La protesta
Quelle 4 triple entrate nella leggenda
Lo stesso canestro della rimonta di garatre protagonista di una “favola” nel 1989
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LUCCA. Nello sport, come nella vita, ci sono momenti destinati a restare nella memoria di chi ha avuto la fortuna di viverli o anche semplicemente di assistervi. Uno di questi momenti lo si è vissuto venerdì sera al Palatagliate, con quella rimonta impossibile in due secondi che ha deciso una partita e, forse, un campionato. Di quei due secondi si è parlato molto e lo si continuerà a fare a lungo.
Rimarrà uno degli attimi simbolo di questo pazzo sport che è il basket, come quello dello scudetto vinto anzi no da Livorno in una concitata finale playoff, o come i tre secondi che decisero la medaglia d’oro alle olimpiadi di Monaco’72. O come... in un’altra storia, che ebbe come protagonista lo stesso canestro in cui Julie Wojta ha infilato il pallone del pareggio in garatre. Sì, perché non è la prima volta che dagli spalti del Palatagliate si assiste a un’impresa impossibile. Strani giochi del destino, che riportano a un altro mese di maggio, di 28 anni fa. Per la precisione era il 14 maggio del 1989: all’epoca il Palatagliate ospitava le gare interne della Sharp Montecatini, la squadra maschile della città termale da poco promossa in A2, e ancora priva di palasport.
Davanti anche a molti tifosi lucchesi, che l’avevano adottata, la squadra si giocava la promozione in A1, secondo la formula dell’epoca che metteva insieme, in due gironi, le ultime della massima serie e le migliori piazzate di quella cadetta. Un gironcino che vale la promozione (o la permanenza) in A1 per le prime due. E dietro a Firenze, che lo dominerà, spunta proprio Montecatini, favorita per il secondo posto utile. Basterebbero due vittorie nelle ultime due gare casalinghe contro le più deboli del gruppo: l’Annabella Pavia prima e la Filodoro Brescia poi. Invece, complice l’assenza per squalifica di uno dei uomini simbolo di Montecatini, ossia Mario Boni, Pavia si rivela un osso duro, durissimo. E quando manca poco più di un minuto alla fine il sogno della serie A1 sembra sfumato per i termali, sotto 74-85. Molti tifosi hanno anche cominciato ad abbandonare il palazzetto. Poi l’impresa, destinata a entrare nella storia della pallacanestro. Otis Howard, pivot americano di Montecatini, che in tutto il campionato (e forse in tutta la carriera) non aveva mai tirato stando lontano dal canestro, prende palla, si sposta fuori dalla linea da tre e infila. Bello, ma siamo ancora 77 a 85. Non solo: Montecatini subisce anche un antisportivo, mentre l’altra icona di Montecatini, Andrea Niccolai, commette il 5° fallo. Nel frattempo Howard trova un’altra tripla. Siamo 80-85, anzi, 80-86, per un libero di Boesso per gli ospiti. Sulla rimessa però la palla arriva ancora a lui, Otis, che infila la terza tripla consecutiva. Il cronometro corre, Pavia ha palla in mano, ma la perdono, rubata dai termali che subiscono fallo. Mancano 11 secondi alla fine, quando la palla viene rimessa in campo, per arrivare al play Stefano Briga che, sulla sirena, trova la tripla del pari.
Nel frattempo il palazzetto si è riempito da chi è tornato indietro sentendo alla radio quanto accadeva. E poi, esattamente come venerdì per Lucca, un supplementare senza storia. Montecatini vince quella e la gara successiva, conquistando l’A1. Insomma, c’è qualcosa di magico in quel palazzetto e in quel canestro.
Luigi Spinosi
Rimarrà uno degli attimi simbolo di questo pazzo sport che è il basket, come quello dello scudetto vinto anzi no da Livorno in una concitata finale playoff, o come i tre secondi che decisero la medaglia d’oro alle olimpiadi di Monaco’72. O come... in un’altra storia, che ebbe come protagonista lo stesso canestro in cui Julie Wojta ha infilato il pallone del pareggio in garatre. Sì, perché non è la prima volta che dagli spalti del Palatagliate si assiste a un’impresa impossibile. Strani giochi del destino, che riportano a un altro mese di maggio, di 28 anni fa. Per la precisione era il 14 maggio del 1989: all’epoca il Palatagliate ospitava le gare interne della Sharp Montecatini, la squadra maschile della città termale da poco promossa in A2, e ancora priva di palasport.
Davanti anche a molti tifosi lucchesi, che l’avevano adottata, la squadra si giocava la promozione in A1, secondo la formula dell’epoca che metteva insieme, in due gironi, le ultime della massima serie e le migliori piazzate di quella cadetta. Un gironcino che vale la promozione (o la permanenza) in A1 per le prime due. E dietro a Firenze, che lo dominerà, spunta proprio Montecatini, favorita per il secondo posto utile. Basterebbero due vittorie nelle ultime due gare casalinghe contro le più deboli del gruppo: l’Annabella Pavia prima e la Filodoro Brescia poi. Invece, complice l’assenza per squalifica di uno dei uomini simbolo di Montecatini, ossia Mario Boni, Pavia si rivela un osso duro, durissimo. E quando manca poco più di un minuto alla fine il sogno della serie A1 sembra sfumato per i termali, sotto 74-85. Molti tifosi hanno anche cominciato ad abbandonare il palazzetto. Poi l’impresa, destinata a entrare nella storia della pallacanestro. Otis Howard, pivot americano di Montecatini, che in tutto il campionato (e forse in tutta la carriera) non aveva mai tirato stando lontano dal canestro, prende palla, si sposta fuori dalla linea da tre e infila. Bello, ma siamo ancora 77 a 85. Non solo: Montecatini subisce anche un antisportivo, mentre l’altra icona di Montecatini, Andrea Niccolai, commette il 5° fallo. Nel frattempo Howard trova un’altra tripla. Siamo 80-85, anzi, 80-86, per un libero di Boesso per gli ospiti. Sulla rimessa però la palla arriva ancora a lui, Otis, che infila la terza tripla consecutiva. Il cronometro corre, Pavia ha palla in mano, ma la perdono, rubata dai termali che subiscono fallo. Mancano 11 secondi alla fine, quando la palla viene rimessa in campo, per arrivare al play Stefano Briga che, sulla sirena, trova la tripla del pari.
Nel frattempo il palazzetto si è riempito da chi è tornato indietro sentendo alla radio quanto accadeva. E poi, esattamente come venerdì per Lucca, un supplementare senza storia. Montecatini vince quella e la gara successiva, conquistando l’A1. Insomma, c’è qualcosa di magico in quel palazzetto e in quel canestro.
Luigi Spinosi
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