Il Tirreno

Lucca

Dal campo alla tribuna  per amore della Lucchese 

Dal campo alla tribuna  per amore della Lucchese 

Ex calciatore negli anni Cinquanta fece parte della rosa dell’ultima serie A Domenica pomeriggio era al Porta Elisa: «Al gol di Bruccini ho rischiato l’infarto»

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La Lucchese è il suo unico e vero amore. Divenne tifoso da bambino arrivando ad indossare all’inizio degli anni Cinquanta la maglia rossonera per poi ritirarsi nel 1957 dall'attività agonistica dopo una carriera funestata da diversi infortuni al ginocchio che ne limitarono l'ascesa. Questa è la storia di Fabio Lazzeri, 83 anni, 14 presenze in campionato (C e IV serie) con la Lucchese e grande tifoso rossonero oltre che abbonato da più di 50 anni. «Sono nato con il cuore rossonero. Da ragazzo giocavo nel Ponte a Moriano, ero un buon centravanti, facevo gol a grappoli. Mi tesserò la Juventus e andai a vivere a Torino. In maglia bianconera disputai anche una delle prime edizioni del Torneo di Viareggio. Nel 1951, a 17 anni, la Juve mi ha ceduto alla Lucchese che militava in serie A. Ero al settimo cielo. Con le 500 mila lire che guadagnai in una stagione mi comprai il motorino Garelli 50 che mi serviva per andare agli allenamenti. Facevo parte della rosa e disputavo il campionato riserve giocando al Vomero di Napoli e al Flaminio di Roma». La Lucchese è in crisi societaria. In due anni retrocede dalla A alla C e nella stagione 1952-53 Lazzeri viene mandato in C alla Carrarese per farsi le ossa. L’anno successivo torna a Lucca, retrocessa in C, per disputare da titolare il campionato. Ma alla terza giornata contro il Piacenza in un contrasto si rompe il menisco mediale e laterale e fu costretto a chiudere la stagione. «Ricordo che a consolarmi fu Enrico Boniforti, il terzino titolare che chiuse proprio a Lucca la sua carriera dopo aver giocato in squadre importanti come la Juventus. Mi prese in simpatia. Lui aveva già fatto tanti soldi e viaggiava a bordo di un’Alfa sportiva targata Cuneo acquistata negli anni della Juventus. Mi ritrovai a giocare da terzino, dopo essere stato sempre centravanti, per volere dell'allenatore Ferrero Alberti ed in quel ruolo chiusi la carriera pochi anni dopo. Oggi guardo la Lucchese da tifoso, ma allora le sensazioni per me erano ben diverse perché quando sbucavo dal sottopassaggio un brivido mi percorreva la schiena nel vedere lo stadio con ventimila persone sugli spalti. Da ragazzo andavo a vedere la grande Lucchese della serie A, quella che nel 1949 era allenata da Gipo Viani e terminò il campionato in ottava posizione. Quella di Scarpato, di Rosellini e di Michelini è stata la più grande Lucchese di tutti i tempi. Io sono arrivato quando la società era in caduta libera. Nel 54-55 mi ritrovai in serie D disputando 13 partite. Rimasi in IV serie nella stagione successiva e ad appena 23 anni - dopo l'ennesimo infortunio al ginocchio in un contrasto con il portiere dell'Anconitana Carlo Mattrel - decisi di ritirarmi». Il destino ha voluto che Mattrel vincesse tre scudetti con la Juventus per poi morire a soli 39 anni in un incidente stradale mentre andava a giocare una partita tra vecchie glorie. Lazzeri, sfortunato nel calcio, si è rifatto negli affari. Prima camionista e poi imprenditore fondando a Marlia la Molitoria Val di Serchio, che produce la farina naturale, mangimi ed alimenti per animali. Nel 1995 è andato in pensione lasciando le redini dell'azienda al figlio Stefano, classe 1957, pure lui ex calciatore arrivando fino alla serie B con il Modena. Una volta attaccate le scarpette al chiodo Lazzeri inizialmente preferì assistere alle partite della Fiorentina al Comunale. Poi è tornato al Porta Elisa nei momenti felici e in quelli tristi come il primo fallimento della gestione Hadj. Oggi Lazzeri vive nella sua tenuta di Mastiano con la compagna Loretta Di Ricco e si ritrova spesso con i tre figli Stefano, Fabrizio e Fabiana ed i 4 nipoti Fabio, Giulia, Benedetta e Michele ed è anche bisnonno di Adele. La sua passione resta la Lucchese. Apprezza la società fatta da lucchesi e il lavoro di Lopez: «È un allenatore propositivo. Mette bene la squadra in campo, senza fretta di segnare. Poi con il gioco il gol arriva, come contro l'AlbinoLeffe. Quella rete di Bruccini mi ha fatto sobbalzare di gioia: alla mia età devo saper controllare le emozioni altrimenti addio coronarie».
Valter Nieri

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di Redazione web