Gioco
Scatti improvvisi Di Vita l’eterno piazzato più amato
Nella sua carriera il buon Giovanni ha vinto solo una gara a Lammari nel ’62 Ma durante le corse i tifosi scrivevano il suo nome sulle strade come per i grandi
LUCCA. Nella lunga schiera di corridori lucchesi che hanno vinto almeno una corsa negli anni ’60 c'è anche Giovanni Di Vita. Nato a Lammari, dove tutt'ora risiede, entusiasmava gli sportivi nelle categorie dilettantistiche per la sua scriteriata attitudine agli scatti improvvisi, specialmente quando la strada saliva. È stato capace in carriera di raccogliere consensi e simpatie, sia nella Piana lucchese, sia in Versilia indossando la maglia del Capezzano Pianore. Vinse soltanto una corsa ma era l'eterno piazzato. D'altronde anche il francese Poulidor a cavallo degli anni ’50-’60 riuscì a essere il corridore più amato in patria pur classificandosi spesso come secondo e vincendo poche corse di qualità.
Di corsa sulle bici “rubate”.Un'epoca, quella dei favolosi ’60, che resta indimenticabile per chi l'ha vissuta e suscita la curiosità dei più giovani quando i genitori la raccontano. Nato a Lammari nel 1945, all'età di 12-13 anni Giovanni Di Vita si divertiva con gli amici a "rubare" le biciclette appoggiate nei muretti delle corti. Bici vecchie e da donna, le più comuni in circolazione. Quindi si esercitavano a superarsi, correndo fra le strade poco trafficate e spesso nelle redole dei campi. «Era il nostro divertimento più desiderato – ricorda Di Vita – in pochi avevamo una bicicletta e quindi ci si arrangiava per averla e dar vita alla nostra passione. Ai miei tempi ci si divertiva di più a pedalare che a calciare il pallone come oggi. Poi, una volta appagati si riportava a posto dove l'avevamo trovata». La bicicletta era un bene prezioso in quegli anni. L'economia era basata soprattutto sull'agricoltura: il velocipede era il mezzo più usato per andare a lavorare fuori paese, mentre i muli si usavano per lavorare la terra in campagna. Il ciclismo catturò la passione di Giovanni perché suo padre Pietro era stato un campioncino senza età: corse fino all'età di 40 anni. Un ventennio prima era entrato anche a far parte del quartetto lucchese nella prestigiosa Coppa Adriana, assieme a Luigi Colombini (il calzolaio dei grandi campioni), Antonio Poli e Cesare Filippi. Corse fino ad essere Indipendente disputando qualche gara con i Professionisti.
L’esordio nel ’61. Suo figlio Giovanni, una volta finita la scuola dell'obbligo andò a lavorare come garzone nella macelleria dei fratelli Pacini in via Beccheria, nel centro storico. In bicicletta portava la carne a casa dei signorotti lucchesi e con le mance ricevute si comprò la prima bicicletta, una Poli, da un certo Di Ricco. Quest’ultimo si era pentito di averla acquistata preferendo fare il calciatore nelle giovanili della Lucchese: gliela vendette al prezzo di 18.500 lire. E così Di Vita nel ’61 fece l'esordio nella categoria Esordienti, indossando la maglia della Betti Ognibene di Gragnano assieme a Michele Fanini. Arrivava quasi sempre nei primi cinque ma non riusciva mai a vincere. Piazzamenti che non passarono inosservati all'attento ds del Capezzano Pianore Marino Donati, che lo ingaggiò nel ’62 per la sua squadra. Ottenne piazzamenti importanti come il secondo posto al mese dell'Esordiente. I tifosi locali lo presero in simpatia per quel suo spirito battagliero che dava scossoni al gruppo.
«Avevo tifosi in Versilia ed a Lammari, il mio paese natio. Nelle corse in Versilia scrivevano il mio nome sulle strade per incitarmi. Cose che oggi accadono solo ai professionisti durante il Giro o il Tour. A quel tempo gli sportivi scaricavano il loro entusiasmo anche nelle categorie giovanili. La tv muoveva i primi passi ed erano poche le opportunità di vedere una corsa». Al mese dell'Esordiente giunse secondo distanziato di pochi punti dal vincitore Giovanni Avanzinelli. Seguirono altri piazzamenti: 3° a Lunata e 4° a Bozzano. Non era veloce ed in volata veniva regolarmente battuto.
L'exploit della carriera. Il 10 Giugno vinse a Lammari, tagliando per primo il traguardo davanti l'Osteria in Via delle Ville nel tempo trasformata in bar ricevitoria. «Una vittoria bellissima quanto sofferta. Attaccai sulla salita di Valgiano, dove staccai il mio compagno di fuga Pierluigi Bianucci. In piano il gruppo mi si avvicinava e nel vialone di Marlia ebbi l'impressione di essere raggiunto. Sparai dai muscoli tutte le energie che avevo e conservai sul traguardo un vantaggio di soli 6 secondi. La volata del gruppo fu vinta da Maurizio Degl'Innocenti».
La convocazione. Un ’62 che verrà ricordato per la prima trasmissione in mondovisione. Per la prima volta Stati Uniti ed Europa si accinsero a scambiarsi il primo programma televisivo attraverso un satellite. Per Di Vita arrivò anche un'altra soddisfazione: la convocazione per i campionati italiani C.S.I. che si tennero a Valpolicella di Verona. Ma c’è era un problema: avrebbe dovuto allenarsi una settimana intera per essere competitivo. Chiese il permesso sul lavoro e gli fu negato. Così si licenziò. La Toscana ottenne soltanto un 8° posto con Marcello Petrucci e Di Vita riuscì comunque a portare a termine la gara. Una volta tornato a casa trovò di nuovo lavoro come banconista alla Macelleria Cristofani Pier Domenico di Porta Elisa. Il lavoro era per lui importante. Suo padre faceva il contadino e sua madre Maria Lina era casalinga. In famiglia c'erano anche due sorelle per cui era doveroso dare una mano.
Niente fotofinish. Nel ’63 passa allievo sempre con i colori del Capezzano Pianore. Si piazza al 3° posto nella 14ª Coppa Martiri Lunatesi,con il "Valgiano"nel finale, preceduto dal vincitore Siro Gavilli dell'Arno Firenze e da Maurizio Degl'Innocenti dell'U.C. Pistoiese. Una stagione analoga per lui quella del ’64. Una incertezza sull'esito di arrivo lo coinvolge sulle Mura di Lucca.In volata arriva appaiato a Piero Arrighi di Carrara. Allora non c'era il fotofinish e il giudice dette la vittoria al carrarino anche se tutt'oggi, rivedendo la foto, rimangono molti dubbi sul vero vincitore. Nell'11ª edizione della Coppa Bucci a Lunata giunge quarto, preceduto nell'ordine da Michele Fanini, Alberto Tazzi e Pierluigi Bianucci. Nel ’65 sale di categoria fra i Dilettanti e corre per l'U.C.Lucchese. Le lunghezze delle corse raddoppiano fino a 180-190 chilometri. Correre in quella categoria richiedeva allenamenti intensi. Portò a termine una quindicina di gare ma senza risultati di rilievo.
Bicicletta al chiodo. Nel ’66 tenta ancora di sfondare nella categoria passando a correre con la Coppi di Lunata. Ma come avversari si ritrova il campione del Mondo in linea Vicentini, il campione olimpico Marcelli ed il quartetto campione del mondo a cronometro formato da Guerra, Dalla Bona, Benfato e Soldi: avversari insormontabili per le sue possibilità. Un 13° posto ottenuto a Massarella di Fucecchio fu troppo poco per continuare a correre. Così attaccò la bicicletta al chiodo ma non la abbandonò definitivamente. Fondò nell'80 il G.S. Lammarese e fece per tanti anni il cicloamatore. Nel ’69 rilevò una macelleria ad Altopascio in via Cavour che ha gestito assieme al suo socio Roberto Del Dotto fino a due anni fa quando andò in pensione. Nell'80 si sposò con Piera Carrara e dalla loro unione nacquero Elisa, oggi 36 anni, e Giampiero, 30 anni. Il suo hobby preferito rimane il ciclismo.Tutti gli anni si reca a Peccioli in bicicletta per assistere alla Coppa Sabatini. Nei suoi terreni adiacenti all'abitazione di Lammari coltiva un vigneto estraendo ogni anno una decina di damigiane di buon vino per il fabbisogno familiare.
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