Il Tirreno

Lucca

Perché Parma non è un punto di arrivo 

di Alessandro Bientinesi
Perché Parma non è un punto di arrivo 

La Lucchese vuole sognare e al Tardini ha capito di poter tornare grande

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LUCCA. Quel muro gialloblù a tanti lucchesi ha ricordato quello del Borussia Dortmund. Quasi “verticale”, dominante sul campo, pieno fin da mezz’ora prima della gara, caldissimo, degno della serie A. A dispetto del quale i mille supporter rossoneri hanno tenuto botta, cantando per tutta la gara e meritandosi gli applausi dei propri beniamini a fine gara. Degno del palcoscenico del Tardini il tifo lucchese, ancora più all’altezza della situazione una squadra in campo che pochi mesi fa era ad un punto dai playout e con la società ad un passo dall’ennesimo baratro del fallimento.
Una società che nel maggio di cinque anni fa “festeggiava” la vittoria del campionato di Eccellenza. Quarrata, Santa Maria a Monte, l’insolito derby con la Fortis Lucchese. Queste erano le avversarie, con il doveroso rispetto per le società appena citate, di un passato non troppo lontano.
A Parma, però, si è visto qualcosa di nuovo. Vuoi per le disavventure della società crociata, vuoi per i meriti di mister Giovanni Lopez e dei suoi ragazzi, la Lucchese si è regalata un doppio confronto affascinante. E dalla prima sfida ne è uscita a testa altissima.
E, qualunque sarà il risultato del ritorno, aver “pescato” proprio il Parma, probabilmente la squadra più forte delle otto arrivate ai quarti dei playoff, è stato il miglior sorteggio possibile.
Perché la Lucchese sta già lavorando al futuro e il 31 maggio lo ha letteralmente guardato in faccia in quello stadio dove cinque anni fa, mentre la Lucchese se la vedeva sui campi toscani, i ducali al Tardini battevano, tra le tante, Lazio e Milan (poi vicecampione d’Italia).
A Parma si è capito che nel destino della Lucchese non può che esserci Giovanni Lopez. Con pochi mezzi a disposizione ha tenuto testa con ordine e determinazione alle folate di una squadra crociata sulla carta nettamente superiore. E a fine gara ha fatto pure autocritica. «Abbiamo preso due gol da polli».
Quando un altro mister si sarebbe accontentato, Lopez ha dato un segnale ai suoi ragazzi. «Il sogno non finisce qui, crediamoci». E, se possibile, asfaltiamoli. Quello che i tifosi pensano e credono e hanno cantato in coro al Tardini. «Noi ci crediamo, ci vediamo a Lucca». Cantavano i mille rossoneri l’altra sera.
Se Lopez è il punto fermo del futuro il secondo è la società. Ci sono molti soci lucchesi e la passione di chi ama la propria città non può mai essere paragonato a chi, troppo spesso nel calcio, arriva da fuori solo con proclami e poca passione.
Altri lucchesi erano al Tardini e non vedono l’ora di dare il loro contributo, anche sulla scia dell’entusiasmo ritrovato per la squadra.
Un modello allargato dove c’è una cabina di regia decisionale, e a livello tecnico Lopez e Obbedio dovranno avere campo libero, ma dove tutti devono dare il loro contributo. Un modello che può funzionare.
Poi c’è la rosa di giocatori. Molto sarà da fare, ma il presente parla di una squadra che valeva molto più del nono posto finale. Dopo il vantaggio di Fanucchi su rigore il Parma ha vacillato. E anche quando ha ribaltato la gara la Lucchese ha alzato subito il baricentro. Dimostrando di non aver paura. Una rosa che sta già facendo esperienza per i prossimi anni. Perché giocare partite come queste equivale a giocare in certi casi un intero campionato di Lega Pro.
Per questo il Parma e il risultato del ritorno in programma domenica non deve spaventare. Perché il futuro di Lucca e della Lucchese è solo di passaggio da una sfida così bella.
Il sogno può continuare o terminare al Porta Elisa, ma le premesse per tornare a vivere serate come quella del 31 maggio o come la prossima in programma tra poche ore ci sono tutte. E va affrontata senza paura.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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