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Andreucci: nove tricolori ma l’appetito non passa 

di Luca Dini
Andreucci: nove tricolori ma l’appetito non passa 

Il driver di Castelnuovo in vetta al campionato italiano a tre gare dalla fine Sulla sicurezza appello agli organizzatori: «Ascoltate i piloti come fanno al Ciocco»

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CASTELNUOVO. «Ascoltare i piloti per aumentare la sicurezza»: questo il messaggio di Paolo Andreucci, il nove volte tricolore rally, all’indomani dell’ultimo incidente mortale in una gara. Il 52enne pilota di Castelnuovo sottolinea però come il rally sia uno degli sport motoristici con meno incidenti: «Le statistiche parlano chiaro e tra gli sport con i motori il rally ha una bassa percentuale di incidenti in rapporto al numero di partecipanti. Si può migliorare, certo, ma il rally non è uno sport più pericoloso di altri. Un incidente al rally fa più notizia, ma non so perché».

Parte dalle polemiche che periodicamente ritornano, l’incontro con Andreucci e con il mondo del rally. E sì che di cose belle da raccontare ce ne sono, a partire proprio dalla classifica attuale del campionato italiano, che vede proprio il pilota di Castelnuovo in testa e a caccia del 10° tricolore dopo 5 prove: «Meglio essere avanti che inseguire, ma è ancora lunga. Molto probabilmente si deciderà tutto a Verona nell’ultima tappa con il rally delle Due Valli che avrà un coefficiente di 1, 5, e quindi tutto sarà ancora in gioco».

Fin qui però, la stagione di Andreucci è stata molto positiva. Con la compagna Anna Andreussi nel ruolo di navigratrice e l’accoppiata Peugeot 208 T16 – Pirelli ha un buon vantaggio sui rivali Campedelli (Ford Fiesta) e Scandola (Skoda Fabia), grazie ai successi di Sanremo e nel Salento oltre che quello parziale nella prima gara del Ciocco. «Il vantaggio non è rassicurante perché basta un fermarsi una volta e tutto sarebbe in salita –dice Andreucci – i nuovi punteggi poi complicano le cose e tendono a far mantenere vivo il campionato».

Senza la rivoluzione dello scorso anno fatta dall’Aci Andreucci avrebbe già centrato il decimo tricolore nella passata stagione. Quest’anno c’è un bonus per chi vince entrambe le gare di cui è composto un rally, ma c’è stata la controversa decisione di non assegnare punti al Targa Florio, sospeso per un incidente mortale, nonostante fossero stati superati i km necessari per poterli assegnare. Insomma, lo strapotere di Andreucci è riconosciuto, talmente tanto che sembrano provare a mettergli il bastone tra le ruote: «Siamo la squadra più forte, ne sono sicuro. Siamo favoriti e accettiamo questo ruolo. Ora ci sarà da superare l’ostacolo del rally di San Marino perché su terra non andiamo forte come su asfalto, e siamo anche svantaggiati dal fatto di partire per primi in Gara 1, ma all’Adriatico ci siamo difesi egregiamente con un secondo e un terzo posto. Ripetersi, e magari migliorarsi, sarebbe ottimo. Campedelli è il nome “nuovo” visto che sta facendo tutte le prove, Scandola è un po’ indietro ma ha esperienza e può ancora dire la sua». In classifica Andreucci ha 64,5 punti (59,5 al netto degli scarti) contro i 52 di Campedelli e i 39 di Scandola.

Poi il pilota garfagnino torna sul tema sicurezza, chiedendo di dare più voce e ascolto a chi i rally li corre: «Possiamo dare informazioni preziose, spesso invece vengono sottovalutate. Potremmo dare dritte sul percorso migliore e sulle misure di sicurezza da prendere in alcuni punti del tracciato. Anna (Andreussi, ndr) è stata eletta come rappresentante, ma non partecipa ai summit dove davvero si decide. Noi piloti dobbiamo lavorare su questo, farci sentire. C’è già un modello da seguire e non lo dico perché è la corsa di “casa”. Ma al Ciocco Valerio Barsella ascolta tutte le nostre osservazioni, facendo i dovuti correttivi e credo di poter dire che è il rally più sicuro. Si può migliorare, certo, ma dare voce in capitolo ai piloti è un primo passo per cercare di attenuare un rischio che nel mondo delle corse non può essere mai eliminato del tutto».

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