Sicurezza
La Lucchese dice addio ai playoff
di Luca Tronchetti
Due disattenzioni fatali ai rossoneri che escono dal Porta Elisa tra gli applausi della gente
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LUCCA. Nel doppio confronto il Parma fa 4 gol su azione, la Lucchese 2 su palla inattiva. La logica del calcio non lascia spazio a interpretazioni e in semifinale va la squadra super favorita alla vigilia. Ma il duplice ko non deve ingannare. Perché alla fine i rossoneri sono stati all’altezza della corazzata emiliana. A punirli sono solo gli episodi. Errori difensivi e di posizionamento sia al «Tardini» che ieri sera in gara 2 al Porta Elisa. Dove l’arbitro al 45’ della ripresa ha negato un rigore sacrosanto per atterramento in area di Fanucchi pescato da Dermaku. Forse sarebbe finita 2-2 (e c’erano ancora 4’ di recupero) o forse Frattali avrebbe parato dal dischetto. Poco importa. C’è invece da elogiare questa squadra che da due mesi sotto la guida tecnica di Giovanni Lopez è cresciuta in maniera esponenziale e nonostante una rosa ridotta all’osso ha ottenuto prima una qualificazione ai playoff che sembrava una chimera per poi eliminare nella post season l’Arezzo grandi firme e l’AlbinoLeffe raggiungendo i quarti di finale e portandosi dietro un entusiasmo crescente e contagioso.
La mossa di Lopez. Pragmatismo, buonsenso e grande capacità di leggere le partite e soprattutto di conoscere gli avversari. Mister Lopez, uno dei tecnici più preparati della Lega Pro, nella gara di ritorno, in cui conta solo vincere, fa la cosa giusta. Inserisce un’altra punta (D’Auria) accanto a De Feo con Fanucchi a fare il trequartista o il centrale d’attacco. Dall’altra parte mister D’Aversa (il Porta Elisa gli porta bene visto che da calciatore vinse con il Monza nel gennaio 1999 e da tecnico si è ripetuto 18 anni e mezzo dopo) si copre sistemando il quarantenne Lucarelli accanto a Di Cesare e spostando in fascia Iacoponi che raramente supera il centrocampo. Sospinti dal tifo infernale e continuo della curva e della gradinata la Lucchese prova a fare la partita. Ma l’assenza di Mingazzini pesa e Bruccini non riesce con il solo Nolé ad arginare le micidiali ripartenze dei crociati. E proprio su un affondo di Fanucchi e una palla persa in zona d’attacco per un malinteso con Nolé scatta il contropiede che porta Baraye a farsi mezzo campo e a concludere con un potente diagonale che s’infila alla sinistra dell’incolpevole Nobile.
La magia di D’Auria. Tutto finito? Goleada in arrivo? Neanche per sogno. Ci vuol altro per abbattere la Lucchese. Passano 4’ e un fallo di Scavone su Capuano consente a D’Auria di provare la sua specialità: i calci piazzati. La sua conclusione da 25 metri, con palla che si abbassa all’improvviso, sorprende Frattali sul palo alla sua destra e gonfia la rete. Esplode il Porta Elisa. La gente si abbraccia, urla, canta, ci crede. È un sventolare di bandiere è un’incitazione costante che sale in cielo e rende lo stadio una bolgia.
La forza della panchina. Per una decina di minuti le geometrie, il possesso palla e la tecnica degli ospiti sono in grado di addormentare la partita. D’altronde per inserire l’anarchico D’Auria il centrocampo rossonero deve sobbarcarsi una mole di lavoro in più. Sugli esterni Baraye pare scatenato ed Espeche, poco aiutato da Tavanti, paga dazio nell’uno contro uno. Negli ultimi dieci minuti della prima frazione però sale al proscenio Cecchini che sulla sinistra confeziona cross tagliati per D’Auria, Tavanti e De Feo che mettono i brividi con Lucarelli che salva in corner un pallone destinato a finire in porta. La punta Nocciolini si fa male quasi allo scadere e viene rimpiazzato dal terzino Mazzocchi . Nella ripresa la panchina lunga del Parma consente a D’Aversa di cambiare ancora. Dentro una punta (il diciannovenne Edera) e fuori nonno Lucarelli con Mazzocchi che torna a fare il terzino. Il Parma grandi firme si copre perché teme la forza d’urto della Lucchese. Al 7’ invece accade il patatrac che condiziona la partita. Dermaku e Capuano (stirato) restano come ipnotizzati e non intervengono su una palla innocua che Calaiò arpiona e serve per il liberissimo Edera. Un gioco da ragazzi infilare Nobile. Quel gol taglia le gambe ai rossoneri che stentano a riemergere. Lopez non ha cambi e inserisce gli acerbi Raffini e Bragadin. Le squadre si allungano, ma la Lucchese non molla e cerca il pari con Fanucchi che per due volte sfiora il gol e nel finale reclama per un rigore apparso netto ai più. Finisce con la marcia trionfale del Parma, ma tutto lo stadio tributa la standing ovation agli eroi rossoneri.
La mossa di Lopez. Pragmatismo, buonsenso e grande capacità di leggere le partite e soprattutto di conoscere gli avversari. Mister Lopez, uno dei tecnici più preparati della Lega Pro, nella gara di ritorno, in cui conta solo vincere, fa la cosa giusta. Inserisce un’altra punta (D’Auria) accanto a De Feo con Fanucchi a fare il trequartista o il centrale d’attacco. Dall’altra parte mister D’Aversa (il Porta Elisa gli porta bene visto che da calciatore vinse con il Monza nel gennaio 1999 e da tecnico si è ripetuto 18 anni e mezzo dopo) si copre sistemando il quarantenne Lucarelli accanto a Di Cesare e spostando in fascia Iacoponi che raramente supera il centrocampo. Sospinti dal tifo infernale e continuo della curva e della gradinata la Lucchese prova a fare la partita. Ma l’assenza di Mingazzini pesa e Bruccini non riesce con il solo Nolé ad arginare le micidiali ripartenze dei crociati. E proprio su un affondo di Fanucchi e una palla persa in zona d’attacco per un malinteso con Nolé scatta il contropiede che porta Baraye a farsi mezzo campo e a concludere con un potente diagonale che s’infila alla sinistra dell’incolpevole Nobile.
La magia di D’Auria. Tutto finito? Goleada in arrivo? Neanche per sogno. Ci vuol altro per abbattere la Lucchese. Passano 4’ e un fallo di Scavone su Capuano consente a D’Auria di provare la sua specialità: i calci piazzati. La sua conclusione da 25 metri, con palla che si abbassa all’improvviso, sorprende Frattali sul palo alla sua destra e gonfia la rete. Esplode il Porta Elisa. La gente si abbraccia, urla, canta, ci crede. È un sventolare di bandiere è un’incitazione costante che sale in cielo e rende lo stadio una bolgia.
La forza della panchina. Per una decina di minuti le geometrie, il possesso palla e la tecnica degli ospiti sono in grado di addormentare la partita. D’altronde per inserire l’anarchico D’Auria il centrocampo rossonero deve sobbarcarsi una mole di lavoro in più. Sugli esterni Baraye pare scatenato ed Espeche, poco aiutato da Tavanti, paga dazio nell’uno contro uno. Negli ultimi dieci minuti della prima frazione però sale al proscenio Cecchini che sulla sinistra confeziona cross tagliati per D’Auria, Tavanti e De Feo che mettono i brividi con Lucarelli che salva in corner un pallone destinato a finire in porta. La punta Nocciolini si fa male quasi allo scadere e viene rimpiazzato dal terzino Mazzocchi . Nella ripresa la panchina lunga del Parma consente a D’Aversa di cambiare ancora. Dentro una punta (il diciannovenne Edera) e fuori nonno Lucarelli con Mazzocchi che torna a fare il terzino. Il Parma grandi firme si copre perché teme la forza d’urto della Lucchese. Al 7’ invece accade il patatrac che condiziona la partita. Dermaku e Capuano (stirato) restano come ipnotizzati e non intervengono su una palla innocua che Calaiò arpiona e serve per il liberissimo Edera. Un gioco da ragazzi infilare Nobile. Quel gol taglia le gambe ai rossoneri che stentano a riemergere. Lopez non ha cambi e inserisce gli acerbi Raffini e Bragadin. Le squadre si allungano, ma la Lucchese non molla e cerca il pari con Fanucchi che per due volte sfiora il gol e nel finale reclama per un rigore apparso netto ai più. Finisce con la marcia trionfale del Parma, ma tutto lo stadio tributa la standing ovation agli eroi rossoneri.
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