Il Tirreno

Lucca

Guidi, una vita all’attacco dal pallone alla bicicletta

di Valter Nieri
Guidi, una vita all’attacco dal pallone alla bicicletta

Giocava centravanti al Balilla, ma un talent scout lo trasformò in corridore Da dilettante era l’eterno secondo: «Da militare facevo l’autista a Beppe Furino»

5 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Tanti rimpianti e amarezze. Ma anche gioie per Giovanni Luca Guidi, l'ex ciclista che veniva spesso battuto in volata dal massese Alberto Bondielli.Nato ad Antraccoli il 25 maggio 1952 da ragazzo era innamorato del pallone.

Dal calcio al ciclismo. Si allenava al vecchio «Balilla» sugli spalti delle Mura, ma veniva tenuto in panchina. Lui scalpitava per giocare ed essendo attaccante voleva segnare. Con il tempo trovò spazio negli undici e riuscì anche a far gol, ma un giorno Enrico Luciani, scopritore di tanti ciclisti e suocero di Narciso Franceschi, notò in lui il fisico da corridore e lo convinse a correre per la Coppi di Lunata. Gli affidò la bicicletta, lo mise in sella e lo gettò in mischia fra gli Esordienti di Primo anno. Era il 1967, un anno che gli servì per ambientarsi, per scoprire le sue qualità e vedere se la scelta era quella giusta. Guidi era un passista che teneva il ritmo sulle accelerazioni. Il ruolo di attaccante lo ricopriva bene anche sulle due ruote e la sua vivacità sportiva la riversò nel ciclismo. Viveva in una famiglia numerosa. Aveva perso all'età di 8 anni suo padre Edi, che faceva il banchista alla Pizzicheria Marzetto in Piazza S.Michele. Sua madre Liliana Ragghianti era casalinga e così la famiglia era tutta sulle spalle del fratello Pierluigi chiamato da tutti Piero, che lavorava come barista all'Astra in piazza del Giglio ed aveva a sua volta tre figli. Sua sorella Laura si era sposata ed era andata a vivere in Germania. Luca studiava meccanica a Pescia, ma appena imparato a fare il lavoro di elettrauto all'età di 16 anni aiutò suo fratello a tirare avanti la famiglia. Nel 1968 lavorava e correva e da Esordiente di secondo anno: vinse la sua prima gara a San Leonardo in Treponzio. Fu festa grande in famiglia: sua madre e suo fratello Piero erano diventati i suoi primi tifosi di un ciclismo che continuava ad appassionare famiglie intere, sulla scia degli irripetibili anni Cinquanta dominati dalla rivalità tra Bartali e Coppi.

L’incubo Bondielli. L'anno successivo passò nella categoria Allievi sempre indossando i colori lunatesi, ma le sue aspettative furono colpite da un incubo che si chiama Alberto Bondielli. Massese di nascita, correva per l'U.C. Lucchese. Tante corse si risolsero in volata con Bondielli che aveva costantemente la meglio su Guidi. «Non ero veloce come lui.- racconta Guidi-mi chiamavano l'eterno secondo come il francese Raymond Poulidor sia perché sbagliavo la volata prendendola troppo lunga, sia perchè Bondielli era più astuto di me: stava alla mia ruota e mi risucchiava nei metri finali. Ricordo il grande rammarico del presidente Mario Dianda quando nella ventesima edizione della Martiri Lunatesi,fiore all'occhiello della società lunatese a livello organizzativo, giunsi secondo, battuto in volata per l'ennesima volta dall'atleta massese, terzo fu Palagi e quarto Bonini. La Martiri Lunatesi è una corsa stregata per la Coppi: in 67 edizioni è riuscita vincerla soltanto due volte, la seconda lo scorso anno con Friscia e pensare che io 47 anni fa la persi per un soffio».

Le vittorie da allievo. Da allievo di secondo anno colse le sue vittorie più belle: era una freccia, si involava verso il traguardo scollinando da solo su diversi tornanti e vinse a S. Donato, a S. Alessio si aggiudicò la Coppa del Circolo Arci dopo aver attaccato sul «Pitoro»e fatto il vuoto sul «Quiesa» e a S. Leonardo in Treponzio stroncò la resistenza di Antonio Bonini sulla salita di S.Ginese. Era un Luca Guidi in grande spolvero: correva con autorità e maggior convinzione nei propri mezzi, aveva raggiunto popolarità negli storici bar dove gli sportivi si ritrovavano a commentare le corse della settimana. Peccato che oggi questa passione non esista più ed alle corse sono sempre di meno gli spettatori che accorrono per incitare i vari protagonisti.«A quei tempi- dice Guidi -l'intero ultimo chilometro di corsa era pieno di spettatori che ci incitavano ai bordi della strada». Altra vittoria per distacco la ottenne a Casano di Ortonovo aggiudicandosi la 2.a Coppa Madonna della Salute, infliggendo un distacco di 15 secondi al gruppo regolato in volata da Billi dell'U.C.Lucchese, terzo Barrati, quarto il suo compagno di squadra Luporini e quinto Tiberi dell'U.C.Lucchese. Nel 1971 Guidi da "gigante"della Coppi come era soprannominato passò "alfiere"della Salco diretta da Pierluigi Poli dove fece l'esordio fra i Dilettanti di Primo anno di terza serie. Fu entusiasmante lo sprint a due fra lui ed il piacentino Eleuteri per aggiudicarsi la corsa a Migliarina di Spezia che l'atleta lucchese fece sua al termine di una gara tirata e dove corse da protagonista creando fughe fin dall'inizio.Nel 1972 passò alla Lunatese e si dedicò alla pista ottenendo anche un terzo posto nella gara ad Inseguimento al Velodromo delle Cascine a Firenze, dove c'era anche Francesco Moser, già un fenomeno anche in pista.

L’autista di Furino. La carriera di Guidi finisce quando viene chiamato al servizio di leva: due mesi di Car ad Orvieto ed altri due a Roma dove prese la patente D per guidare i pullman che gli servì nell'anno successivo alla Cecchignola di Roma nella compagnia atleti dove entrò come autista trasportando le varie nazionali di calcio, nuoto, atletica e pallavolo. Ha fatto autista anche a Beppe Furino il calciatore che ancora oggi detiene il record italiano del maggior numero di scudetti vinti: nove. «Se tornassi indietro una volta congedato avrei firmato per rimanere nell’Esercito. A quest'ora sarei potuto andare in pensione ed invece ho subito lo slittamento a causa della riforma Fornero e non potrò lasciare il lavoro prima del 2019». L’11 marzo 1974 Guidi si sposa con Eliana Del Bianco ed iniziò a lavorare a tempo pieno nel maglificio del suocero.Nel 1978 fu assunto come operaio alla Cartiera Pasquini. Nel 1982 andò a lavorare per una ditta che produceva manufatti in cemento: la LP di Diecimo. Oggi Luca Guidi lavora alla Fosber di Monsagrati ed abita con sua moglie, pensionata, a Piegaio di Pescaglia. Ha un figlio di 42 anni ed una nipote. Il tempo libero non lo dedica più al ciclismo che però rimane il più bel ricordo della sua vita. Non guarda lo sport nemmeno in TV ed è innervosito quando sua moglie grande appassionata di calcio sintonizza il canale televisivo sulla partita del Milan. «Appena giocano i rossoneri -conclude Guidi- io cambio stanza ed accendo l'altro televisore sintonizzandomi su RTL perchè amo la musica e mentre l'ascolto faccio parole crociate. Mi rilasso così...»

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web