Il Tirreno

Lucca

Cacciaguerra, il camoscio  che “volava” in Garfagnana 

di Valter Nieri
Cacciaguerra, il camoscio  che “volava” in Garfagnana 

L’ex ciclista di Piazza al Serchio collezionava successi alla fine degli anni Sessanta Poi dopo il servizio di leva il duro lavoro in miniera, oggi Renato si gode la pensione

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PIAZZA AL SERCHIO. Era soprannominato il camoscio della Garfagnana (a volte anche lo scoiattolo) perché aveva un corpo agile ideale per arrampicarsi in salita. Si tratta di Renato Cacciaguerra, uno fra i più forti ciclisti garfagnini in gara alla fine degli anni Sessanta. Nato a Piazza al Serchio 66 anni fa, ha avuto una infanzia difficile. Suo padre Francesco faceva il minatore e si spezzava in due per mantenere una famiglia numerosa con sei figli e moglie a carico. Sua madre, Liliana Lombardi, oggi 93 anni, era il punto di riferimento in casa per tutta la famiglia. Renato sin da bambino amava la caccia, un hobby che non ha mai abbandonato. Viste le sofferenze di suo padre quando tornava a casa dal lavoro, stremato dalla fatica con la polvere che gli mangiava i polmoni negli anni ’50 dove vigeva una certa anarchia: più lavori e più guadagni, lui cercava di rassicurarlo: «Vedrai papà- gli diceva - quando sarò grande farò tanti soldi e ti farò stare bene».

A Renato piaceva il ciclismo, guardava in tv il Giro d’Italia e la Milano-Sanremo ed era tifoso di Felice Gimondi. Sognava di possedere una bicicletta ma come fare a comprarla se i soldi non c’erano? Nel frattempo suo fratello Almo, di qualche anno più grande, entrò a lavorare come cameriere al ristorante Lido vicino al “Molo” a Viareggio e con i soldi risparmiati si recò in piazza Santa Maria a Lucca comprandogli una bellissima Bianchi. La felicità di Renato fu indescrivibile, aveva realizzato il suo sogno, a volte a quei tempi bastava poco per rendere felici i ragazzi che però apprezzavano i doni molto più di oggi.

Le prime gare. Cominciò a pedalare salendo e scendendo le colline della Garfagnana, aveva un corpo agile nell’arrampicarsi in salita e nel ’66 Guido Rugani, colui che gli aveva venduto la bici, lo prese a correre nell’Uc Lucchese nella categoria Esordienti. Per recarsi alle corse doveva però farsi trovare in piazza Santa Maria a Lucca da dove la squadra partiva per le gare. Da Piazza al Serchio, il piccolo Renato si metteva lo zaino affardellato a tracolla e faceva più di 60 chilometri per raggiungere il suo ds, non come oggi che si utilizzano mezzi privati a motore forniti dalle società ciclistiche. Si recava a Lucca anche a fatica e scongiurava il vento contrario per durare meno fatica schivando spesso le buche di pessimi fondi stradali. Il fisico di Renato era gracilino, però aveva un grande cuore e tanto entusiasmo. Ed era disposto a tutto pur di arrivare alle corse e farsi rispettare. Finita la gara andava a dormire a casa di Rugani e la mattina seguente tornava sui pedali per tornare a casa dopo altre due ore di cammino.

«Le prime corse le portavo a termine con diverse escoriazioni provocate dalle cadute - continua Renato -. Ero incerottato da più parti. Nel ’68 ottenni la prima tanto agognata vittoria da allievo. Attaccai sulla Foce di Massa e giunsi da solo sul traguardo di Riomaggiore in provincia di La Spezia aggiudicandomi la 2ª edizione del Gp Cinque Terre. Detti tre minuti di distacco a Mario Travaggini del Par Eldorado e terzo si classificò il mio compagno di squadra Fabio Opuratori infliggendogli all’arrivo un distacco di 6 minuti e dieci secondi». Una gara che gli fece affibbiare il soprannome di Camoscio della Garfagnana, così intitolavano i giornali dell’epoca le sue imprese, perché Renato continuò a vincere da allievo di secondo anno a S. Alessio e quando per far sua la corsa si trovava in gruppo mostrava di saper vincere anche in volata come a Pozzi di Seravezza.

I successi da dilettante. Nel ’69 passò Dilettante di terza serie con la Edil Boris di Livorno ma la società dopo pochi mesi fallì e dopo qualche piazzamento dovette finire in anticipo la stagione.

Nel ’70 l’Uc Lucchese allestì la squadra di Dilettanti e per Cacciaguerra ci fu il gradito ritorno con i colori biancorossi. Fra il ’70 e il ’71 si impose a Modena vincendo per distacco e infliggendo un distacco di 50 secondi ad Enrico Quadrini e giunse secondo a Pescaglia battuto in volata da Antonio Bonini. Seguirono per lui altre due affermazioni ed una lunga serie di piazzamenti.

La naja e il lavoro in miniera. Nel ’72 fu chiamato alle armi in fanteria al car ad Albenga per poi fare dodici mesi ai “Lupi di Toscana” a Pistoia. La naja gli precluse però la carriera ciclistica perché una volta congedato suo padre lo portò con se a lavorare in miniera a Genova. Un lavoro che ha esercitato fino al 2003, ma anche un lavoro che segnò la vita di suo padre Francesco morto nel 2000 per le conseguenze del lavoro da miniera. Motivo per il quale Renato ha cambiato lavoro nel 2004 trovando una sistemazione come autista del gruppo edile Bertini di Gallicano e nel 2009 facendo sempre l’autista dei camion come operatore ecologico a Barga.

Famiglia e vita privata. Vive da 27 anni con la compagna Tiziana Magnani a Casciana di Camporgiano e ha un bel rapporto con il figlio di lei, Paolo, che gestisce una casa vacanze assai frequentata dai turisti italiani e stranieri. Passa le giornate dedicandosi all’allevamento di galline, conigli, piccioni e coltivando ortaggi per il fabbisogno familiare. Quando comincia la stagione della caccia si unisce al gruppo di amici e con la sua esperienza si reca nei boschi studiando i punti cruciali per scovare le beccacce, una passione che non ha mai perso da quando era bambino. Annualmente si ritrova nella tenuta familiare di Camporgiano a cena con amici, una cena a base di cacciagione (e come potrebbe essere diversamente?) preparata con cura dalla sua compagna ed ottima cuoca Tiziana, invitando ex corridori, compagni di squadra e avversari dei suoi tempi. Nei primi di giugno sono stati invitati il massese Alberto Bondielli, il montecatinese Marzio Mezzani, il livornese Mario Taddei, il giuncugnanese Billi Paolo Zeffero, il pietrasantino Bacci ed il Patron di Amore e Vita Selle Smp Ivano Fanini, che è stato suo avversario negli anni ’60 e che però per impegni presi prima non è potuto intervenire. Da due anni può finalmente rilassarsi per godersi la meritata pensione e farsi le ferie annualmente assieme alla compagna a Porretta Terme, sua meta preferita «perché - dice lui - è una zona termale rilassante». Con il suo stile da grimpeurs Cacciaguerra ha contribuito a far parlare per qualche anno dell’Alta Garfagnana, uno che proviene dalle classi sociali basse, abituato alla fatica, a lavorare e correre nel fango e sotto la pioggia facendo i suoi spostamenti con la sua amata bicicletta.

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