Il Tirreno

Lucca

San Macario e il calcio che non c’è più

di Michele Citarella
San Macario e il calcio che non c’è più

La lezione di sport della squadra della frazione dell’Oltreserchio che riesce ancora a vivere il pallone in modo genuino

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LUCCA. «Restate anche voi, mi raccomando. Fate fare la doccia ai ragazzi e poi venite sotto il tendone che si fa il terzo tempo». Frase che ogni sabato in cui il San Macario gioca in casa viene ripetuta dai dirigenti della società Claudio Citti e Armando Menchini a dirigenti e calciatori avversari.

Lo spuntino riservato a tutti a fine gara e al folto pubblico presente a tifare la squadra del paese rende unica la società del San Macario nel panorama dilettantistico lucchese.

Da questa frazione dell’Oltreserchio – già nota nel mondo del pallone per essere sede dei tornei del Settembre Lucchese - arriva un messaggio positivo e rarissimo nel pallone spesso alle prese con episodi spiacevoli a causa degli animi esasperati in campo e sugli spalti.

Sia in tribuna sia nel rettangolo di gioco, l’atmosfera qui è completamente diversa. Il tecnico Roberto Bisordi, cresciuto e residente proprio a S. Macario: «Il giovanissimo gruppo che alleno militava in una squadra del campionato amatori quarta serie e giocava proprio a S. Macario le gare interne, dividendo il campo negli anni scorsi con la squadra di terza categoria Figc. Alla fine, quel gruppo di amatori è diventato lo zoccolo duro della squadra di terza categoria, accogliendo l’invito del presidente Carlo Lazzarini, desideroso di allestire una squadra con forte spirito di paese e con giovani attaccati alla maglia. Sono ragazzi che attraverso il calcio, le iniziative parrocchiali e le altre attività, tengono viva questa frazione».

La presenza di tanti giocatori del posto ha acceso gli entusiasmi di tanti residenti, giovani e anziani. «Da anni siamo legati al San Macario, ora che c’è nostro figlio ad allenare siamo diventati dei veri e propri fans; insieme a tanti amici e fidanzate dei calciatori andiamo anche in trasferta». A parlare sono Rosa e Bruno, genitori di mister Bisordi e muniti di sciarpa arancione come gli oltre trenta tifosi della squadra, con scritta nera “San Macario nel cuore”.

Finita la partita, al di là del risultato, il presidente Lazzarini si trasforma in vero e proprio addetto di sala: apparecchia la tavola, prepara le bibite, affetta pane, mortadella e formaggio e apre le buste di patatine restando in attesa che i calciatori, sia del San Macario sia avversari, raggiungano il tendone. «Vogliamo ripetere sempre questo rito che abbiamo fatto anche negli anni scorsi - dice - . È un modo per stemperare gli animi, per tenere uniti i ragazzi. Noi veterani della società vogliamo che i ragazzi del territorio siano legati alla società sportiva, che tra i quindici componenti della rosa che abitano a S. Macario o nelle immediate vicinanze possano uscire i futuri dirigenti e il futuro presidente. Solo con questo spirito, al di là dei risultati che non guastano, si può costruire qualcosa di positivo e lasciare segni importanti per il futuro». Il terzo tempo di sabato scorso è stato più piacevole del solito: il San Macario ha vinto in rimonta con la rete decisiva di Bertilacchi arrivata all’ultimo istante di recupero. Al gol in contropiede che ha regalato i tre punti un boato di cori, urla e tamburelli ha fatto seguito dalla tribuna. Una ragazza si toglie la sciarpa arancione dalle labbra e bacia dalla rete il fidanzato in campo. Un signore a passeggio sul parco fluviale, ignaro di tutto, si affaccia verso il campo ed esclama: «Che c’è? Il Real Madrid! Il Brasile!». «No, è il San Macario, bellezza».

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