Sicurezza
DERBY A LIVORNO
Il Tar condanna il Ministero e toglie il Daspo a un tifoso
di Alfredo Faetti
LIVORNO. «Il comportamento tenuto è sicuramente da considerarsi (ampiamente) deprecabile sul piano morale, ma non può trovare considerazione nei termini di incitazione o induzione alla violenza; la...
2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Il comportamento tenuto è sicuramente da considerarsi (ampiamente) deprecabile sul piano morale, ma non può trovare considerazione nei termini di incitazione o induzione alla violenza; la riprova migliore di tale conclusione è nello svolgersi stesso degli eventi che non hanno visto particolari manifestazioni di violenza innescate dal coro in questione».
Tanto recita la sentenza del Tar emessa una decina di giorni fa, in cui si fa chiaro riferimento al coro «uno di meno, voi siete uno di meno» intonato da un gruppo di ultrà della Lucchese nel minuto di silenzio tenuto all’Armando Picchi in onore a Carlo Azeglio Ciampi, scomparso appena due giorni prima.
Parole e note che sono costati diciotto Daspo nei confronti di altrettanti tifosi rossoneri, ma uno di loro ha impugnato il provvedimento e ha ottenuto ragione dal giudice, che non solo lo ha ritirato ma ha anche condannato le amministrazioni in causa (ossia la Questura di Livorno e il ministero dell’Interno) a duemila euro di spese di giudizio.
Era il 18 settembre scorso, l’alba della stagione 2016/2017 del campionato di Lega Pro. Il calendario metteva di fronte Livorno e Lucchese, tra le mura amiche dell’amaranto, in una città appena colpita da un lutto significativo.
Il suo concittadino più celebre, già presidente del Consiglio e poi della Repubblica, è scomparso da appena due giorni e al Picchi, prima del fischio d’inizio, va in scena il consueto minuto di raccoglimento.
Dal settore ospiti, dove sono sistemati i tifosi della Lucchese, il coro rompe il silenzio. L’indignazione dei presenti è stata immediata, così come le indagini da parte della polizia, impegnata a risalire all’identità dei protagonisti rossoneri. Saranno diciotto in tutto i Daspo: tutti per cinque anni, tranne uno di soltanto due, destinato a un sessantenne.
Ed è stato proprio quest’ultimo a rivolgersi al Tar, ottenendo ragione. Non solo: nel provvedimento l’uomo era stato anche accusato del reato di “offesa alla memoria di un defunto”, ma neanche questo comportamento può essere sufficiente per applicare la condanna del Daspo. Così, il provvedimento è stato ritirato. Un precedente che fa giurisprudenza e può essere riproposto in altre circostanze analoghe e in grado di far pendere la bilancia dalla parte del tifo ultras.
Tanto recita la sentenza del Tar emessa una decina di giorni fa, in cui si fa chiaro riferimento al coro «uno di meno, voi siete uno di meno» intonato da un gruppo di ultrà della Lucchese nel minuto di silenzio tenuto all’Armando Picchi in onore a Carlo Azeglio Ciampi, scomparso appena due giorni prima.
Parole e note che sono costati diciotto Daspo nei confronti di altrettanti tifosi rossoneri, ma uno di loro ha impugnato il provvedimento e ha ottenuto ragione dal giudice, che non solo lo ha ritirato ma ha anche condannato le amministrazioni in causa (ossia la Questura di Livorno e il ministero dell’Interno) a duemila euro di spese di giudizio.
Era il 18 settembre scorso, l’alba della stagione 2016/2017 del campionato di Lega Pro. Il calendario metteva di fronte Livorno e Lucchese, tra le mura amiche dell’amaranto, in una città appena colpita da un lutto significativo.
Il suo concittadino più celebre, già presidente del Consiglio e poi della Repubblica, è scomparso da appena due giorni e al Picchi, prima del fischio d’inizio, va in scena il consueto minuto di raccoglimento.
Dal settore ospiti, dove sono sistemati i tifosi della Lucchese, il coro rompe il silenzio. L’indignazione dei presenti è stata immediata, così come le indagini da parte della polizia, impegnata a risalire all’identità dei protagonisti rossoneri. Saranno diciotto in tutto i Daspo: tutti per cinque anni, tranne uno di soltanto due, destinato a un sessantenne.
Ed è stato proprio quest’ultimo a rivolgersi al Tar, ottenendo ragione. Non solo: nel provvedimento l’uomo era stato anche accusato del reato di “offesa alla memoria di un defunto”, ma neanche questo comportamento può essere sufficiente per applicare la condanna del Daspo. Così, il provvedimento è stato ritirato. Un precedente che fa giurisprudenza e può essere riproposto in altre circostanze analoghe e in grado di far pendere la bilancia dalla parte del tifo ultras.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
