Il Tirreno

Lucca

Galderisi a rischio esonero dopo il terzo ko in trasferta

di Luca Tronchetti
Galderisi a rischio esonero dopo il terzo ko in trasferta

Società e tecnico ai ferri corti: oggi la decisione dopo l’incontro con l’allenatore Tra i possibili sostituti sino al termine della stagione Lopez, Di Stefano e Niccolai

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LUCCA. Aprile sarà un mese fondamentale per il futuro della Lucchese. Sia per quanto riguarda il campo che per quanto riguarda l’assetto societario. Inutile girarci intorno: la panchina di Giuseppe Galderisi è a forte rischio. Quanto è accaduto al termine della sfida esterna perduta senza attenuanti con la Viterbese è indicativo di un malessere che probabilmente covava da tempo sotto la cenere. E che potrebbe avere conseguenze sulla conduzione tecnica già nelle rimanenti sette gare di campionato. Perché è ormai chiaro che le strade tra il tecnico di Salerno e la nuova proprietà della Lucchese sono destinate a dividersi per la terza volta in tre anni. Ma se fino all’altro giorno questo cammino si sarebbe interrotto a fine maggio - a prescindere dalla conquista dei playoff e anche in considerazione dell’ingaggio del tecnico che questa proprietà non può permettersi - dopo il terzo ko in altrettante gare esterne maturato, come i precedenti, contro una formazione tutt’altro che trascendentale, la situazione potrebbe precipitare e la separazione avvenire nelle prossime 24-48 ore.

Faccia a faccia con il mister. Un errore evidente i soci lo hanno commesso: impedire al tecnico e al suo vice di mettere piede in sala stampa per le interviste di fine partita e concedere invece il microfono a due calciatori. Un silenzio stampa a singhiozzo che è indice dell’inesperienza ad affrontare situazioni delicate. Delle due, l’una: o tutti parlano o tutti stanno zitti. Ma dobbiamo comunque concedere le attenuanti generiche a un gruppo di soci-amici che, prendendo rischi economici rilevanti, hanno evitato al club il terzo fallimento in nove anni e quindi la fine del calcio a Lucca. Una premessa, per coloro che hanno scarsa memoria, necessaria per analizzare meglio gli accadimenti della ultime 72 ore. Galderisi rilascia la solita intervista alla vigilia della sfida con la Viterbese. I suoi concetti sono chiari: pensiamo solo alla salvezza, vorrei andare in B con la Lucchese l’anno prossimo perché sono venuto a Lucca tre volte e mi hanno smantellato la squadra. La parola «salvezza» ripetuta come un «mantra» non solo non piace alla dirigenza, ma nemmeno al direttore sportivo Antonio Obbedio, unica conferma sicura per la prossima stagione, salvo stravolgimenti dell’attuale compagine societaria. Senza di lui, probabilmente, oggi la Lucchese scriverebbe un’altra pagina nera della sua storia centenaria. Obbedio ha piazzato in B Forte e Terrani facendo incassare al club 150mila euro ed è riuscito a ridurre il monte ingaggi togliendo calciatori che non servivano (il lauto ingaggio di Martinez non l’abbiamo ancora capito e neanche quello di Longobardi da attribuire all’allora dg Fabio Bettucci) e altri che non avevano mercato (Ashong, Ballardini, Melli ecc.). E se gli stipendi del 16 aprile verranno pagati lo si deve anche a quelle operazioni-minori in uscita. Di contro, il diesse ha preso a costo zero calciatori che ritiene utili al progetto: Tavanti, Raffini e D’Auria. E partendo da una difesa collaudata e impenetrabile e da un centrocampo di ottimi cursori era ed è convinto di poter conquistare il nono o il decimo posto, piazzamenti che valgono i playoff. Un traguardo che la società insegue e a cui crede fermamente. Anche per avere la soddisfazione (meritata) di giocarsi per la prima volta dal ritorno nei professionisti almeno un turno di post season. Certe scelte poi nell’undici di partenza (Bruccini trequartista invece di Gargiulo) non hanno contribuito a svelenire il clima. Che, viceversa, si è surriscaldato quando a fine partita l’amministratore unico Carlo Bini e il socio responsabile marketing Marco Gonzadi sono scesi negli spogliatoi per chiedere conto del nuovo passo falso e di certe scelte tecniche. C’è poi da capire da che parte sta la squadra. Se tutti i giocatori sono coesi con l’allenatore e disposti a dare il 110% o se invece qualcuno ha già tirato i remi in barca e pensa a trovarsi un ingaggio per la prossima stagione. A questo punto urge in fretta un chiarimento. Ieri in tarda serata le varie anime della società si sono riunite per fare il punto della situazione. Oggi vedranno Galderisi per un «redde rationem» da dentro o fuori. Un faccia a faccia che non ammetterà repliche. O si trova una soluzione di compromesso o si cambia la guida tecnica.

Gli scenari. Considerato che la salvezza è praticamente in cassaforte (quasi da guinness dei primati non riuscire a conquistare 3-4 punti nelle sette gare che rimangono da oggi alla fine del torneo) nel caso di esonero serve un tecnico che conosca bene l’ambiente. Attualmente in organico ci sono il collaboratore Antonio Niccolai, figlio di Comunardo (ex campione d’Italia con il Cagliari nel 1970), lo scorso anno mister della Berretti e da giugno nello staff di Galderisi. Non ha il patentino, ma potrebbe avere una deroga. Con lui poi potrebbe agire una vecchia gloria del calcio rossonero: Oliviero Lulu Di Stefano, uno degli eroi dell’ultima promozione in B (1989-90) e sesto assoluto nella graduatoria dei più presenti di sempre (238 partite con la maglia della Lucchese). L’attuale tecnico della Berretti conosce bene l’ambiente ed è benvoluto dai tifosi. Un traghettatore ideale per programmare poi la prossima stagione. Ma il punto è proprio questo: la società crede ancora nei playoff oppure ha già gettato la spugna? Siamo convinti che con 2 punti di ritardo dal non trascendentale Pro Piacenza la possibilità di acciuffare il decimo posto ci sia ancora. E allora? Serve un allenatore esperto che conosca bene l’ambiente e parte dei giocatori. Il profilo giusto c’è: corrisponde esattamente a Giovanni Lopez, cacciato in maniera scellerata dal duo Bacci-Galli nella stagione 2015-2016 dopo aver conquistato durante la sua permanenza quasi due punti a partita. L’unico che, richiamato dall’ex patron amico di Renzi, preferì lasciare 4 mesi di stipendio (chi lo fa al giorno d’oggi) piuttosto che sottostare al diktat di un personaggio che, non più tardi di un mese e mezzo fa, disse che avrebbe riportato la Lucchese in Eccellenza.

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