Sicurezza
La Lucchese accende la lotta playoff
Dopo 6 turni torna la vittoria, porta bene la benedizione del vescovo in maglia rossonera
LUCCA. Il demone della sfortuna è debellato. Almeno per questa settimana. Perché dopo 6 turni e un mese e mezzo di digiuno dalla vittoria, la Lucchese torna a conquistare i 3 punti contro un diretto avversario e accende la lotta playoff tornando prepotentemente in gioco per gli ultimi due posti che valgono la post season. Al di là dei meriti di Espeche e compagni, che dominano in lungo e in largo il Pro Piacenza dell’ex Pea e hanno soltanto il torto di non chiudere prima del 94’ la partita fallendo due ghiotte occasioni, anche la cabala è dalla parte dei rossoneri. E la benedizione antecedente al fischio d’inizio impartita dall’arcivescovo Italo Castellani finisce per diventare un toccasana per i calciatori della Lucchese. E come ottantadue anni fa, in occasione dell’inaugurazione del Porta Elisa, la ripetizione di quel rito liturgico consente alla squadra di vincere: il 20 gennaio 1935, 2-0 alla Pro Patria, il 18 marzo 2017, 1-0 alla Pro Piacenza. Con il monsignore che sale in tribuna, indossa la maglia rossonera con il nome «Italo» impresso sulla schiena e si mischia ai tifosi. Dal rito sacro al rito pagano il passo è breve. Ma cosa non si farebbe per la gloria della vecchia Lucchese?
Partita a senso unico. È una partita da dentro o fuori. Con la vittoria come unico risultato possibile in chiave playoff. L’avversario è tra i più ostici: il Pro Piacenza ha conquistato 4 vittorie consecutive e nelle ultime 10 partite ne ha persa soltanto una con il Pontedera. Il timore di un nuovo scivolone, dopo il black out di Prato, aleggia su spalti sempre più desolatamente vuoti. Un peccato perché non è così che si aiuta questa nuova dirigenza che tanto ha fatto e sta facendo per evitare la fine del club. L’avvio incerto della squadra, decisamente con il freno a mano tirato, non promette nulla di buono. Invece da un’intuizione del genietto De Feo arriva il gol risolutore dell’eterno Fanucchi, l’operaio dell’area di rigore. Una rete che scaccia i fantasmi e che dona fiducia e tonicità ad una squadra che dalla fine di gennaio aveva perduto l’autostima e al primo errore veniva puntualmente castigata. Sì, perché al di là delle polemiche di mister Fulvio Pea (a fine partita protesterà per due presunti rigori, fallo di mano di Capuano che non può tagliarsi il braccio e contatto di Mingazzini leggermente fuori dalla linea bianca che delimina l’area di rigore), stavolta la Lucchese non molla un millimetro e lotta su ogni pallone con grande intensità e aggressività. Di fatto non consente mai agli avanti emiliani di farsi pericolosi dalle parti di un quasi inoperoso Di Masi. Una vittoria che non fa una grinza e che poteva essere decisamente più rotonda. Perché nel primo tempo Cecchini di testa non colpisce con la giusta coordinazione nell’area piccola e nella ripresa Tavanti, prima con la complicità della traversa e poi trovando Fumagalli pronto alla deviazione in corner, non riesce a gonfiare la rete realizzando il primo gol in maglia rossonera. Così nei minuti finali i fantasmi delle sfide con Pontedera e Como riaffiorano con la squadra che rincula pericolosamente e la sofferenza sugli spalti che cresce proporzionalmente al tempo di recupero che scorre. Il triplice fischio diventa una liberazione per tutti.
Il calendario. Due scontri diretti entrambi in trasferta: Viterbo e Renate a Meda, contro formazioni che precedono i rossoneri. Al termine di quegli infuocati 180’ sapremo se la Lucchese riuscirà a staccare il biglietto per i playoff. E in terra laziale la truppa di Galderisi dovrà fare a meno di due degli interpreti di maggior prestigio: Giammarco De Feo, ammonito e già in diffida e Ciro Capuano, ammonito e poi espulso per proteste verso l’arbitro nei concitati quattro minuti e mezzo di recupero. Due tegole che, con maggior accortezza da parte dei protagonisti, potevano essere evitate. Servono almeno tre punti per restare agganciati al treno playoff. Giocando come ieri la Lucchese ce la può fare.
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