La manifestazione
Della Nina, asso del pedale tra i giovani e i dilettanti
Il corridore di Porcari ha vinto i campionati provinciali Giovanissimi ed Esordienti «Ho corso con Sorensen e Cipollini, ma rimpiango di non essere passato tra i pro»
LUCCA. Uno dei migliori ciclisti nella storia dilettantistica del Team Fanini. Si tratta di Enrico Della Nina, nato a Porcari nel 1966 e figlio di genitori appassionati delle due ruote. Suo padre Umberto infatti era stato un buon dilettante e in carriera vinse diverse corse. Dopo una infanzia passata a dare calci al pallone, Enrico si innamorò della bicicletta dopo che l'ebbe in regalo proprio dal genitore. Pedalava nelle strade più sicure di Porcari e nelle corti di Via Toschino. Era vivace ed irrequieto e un giorno andò a finire in un fossato rompendosi la fronte. Non fu certo quell’infortunio a scoraggiarlo. Ci voleva ben altro e in lui cresceva la voglia di cominciare a correre e soprattutto di entrare in una vera squadra. Lo tesserò Lorenzo Fanini preparandogli la prima bicicletta da corsa nel 1973. Arrivarono subito le sue prime vittorie e nel 1975 s’impose a Lido di Camaiore nel campionato provinciale bissato l'anno dopo. Nelle categorie Giovanissimi vinse una cinquantina di corse ed il Team Fanini creò un vivaio di giovani talenti pronti a salire con buone velleità di categoria.
Talento giovanile. Nel 1979, con Ivano Fanini già presidente, passò esordiente nella Fanini Newplast. Della Nina era veloce, aveva tanto entusiasmo e vinceva spesso. Il suo anno d'oro fu il 1980 da Esordiente di secondo anno. Per allenarsi costantemente si ritirò da scuola dove frequentava il primo anno delle medie superiori. S’impose nel campionato provinciale a Piano di Conca e fu convocato per il campionato nazionale a Pontecagnano in provincia di Salerno. Era in squadra con altri Esordienti che primeggiavano in altre regioni. Fra questi c'erano Bruscoli, Cavallini, Lucarelli e Pellegrini.
«Ero giovane - racconta Della Nina- ma mi sentivo già un big. Avevo il morale alle stelle.Mi allenavo con continuità e vincevo ovunque. La gente una volta contribuiva a darti entusiasmo. Sportivi autentici,più genuini e sinceri di quelli di oggi. Ad ogni vittoria la squadra si riuniva a cena nella corte Fanini di via Bocchi a Segromigno Piano, dove vivevano allora i fratelli Fanini con i loro genitori Lorenzo e Livia,e si faceva baldoria. La corte si riempiva di tifosi, ma anche di gente semplice che rideva e scherzava in modo amichevole e spensierato. Bastava poco per essere felici e per festeggiare tutti assieme».
Compagno di Re Leone. Della Nina continuò a scalare di categoria. Nel 1981 da allievo vinse subito due gare poi fu vittima di una infezione dentale fastidiosa e che lo fece star fuori dalle corse a lungo. Nel 1983 passa Juniores con la Fanini Berti Arredamenti. Corre il prestigioso Giro dell'Isola a Bergamo ed arriva secondo a Gaiole in Chianti battuto dal compagno di squadra Lido Del Carlo.«Era un piacere correre nelle squadre di Ivano e Michele Fanini- dice Della Nina -. Le loro squadre hanno sempre avuto lunghe file di ciclisti, suscitando entusiasmo e contagiosa passione. Ivano Fanini ha fatto la storia del ciclismo lucchese, che si può raccontare nei decenni con i nomi e le vittorie di tanti e fra questi spiccano nelle categorie giovanili i vari Mario e Cesare Cipollini,Andrea Tafi, Michele Bartoli,Rolf Sorensen. Con Mario e Rolf ho avuto anche il piacere di essere stato compagno di squadra e di essermi spesso allenato con loro. Campioni unici a livello mondiale che già a quei tempi lasciavano intravedere qualità non comuni.Quanto erano forti! Ed io ho avuto il piacere di correre con loro fino a quando ho potuto farlo».
I piazzamenti da dilettante. Nel 1984 Della Nina passa Juniores di secondo anno con la Baldacci Fanini,ottenendo buoni piazzamenti, ma senza più vincere. Da Dilettante nel 1985 con il G.S.Porcari-Fanini,cinseguendo sempre la vittoria chimerica che mancava per lui da quando correva fra gli Allievi, dove raccolse in tutto quattro vittorie. All’epoca era ancor più difficile imporsi da dilettante dopo che non c'era riuscito nemmeno tra gli Juniores. A Monsummano Terme avvenne quello che sembrava impossibile. «In un circuito veloce vinsi in volata mettendo in fila Lisi, Piccini,Franco Ballerini e Rolf Sorensen. Ricordo che il mio Ds Luigi Di Giulio non stava più nella pelle dalla felicità e tra un po’ si mette a piangere. Lacrime di gioia, s’intende. Alzai le braccia soltanto dopo aver tagliato il traguardo con un urlo liberatorio per una vittoria finalmente arrivata e che mi ero costruito passo dopo passo, non sbagliando niente in volata e anzi finendo lo sprint in crescendo con ancora tante energie da sparare. Riuscì a distanziare di diversi metri avversari molto forti che, a differenza di me, avrebbero poi da li a poco tempo corso e vinto tra i professionisti».
Il militare e la fine del sogno.A settembre del 1985,verso la fine della stagione,fu chiamato militare al Car di Viterbo nell’arma dell’Aeronautica,poi trasferito a Pisa. Faceva i turni. Due giorni militare e due giorni di licenza. Una volta a casa continuava ad allenarsi per non perdere il ritmo.Finita la naja nel 1987 riprende a correre lasciando il Team Fanini dopo 14 anni di grandi soddisfazioni passando alla Grassi di Poggio a Caiano.Una squadra molto forte.
Fu per lui una buona stagione dove ottenne anche quattro secondi posti nelle gare Internazionali, tanto da convincere il presidente Moreno Grassi a proporgli un contratto anche per il 1988 con un buono stipendio.
«Non lo accettai- dice rammaricato - perché nel frattempo il ciclismo era cambiato,non era più genuino come lo avevo conosciuto. Mi fidanzai con Leda Sarti che poi divenne mia moglie nel 1996. Due anni prima però avevo aperto un maglificio occupandomi della spedizione. Mio padre faceva la tessitura delle maglie ed io con la mia azienda mi occupavo di trovarne gli acquirenti.Una volta costretti a chiudere per la crisi e la spietata concorrenza del mercato cinese,ho rilevato nel 2005 una azienda di autotrasporti in società con mio fratello Marco,pure lui un ex corridore».
Il figlio calciatore. Enrico Della Nina una volta attaccata la bicicletta al chiodo non l'ha più ripresa sperando che un giorno a ritirarla giù fosse stato suo figlio Leonardo che però ha intrapreso la carriera calcistica ed oggi a 18 anni è attaccante del Prato nel campionato Nazionale Beretti.
«Anch’io avevo cominciato giocando a pallone - chiude l’ex corridore della Fanini - e poi cambiai strada e scelsi la bicicletta. Ormai seguo soltanto le partite di mio figlio, ma il mio unico grande amore rimane il ciclismo che mi ha dato una impostazione nella vita ed una educazione motoria. Ancora oggi quando ci penso sto male. Forse avrei dovuto firmare il contratto che mi propose Grassi. Magari un giorno sarei potuto passare professionista con i colori della Fanini. Quello degli anni Settanta-Ottanta è stato un periodo formativo. Il ciclismo viveva ancora di grande passione popolare e le strade erano invase da tifosi festanti. Oggi le tv hanno preso il sopravvento e quelle maree umane non si vedono più».
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