Il dolore
Dall’Australia per la maglia rossonera
Fabio Pacini felice e commosso durante la visita al museo di Lucca United
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LUCCA. La felicità è fatta di piccole cose. E gli occhi di Fabio Pacini - ultrasessantenne nato e residente a Perth (Australia), ma con radici lucchesi (il padre emigrato in Oceania nella seconda metà degli anni Cinquanta era di San Vito) - brillano di gioia e di una commozione sincera quando, accompagnato da Stefano Galligani (presidente di Lucca United) e dall’assessore allo sport Celestino Marchini, varca la soglia della sede-museo della cooperativa dei tifosi rossoneri. La storia secolare del club si materializza attraverso le foto appese alle pareti, le magliette, i giornali, i manifesti e i libri. Quello del centenario (Lucchese 100 anni) e quello dei tifosi (Due colori un solo amore) assieme ad una sciarpa gli vengono offerti in dono da Lucca United mentre la Lucchese, con il team manager Vanni Pessotto, gli regala la maglia numero 17 di Andrea Bragadin. Barba bianca e lunga, occhiali da miope, Pacini è innamorato della Lucchese. Una passione trasmessa dai suoi genitori. La prima volta che è venuto a Lucca era il 1998 e la squadra militava in B. «C’era Pierino Wome» ha ricordato in un perfetto italiano. Poi è tornato nel 2006 e infine ad inizio di giugno assistendo al Porta Elisa alle sfide con AlbinoLeffe e Parma. Per tre settimane ha cercato, senza successo, Celestino Marchini che aveva conosciuto in precedenza. Poi, quando lo ha rintracciato a palazzo Orsetti, gli ha espresso il desiderio di vedere il museo della Lucchese inaugurato nel 2013. «Gli abbiamo mostrato la Coppa Italia di C e gli abbiamo donato due libri e una sciarpa. Suo padre e suo zio andavano spesso allo stadio a vedere la Lucchese in A ed erano anche tesserati per la Pugilistica. - racconta il presidente di Lucca United - È bello vedere che ci sono persone che seguono la nostra squadra anche dall’altra parte del mondo. Per le origini non si cancellano».(l.t.)
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