La manifestazione
Cinquant’anni e non sentirli, Edwige ciclista senza tempo
Ingegnera informatica, vive a Grenoble e corre la maglia della Michela Fanini. A 49 anni ha vinto il campionato francese di ciclismo su strada. Ecco i suoi segreti
LUCCA. Nella multinazionale del team "Michela Fanini" allestito dal vulcanico patron Brunello Fanini è considerata la vera chioccia del gruppo. Non a caso, perché Edwige Pitel è di gran lunga l'atleta con l'esperienza internazionale più grande e quella che, con le cinquanta candeline che spegnerà il prossimo luglio, la più anziana. Anche se questa parola accostata ad una campionessa di questo calibro risulta davvero inappropriata.
Edwige Pitel, infatti, con la maglia della "Michela Fanini" nel giugno 2016 ha clamorosamente vinto, alla soglia dei 49 anni, il campionato francese su strada. Sul circuito di Vesoul ha staccato tutte nell'ultima salita, compresa Marjolaine Bazin, più giovane di lei di quasi vent'anni. Nonostante ciò la federazione ciclistica francese ha deciso di non convocarla per le Olimpiadi. «Il mio rapporto con le squadre e con la federazione in Francia non è sempre stato dei migliori, lo devo ammettere - ci confessa nel corso della presentazione della "Michela Fanini" al Country Hotel di Gragnano -. Fin da quando ho cercato una squadra che partecipasse al circuito mondiale della Uci ho faticato a trovare una realtà che facesse al caso mio. Per questo ho colto al volo l'opportunità che mi ha offerto Brunello Fanini, una persona con tanta energia, esperienza e che è affidabile. Ogni sua parola viene rispettata».
Edwige Pitel, che vive a Grenoble e lavora come ingegnere informatico, viene almeno una decina di volte all'anno in Italia per allenarsi o per le gare. «Mi piace l'Italia, i suoi paesaggi e le strade dove mi alleno e gareggio - spiega la Pitel -. La Piana di Lucca è un posto meraviglioso dove preparare tutti gli impegni della stagione». Quella della quasi cinquantenne francese inizierà il 5 marzo, con le impegnative Strade Bianche. Anche se la Pitel, che ha iniziato con l'atletica per poi passare al duathlon, specialità nella quale ha vinto tutto quello che c'era da vincere, è passata al ciclismo appena 12 anni fa. E fa questo sport per pura passione, non certo come primo lavoro.
«Il mio lavoro è quello di ingegnere informatico, anche se in Francia c'è stata la possibilità per gli atleti professionisti di dedicare delle ore all'allenamento - spiega la Pitel -. La mattina aspetto che sia il sole a svegliarmi, poi salgo in bici e sto due o tre ore in giro ad allenarmi. Poi rientro e vado a lavoro». Prende tutto con calma la Pitel, forse il suo segreto sta proprio lì. «Volevo smettere l'anno scorso, dopo aver vinto il titolo nazionale a 49 anni speravo di andare alle Olimpiadi di Rio, dopo aver partecipato alle ultime ad Atene come titolare - racconta -. Dopo la delusione di non essere convocata, anche se ero più veloce di molte mie connazionali più giovani, avevo pensato di abbandonare. Ma Brunello mi ha dato le giuste motivazioni e voglio dimostrare che, anche superati i 50 anni, si può essere competitive».
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