Il dolore
Nanni, un fulmine in bici
di Valter Nieri
Giovanni Lorenzo Menicucci, 80 successi da dilettante
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LUCCA. Lucca e il ciclismo, una tradizione storica. Un percorso con vicende ricche di personaggi e avvenimenti legati alla città che continua anche oggi nelle categorie dilettantistiche con diversi nomi vincenti, con altri pronti a ritagliarsi uno spazio. Anche negli anni Settanta una lunga serie di corridori lucchesi segnarono il proprio nome in tante corse. Fra questi Giovanni Lorenzo Menicucci, da tutti chiamato Nanni. Era un fulmine, uno che vinceva spesso, ma da ragazzo tranquillo e riservato che era, esultava anche poco. Anche perché spesso vinceva in volata e il tempo di alzare le braccia al cielo proprio non c’era.
DALLA FRANCIA A LAMMARI. Nato a Nizza il 18 marzo di 57 anni fa da genitori italiani che come tanti erano andati a trovare fortuna all’estero, dopo pochi mesi fu portato in Italia prendendo la residenza a Lammari. Crescendo era sempre in bicicletta da passeggio ma visto che era più alto rispetto ai suoi coetanei, non sfigurava mettendosi a pedalare in gruppo assieme ai cicloamatori. Un giorno forò e si recò in via Bocchi a Segromigno a farsi riparare la bicicletta da Lorenzo Fanini, il padre dei quattro fratelli che tanto hanno dato al ciclismo lucchese. Lorenzo gli disse: «Vieni a correre con noi». Detto, fatto. Questa volta poteva continuare a pedalare con una bici da corsa senza pensare a nient’altro che alla strada che percorreva.
L’ESORDIO CON FANINI. L’esordio nella categoria giovanissimi a Segromigno in Piano. «Mi agganciai ad uno che mi precedeva e caddi procurandomi escoriazioni in tutto il corpo- ricorda Nanni - un esordio veramente amaro, scoraggiante e deludente, ma non disperai. Era settembre ed il ciclismo scivolava verso la fine della stagione». L’anno successivo la prima vittoria, superando allo sprint Casalini. «Ero seguito come un’ombra da Ivano Fanini - dice - che mi faceva da direttore sportivo per il team Fanini, poi Fanini Mobiexport. Mi dava sicurezza, mi faceva sentire importante. I miei genitori, Franco Menicucci e Giuliana Dami, mi incoraggiavano e divennero i miei primi tifosi e vincevo corse dappertutto.
I SUCCESSI. La vittoria più bella la realizzai nel 1973 nella categoria Leva-Esordienti quando mi aggiudicai a Treviso il titolo di campione d’Italia, il primo conquistato nella storia di questa società». Nel 1975 salì nella categoria allievi e continuava a vincere tanto da essere convocato con la rappresentativa della Toscana per i campionati italiani alla Favorita di Palermo dove giunse secondo alle spalle di Moreno Casalini e davanti a Benedetto Patellaro, passato poi professionista nel 1981. Da allievo ottenne 10 successi, fra cui il circuito alle Cascine di Firenze, a Ceparana di La Spezia e a Lugo di Romagna.
L’INCONTRO CON MOSER. «Avevo spesso rivali Giannelli e Casalini, mentre in squadra mi dava un aiuto prezioso Alessio Lucchesi. Era la Fanini sponsorizzata da Mobiexport, uno sponsor che consentì ad Ivano Fanini ed al sottoscritto una settimana di vacanza al seguito del Tour de France. Era il 1975 ci recammo a destinazione in treno e quando arrivammo in albergo un brivido mi percorse la schiena nel vedere Francesco Moser, di cui ero tifoso, alloggiare con la Filotex. Moser in quel Tour stracciò nel cronoprologo Eddy Merckx e vinse la tappa Saint-Gilles-Croix de Vie-Angoulème. Firmava autografi a giovani e vecchi, anche i francesi erano attratti da lui e soprattutto dalla sua generosità in corsa».
Nel 1977 Menicucci passò dilettante di 3ª serie, ma rimase all’asciutto in fatto di vittorie. Nel 1978 si rifece nel 2° anno di terza serie cambiando squadra trasferendosi alla Edil Vibranti e Edil Maccione. Nove vittorie comprese quelle che ottenne a Lanciano, a Massa, a Pesciamorta ed in Emilia Romagna.
IN RAPPRESENTATIVA. «Fui convocato nella rappresentativa della Toscana ai campionati italiani di Potenza che rifiutai di disputare in quanto non adatti ai miei mezzi per la durezza del tracciato con tratti estremamente impegnativi in salita - racconta -. Forse commisi un errore in quanto pochi giorni prima avevo affrontato una gara a Massa su un circuito dove si scalava per 3 volte la Foce e vinsi davanti a Piero Germelli, poi vincitore del titolo italiano a Potenza». Un anno, il 1978, straordinario per Nanni che acquisì un punteggio altissimo tanto da inserirsi al secondo posto finale della classifica di rendimento regionale. Competitivo sia in linea sia nel ciclocross, dove vinse un titolo regionale a Montaione. Era migliorato tanto anche in salita, lui che era un velocista puro. Vinse una gara a Larciano con la scalata al San Baronto affrontata dal versante di Vinci. Nel 1979 fu chiamato militare al Car di Barletta per poi proseguire alla Cecchignola di Roma in compagnia atleti dove conobbe il motociclista Michele Rinaldi. Si allenava ed il tempo scorreva ma nel frattempo aveva la testa vuota e non si concentrava più per le gare.
FINE CARRIERA. Il suo pensiero era sempre rivolto alla fidanzata Elisabetta Troiani che sposerà poi nel 1980. Congedato dal servizio militare andò a lavorare come muratore alla Cardinoldi per 6 anni. «Ho preferito concentrarmi su un’attività concreta. Fare il muratore non era faticoso, almeno non dopo aver fatto dieci anni di ciclismo - dice -. Uno sport, però, che non mi faceva guadagnare niente. Lavorando da muratore portavo soldi a casa e potevo progettare un futuro con la mia fidanzata». Nell’1989 divenne imprenditore fondando la Edilgrane che attualmente gestisce in società con l’unico figlio Manrico. Acquistò una casa colonica a San Leonardo in Treponzio e la ristrutturò. Ancora oggi vive lì. «Il ciclismo mi ha dato emozioni autentiche forgiandomi il carattere accettandone tutte le conseguenze: nelle tante vittorie, circa 80, quanto nelle sconfitte più brucianti. Alla Edil Vibranti ho ottenuto le vittorie più importanti, perché dilettante di 3ª, ma con il Team Fanini ho avuto lezioni di grande umanità. Ad ogni mia vittoria in Corte Fanini, dove vivevano i fratelli assieme ai loro genitori, era baldoria. Lorenzo e Livia cucinavano per noi atleti e si univano alla cena un gran numero di sostenitori. Sono orgoglioso di essere stato il primo atleta a vincere per loro un titolo italiano. Il primo di una lunga serie di una società ciclistica che ha creato un movimento enorme sorretta da una passione incondizionata, come poche società in Italia hanno saputo fare».
DALLA FRANCIA A LAMMARI. Nato a Nizza il 18 marzo di 57 anni fa da genitori italiani che come tanti erano andati a trovare fortuna all’estero, dopo pochi mesi fu portato in Italia prendendo la residenza a Lammari. Crescendo era sempre in bicicletta da passeggio ma visto che era più alto rispetto ai suoi coetanei, non sfigurava mettendosi a pedalare in gruppo assieme ai cicloamatori. Un giorno forò e si recò in via Bocchi a Segromigno a farsi riparare la bicicletta da Lorenzo Fanini, il padre dei quattro fratelli che tanto hanno dato al ciclismo lucchese. Lorenzo gli disse: «Vieni a correre con noi». Detto, fatto. Questa volta poteva continuare a pedalare con una bici da corsa senza pensare a nient’altro che alla strada che percorreva.
L’ESORDIO CON FANINI. L’esordio nella categoria giovanissimi a Segromigno in Piano. «Mi agganciai ad uno che mi precedeva e caddi procurandomi escoriazioni in tutto il corpo- ricorda Nanni - un esordio veramente amaro, scoraggiante e deludente, ma non disperai. Era settembre ed il ciclismo scivolava verso la fine della stagione». L’anno successivo la prima vittoria, superando allo sprint Casalini. «Ero seguito come un’ombra da Ivano Fanini - dice - che mi faceva da direttore sportivo per il team Fanini, poi Fanini Mobiexport. Mi dava sicurezza, mi faceva sentire importante. I miei genitori, Franco Menicucci e Giuliana Dami, mi incoraggiavano e divennero i miei primi tifosi e vincevo corse dappertutto.
I SUCCESSI. La vittoria più bella la realizzai nel 1973 nella categoria Leva-Esordienti quando mi aggiudicai a Treviso il titolo di campione d’Italia, il primo conquistato nella storia di questa società». Nel 1975 salì nella categoria allievi e continuava a vincere tanto da essere convocato con la rappresentativa della Toscana per i campionati italiani alla Favorita di Palermo dove giunse secondo alle spalle di Moreno Casalini e davanti a Benedetto Patellaro, passato poi professionista nel 1981. Da allievo ottenne 10 successi, fra cui il circuito alle Cascine di Firenze, a Ceparana di La Spezia e a Lugo di Romagna.
L’INCONTRO CON MOSER. «Avevo spesso rivali Giannelli e Casalini, mentre in squadra mi dava un aiuto prezioso Alessio Lucchesi. Era la Fanini sponsorizzata da Mobiexport, uno sponsor che consentì ad Ivano Fanini ed al sottoscritto una settimana di vacanza al seguito del Tour de France. Era il 1975 ci recammo a destinazione in treno e quando arrivammo in albergo un brivido mi percorse la schiena nel vedere Francesco Moser, di cui ero tifoso, alloggiare con la Filotex. Moser in quel Tour stracciò nel cronoprologo Eddy Merckx e vinse la tappa Saint-Gilles-Croix de Vie-Angoulème. Firmava autografi a giovani e vecchi, anche i francesi erano attratti da lui e soprattutto dalla sua generosità in corsa».
Nel 1977 Menicucci passò dilettante di 3ª serie, ma rimase all’asciutto in fatto di vittorie. Nel 1978 si rifece nel 2° anno di terza serie cambiando squadra trasferendosi alla Edil Vibranti e Edil Maccione. Nove vittorie comprese quelle che ottenne a Lanciano, a Massa, a Pesciamorta ed in Emilia Romagna.
IN RAPPRESENTATIVA. «Fui convocato nella rappresentativa della Toscana ai campionati italiani di Potenza che rifiutai di disputare in quanto non adatti ai miei mezzi per la durezza del tracciato con tratti estremamente impegnativi in salita - racconta -. Forse commisi un errore in quanto pochi giorni prima avevo affrontato una gara a Massa su un circuito dove si scalava per 3 volte la Foce e vinsi davanti a Piero Germelli, poi vincitore del titolo italiano a Potenza». Un anno, il 1978, straordinario per Nanni che acquisì un punteggio altissimo tanto da inserirsi al secondo posto finale della classifica di rendimento regionale. Competitivo sia in linea sia nel ciclocross, dove vinse un titolo regionale a Montaione. Era migliorato tanto anche in salita, lui che era un velocista puro. Vinse una gara a Larciano con la scalata al San Baronto affrontata dal versante di Vinci. Nel 1979 fu chiamato militare al Car di Barletta per poi proseguire alla Cecchignola di Roma in compagnia atleti dove conobbe il motociclista Michele Rinaldi. Si allenava ed il tempo scorreva ma nel frattempo aveva la testa vuota e non si concentrava più per le gare.
FINE CARRIERA. Il suo pensiero era sempre rivolto alla fidanzata Elisabetta Troiani che sposerà poi nel 1980. Congedato dal servizio militare andò a lavorare come muratore alla Cardinoldi per 6 anni. «Ho preferito concentrarmi su un’attività concreta. Fare il muratore non era faticoso, almeno non dopo aver fatto dieci anni di ciclismo - dice -. Uno sport, però, che non mi faceva guadagnare niente. Lavorando da muratore portavo soldi a casa e potevo progettare un futuro con la mia fidanzata». Nell’1989 divenne imprenditore fondando la Edilgrane che attualmente gestisce in società con l’unico figlio Manrico. Acquistò una casa colonica a San Leonardo in Treponzio e la ristrutturò. Ancora oggi vive lì. «Il ciclismo mi ha dato emozioni autentiche forgiandomi il carattere accettandone tutte le conseguenze: nelle tante vittorie, circa 80, quanto nelle sconfitte più brucianti. Alla Edil Vibranti ho ottenuto le vittorie più importanti, perché dilettante di 3ª, ma con il Team Fanini ho avuto lezioni di grande umanità. Ad ogni mia vittoria in Corte Fanini, dove vivevano i fratelli assieme ai loro genitori, era baldoria. Lorenzo e Livia cucinavano per noi atleti e si univano alla cena un gran numero di sostenitori. Sono orgoglioso di essere stato il primo atleta a vincere per loro un titolo italiano. Il primo di una lunga serie di una società ciclistica che ha creato un movimento enorme sorretta da una passione incondizionata, come poche società in Italia hanno saputo fare».
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