Alta tensione a fine partita tra l’allenatore e la società
VITERBO. Il veleno è nella coda. Mister Giuseppe Galderisi sale sul pullman e non si presenta in sala stampa. E non manda neanche il vice Daniele Cavalletto. Ma stavolta la decisione arriva...
VITERBO. Il veleno è nella coda. Mister Giuseppe Galderisi sale sul pullman e non si presenta in sala stampa. E non manda neanche il vice Daniele Cavalletto. Ma stavolta la decisione arriva direttamente dalla dirigenza rappresentata dall’amministratore unico Carlo Bini e dal socio Marco Gonzadi. Evidentemente certe dichiarazioni rese alla vigilia del match non sono piaciute al club. In particolare, probabilmente, quelle legate alla squadra smantellata a gennaio e al programma futuro della nuova società. O forse per quel passaggio «legato ai problemi logistici». Galderisi, incrociato all’uscita mentre sale sul bus, si limita a dire che nelle dichiarazioni del pre partita si era limitato a incitare la squadra e cercando di tener unito l’ambiente. Ma il nuovo ko esterno ha contribuito ad appesantire un clima tutt'altro che idilliaco. Il punto è quello legato alla conquista dei playoff - magari degli ultimi due posti disponibili - a cui la società aspirava e aspira dopo il mercato di gennaio. Perché è indiscutibilmente vero che la squadra si è indebolita, ma per la dirigenza non a tal punto da conquistare soltanto due vittorie nelle ultime dieci partite e non riuscire mai nell’impresa di vincere una gara in trasferta. Che la società non sia soddisfatta del rendimento della squadra e quindi dell’allenatore negli ultimi due mesi e mezzo è un dato ormai acclarato e non occorre essere mago Merlino per capire che la prossima stagione sulla panchina rossonera, a meno di colpi di scena, non siederà più «Nanu» Galderisi. Una situazione interna che rischia d’implodere senza un rapido chiarimento a 360 gradi. Spiazza un po’ tutti, anche gli addetti ai lavori della Viterbese, l’idea che il silenzio stampa sia limitato solo al tecnico. Perché invece i giocatori della Lucchese possono parlare. Kastriot Dermaku entra nell'angusto vano destinato alle interviste - appiccicato agli spogliatoi del Rocchi dove si sentono nitidamente le grida dei calciatori della Tuscia - a testa bassa. Il centrale è uscito dopo un quarto d'ora della ripresa per un fastidio al flessore della gamba destra: «Avevamo preparato una partita in modo diverso e invece abbiamo fatto una prestazione al di sotto delle nostre possibilità. Sapevamo che a Viterbo sarebbe stata molto dura, ma la partita è cambiata dopo il nostro errore che ha consentito ai padroni di casa di passare in vantaggio. Noi ci siamo scoperti nel tentativo di pareggiare e loro hanno avuto spazi per colpire. Peccato perché in avvio la partita era combattuta e noi ribattevamo colpo su colpo. Da dove si riparte? Ci sono 7 partite dobbiamo fare il maggior numero di punti a partire dalla trasferta di Meda». Rammaricato anche Simone De Martino che ha debuttato con la maglia rossonera disputando gli ultimi dieci minuti: «Siamo stati condannati da un episodio che ha condizionato la gara». Raggiante invece Lillo Puccica, ex calciatore dei laziali e tecnico molto amato da queste parti: «Sentivo l’esordio e ho fumato in tre ore un pacchetto di sigarette. La vittoria è meritata perché la squadra ha lottato su ogni pallone. La Lucchese? Ci ha dato fastidio sui lanci langhi, ma noi abbiamo coperto tutti gli spazi».
Luca Tronchetti
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