gruppo finanziario importante che è nel calcio già da diversi anni. Peccato perché avevamo già scelto un allenatore di grande livello e avevamo pronto un progetto di riqualificazione dello stadio Oliveti». Ma il presidente Turba interpellato ebbe modo di dichiarare al giornale: «Ho deciso di non cedere a questo gruppo perché avrei preferito passare la mano a gente di Massa che non si è presentata. Questi signori sono arrivati offrendomi di vendere la Massese al prezzo simbolico di un euro e chiedendomi se ero disposto a fare lo sponsor. Così, fatte le mie valutazioni, ho deciso di non vendere al gruppo dell’avvocato Coscia». I due legali hanno riferito di avere alle spalle un gruppo di imprenditori toscani. Sarà lo stesso di Massa? Coscia comunque non è digiuno di calcio ed è un esperto di recupero dei premi di preparazione per le società minori.
Gli altri gruppi. Restano comunque alla finestra gli altri due imprenditori: Nicola Di Matteo, classe 1952, originario di Villa Literno e residente in Emilia e già nel mondo del calcio con Centese, Imolese, Spal (azionista di minoranza), Santarcangelo (dg) e Mantova e presentato ai soci lucchesi dall’ex rossonero Daniele Deoma oltre ad essere amico del pubblicitario lucchese Mario Santoro e Giorgio La Cava imprenditore residente in Umbria intenzionato a rilevare il 25-30% di quote dopo aver acquistato l’hotel Noblesse in centro storico fallito un anno fa e adesso nelle mani del curatore e soprattutto del Monte dei Paschi di Siena.
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