Attenzione
Scalare una vetta per tornare alla vita
di Alessandro Bientinesi
Andrea Lanfri, dopo le medaglie al mondiale di atletica, si arrampica sulla montagna “conquistata” prima della meningite
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LUCCA. Non chiamatela impresa, anche se il nome giusto effettivamente sarebbe proprio quello. Anche perché camminare su un sentiero di montagna per 6 ore con tutta l’attrezzatura sulle spalle, dormire in tenda alle pendici di un monte in Corsica per poi salire in cima alla sua vetta sotto il sole, tra spuntoni e rocce affilate come lame, e poi discendere per altri 800 metri fino al campo base in circa 10 ore è qualcosa di davvero eccezionale. Ma prima delle meningite, del rischio di morire, delle gambe amputate per Andrea Lanfri questa era la normalità. E normalità significa tornare a fare ciò che si faceva prima di un “brutto intoppo”. Così l’atleta di Pieve di Compito ha definito quella meningite fulminante che lo ha colpito nel gennaio 2015. Pochi mesi dopo aver scalato quello stesso monte, il Bertonze. Una scalata per esperti. Una scalata che Andrea Lanfri aveva portato a termine nel 2014 insieme all’amica Irene Sardi.
«In ospedale parlando con lei ero convinto che sarei tornato su quella vetta, sarebbe stato il mio ritorno alla vita». E in effetti è stato così, come l’hashtag #comingbacktolife utilizzato per l’impresa, resa possibile dall’ortopedia Michelotti, partner ufficiale dell’impresa, e da Leo Club distretto LAe Progetto Sam (Stop alla meningite).
«Ho utilizzato delle protesi adatte, con un piede piccolo e inclinato verso il basso e con un doppio sistema di tenuta oltre alla ginocchiera – racconta Lanfri –. Alla fine, anche se con molte difficoltà, una corda “abbandonata”, una telecamera persa e caduta da 200 metri, tagli e ferite legate all’arrampicata, siamo riusciti a portare a termine la scalata». Durante l’impresa sono state girate delle riprese che saranno utilizzate per realizzare un docufilm. «Il messaggio che vorrei far passare è quello di non mollare mai e che i limiti sono fatti per essere superati – spiega il campione di Pieve di Compito, reduce anche dai mondiali di atletica nei quali ha conquistato un argento nella staffetta 4x100 –. Non voglio far passare l’idea di essere un supereroe. Per raggiungere questi risultati ci sono sofferenza e dolore, ma il ritorno alla normalità dipende da noi».
E poi una frase, forse la più significativa. «Il corpo era fermo in quella stanza di ospedale, ma la mente era fuori, sempre altrove, come se fossero due cose separate». Lo scorso 31 luglio, dunque, Lanfri ha semplicemente riportato, lassù in alto, in mezzo alle montagne, il corpo dove la mente era già da tempo. Una mente, forse, che non se ne era mai andata da lì.
Una mente che ora guarda già molto avanti. Nella vita e nello sport, con uno dei sogni più belli legati alle Paralimpiadi 2020 di Tokyo.
Il doppio record italiano stabilito ai mondiali di Londra sui 100 e 200 metri ha un significato chiaro: Lanfri, che si allena da poco più di un anno, ha degli enormi margini di miglioramento. Adesso è ottavo al mondo, almeno nei 100 metri, ma con nuove protesi e migliore capacità di adattamento ai suoi nuovi “piedi” il campione di Pieve di Compito può davvero entrare tra i primissimi al mondo nella sua specialità.
Ora Lanfri si prenderà un meritato periodo di riposo. Ma presto tornerà ad allenarsi alla pista “Martini” di Lucca. Con la speranza, anche su impulso della Virtus Cassa di Risparmio Lucca, che l’impianto possa presto avere il necessario restyling. La pista, infatti, non permette di correre in sicurezza in tutte le sue corsie.
«In ospedale parlando con lei ero convinto che sarei tornato su quella vetta, sarebbe stato il mio ritorno alla vita». E in effetti è stato così, come l’hashtag #comingbacktolife utilizzato per l’impresa, resa possibile dall’ortopedia Michelotti, partner ufficiale dell’impresa, e da Leo Club distretto LAe Progetto Sam (Stop alla meningite).
«Ho utilizzato delle protesi adatte, con un piede piccolo e inclinato verso il basso e con un doppio sistema di tenuta oltre alla ginocchiera – racconta Lanfri –. Alla fine, anche se con molte difficoltà, una corda “abbandonata”, una telecamera persa e caduta da 200 metri, tagli e ferite legate all’arrampicata, siamo riusciti a portare a termine la scalata». Durante l’impresa sono state girate delle riprese che saranno utilizzate per realizzare un docufilm. «Il messaggio che vorrei far passare è quello di non mollare mai e che i limiti sono fatti per essere superati – spiega il campione di Pieve di Compito, reduce anche dai mondiali di atletica nei quali ha conquistato un argento nella staffetta 4x100 –. Non voglio far passare l’idea di essere un supereroe. Per raggiungere questi risultati ci sono sofferenza e dolore, ma il ritorno alla normalità dipende da noi».
E poi una frase, forse la più significativa. «Il corpo era fermo in quella stanza di ospedale, ma la mente era fuori, sempre altrove, come se fossero due cose separate». Lo scorso 31 luglio, dunque, Lanfri ha semplicemente riportato, lassù in alto, in mezzo alle montagne, il corpo dove la mente era già da tempo. Una mente, forse, che non se ne era mai andata da lì.
Una mente che ora guarda già molto avanti. Nella vita e nello sport, con uno dei sogni più belli legati alle Paralimpiadi 2020 di Tokyo.
Il doppio record italiano stabilito ai mondiali di Londra sui 100 e 200 metri ha un significato chiaro: Lanfri, che si allena da poco più di un anno, ha degli enormi margini di miglioramento. Adesso è ottavo al mondo, almeno nei 100 metri, ma con nuove protesi e migliore capacità di adattamento ai suoi nuovi “piedi” il campione di Pieve di Compito può davvero entrare tra i primissimi al mondo nella sua specialità.
Ora Lanfri si prenderà un meritato periodo di riposo. Ma presto tornerà ad allenarsi alla pista “Martini” di Lucca. Con la speranza, anche su impulso della Virtus Cassa di Risparmio Lucca, che l’impianto possa presto avere il necessario restyling. La pista, infatti, non permette di correre in sicurezza in tutte le sue corsie.
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