La protesta
Floriano, dai guantoni alla bici nel mito di Gastone Nencini
Martelli, nato a Gugliano, è stato uno dei migliori scalatori lucchesi negli anni Sessanta Ma la sua vittoria più bella fu ottenuta in “trasferta”, a Buti: il parroco suonò anche le campane
LUCCA. Floriano Martelli è stato uno fra i più forti scalatori lucchesi degli anni Sessanta.Nato e cresciuto ciclisticamente a Gugliano 71 anni fa, esaltava le folle con quei suoi scatti perentori ed irresistibili nelle categorie esordienti e allievi. Amava il pugilato,lo sport che avrebbe voluto praticare da ragazzo.Era tifoso di Mario D’Agata, l’unico sordomuto ad essere diventato campione del Mondo, titolo conquistato all’Olimpico di Roma nel 1956,quando sconfisse per Ko tecnico alla 7ª ripresa il francese Roberto Cohen. «Mi piaceva il pugilato,avrei voluto combattere per sentirmi forte - dice Floriano -: non nego che a scuola mi trovavo ogni tanto in qualche rissa e mi facevo sempre rispettare. Poi negli anni Cinquanta lo sport era quasi esclusivamente praticato dai maschi e chi faceva pugilato veniva più rispettato dagli amici. Però a Lucca non c’erano squadre come oggi invece la Pugilistica Lucchese, così svanì il mio sogno».
E allora per Floriano, che amava gli sport di fatica e di sofferenza, non rimaneva che dedicarsi al ciclismo. «Dopo D’Agata ci fu l’avvento di un ciclista che aveva una forte popolarità: Gastone Nencini. E allora mi venne voglia di pedalare e rimediando una vecchia bicicletta arrugginita mi segnai ad una corsa amatoriale di paese che partiva da Ponte a Moriano e arrivava in salita ad Aquilea.Vinsi staccando tutti ed ebbi quindi la consapevolezza che potevo diventare un corridore».
Non fu facile intraprendere la carriera, visto che la sua famiglia era povera. Suo padre Primo faceva il contadino e sua madre Martina Pollacchi la casalinga. Quarto di cinque fratelli, doveva darsi da fare per i fabbisogni familiari e soldi per correre non ce n’erano.Ma la volontà di correre per Floriano era più forte di tutto.Amava gli sport di fatica e di sofferenza, voleva in qualche modo dimostrare di essere forte dopo che gli svanì il sogno di fare il pugile. Un amico di Sesto di Moriano, assai più grande di lui, gli presentò l’Unione ciclistica Lucchese e il presidente Barbafiera, che lo aveva visto correre, lo prese nella sua squadra dove fece il suo ingresso nel 1961 con la categoria Esordienti di primo anno. Fino ad agosto però non riusciva ad essere competitivo. Correva con una Legnano acquistata da Berutto nel centro storico di Lucca e dovette sostituirla in quanto era troppo grande per la sua statura minuta. Gli sforzi insoliti che doveva fare gli provocavano contrazioni muscolari. Guido Rugani,allora commerciante in piazza Santa Maria,gli sostituì la bicicletta con una su misura per lui e così finirono anche i problemi che aveva con i crampi.
«A quel punto avevo il rapporto 49/16 e cambiarono le mie corse. Non soltanto.Ma verso il termine della stagione ottenni la mia prima vittoria a Porcari per distacco. Attaccai sul Quiesa e fui ripreso, ma al secondo tentativo a Balbano staccai tutti e la fuga questa volta andò in porto giungendo da solo sul traguardo di Porcari. Al secondo posto con un distacco di due minuti giunse il livornese Rossi, uno che andava forte ed aveva in squadra De Chirico, un altro fra i livornesi più vittoriosi. Allora sì che pensai ad una carriera piena di successi...».
Martelli era un corridore dal carattere taciturno, timido, poco socievole, tanto che non aveva un amico con il quale dividere i momenti di gioia e di tristezza. Ma lui parlava con i pedali dove metteva in strada tutte le sue energie fino a crollare dalla stanchezza. Ma ne valeva la pena perché i suoi sforzi venivano ripagati quando sollevato in sella verso le pendici delle colline dava il meglio di se stesso, specialmente in estate perchè non era sensibile al sole e al caldo.
In breve tempo acquistò tanti tifosi che da Gugliano lo seguivano ovunque, appostandosi selle colline ed attendendo il suo passaggio. Nel ’62 cambiò squadra trasferendosi al Bar Sauro di San Macario in cambio di diversi atleti che facevano il salto nella categoria allievi con l’U.C. Lucchese. Erano poche le occasioni per Martelli di vincere, in quanto da scalatore non aveva tante corse adatte ai suoi mezzi. Ma quando gli capitò l’occasione fece centro vincendo a Camigliano dove giunse da solo sul traguardo.
Entusiasmante una sfida a Piazza al Serchio il 27 maggio 1962. Era in palio la Coppa Sportivi di Piazza al Serchio.Una sfida avvincente, contesa fino al traguardo dove Martelli giunse terzo superato dal vincitore Giovanni Avanzinelli,uno fra i più forti corridori lucchesi di sempre, e da Catoi, corridore garfagnino.Un terzo posto che valse per lui come una vittoria, anche perché in volata non poteva fare di più.
Nel 1963 fece il salto nella categoria allievi all’età di 18 anni, tornando ad indossare la maglia dell’U.C. Lucchese.Vinse due corse ed ottenne molti secondi posti. Entrambe le vittorie le conquistò alla sua maniera. Staccando tutti.
Nel 1964 la Butese gli offrì una nuova bicicletta per convincerlo a correre per lei e anche un po’ di soldi,il che non guastava di certo. Floriano accettò e la Butese ne trasse un grande beneficio. Vinse tre corse: la Coppa Enal a Monte San Quirico, a Pisa, e la più sentita in casa butese, la Coppa degli sportivi butesi con arrivo nel centro della frazione pisana.
«Quel successo mi rimarrà per sempre stampato nella pelle - racconta Martelli -. A Buti c’era una folla incredibile. I butesi erano appassionati di ciclismo come pochi e sentivano quella gara che non avevano mai avuto il piacere di vincere con la loro squadra. Ci presentammo in tre sul traguardo dopo una corsa tiratissima. Eravamo io e i livornesi Serafini e Sainati, due atleti abituati a vincere. In volata sapevo di essere inferiore. A 5-6 chilometri dal termine smisi di tirare riservandomi le energie per il finale. Li colsi di sorpresa, con ancora tante energie da spendere, in una volata lunga ed in leggera salita ai 400 metri dall’arrivo riuscendo a vincere quella che è stata la mia vittoria più bella e sentita da tutto il paese. Primo io, secondo Sainati e terzo Serafini della Brondi di Livorno. I miei tifosi avvertirono il parroco che fece suonare le campane. Il mio direttore sportivo Bronchi non stava più nella pelle e i tifosi mi elessero a loro beniamino. Anche gli abitanti di Gugliano quel giorno erano a Buti per farmi sentire il proprio sostegno».
Però Martelli non sapeva che quella sarebbe stata la sua ultima vittoria. Nel 1965 doveva passare Dilettante di 3ª serie ma, come accadeva a diversi corridori di quell’epoca, la salute lo costrinse a dare forfait e ad appendere la bicicletta al chiodo. Fu vittima di un’ulcera e gastrite acuta. Un fastidio per lui lacerante all’addome che si acutizzava pedalando. A quei tempi non c’erano le cure di oggi e anche Floriano Martelli appartiene alla schiera di coloro che hanno dovuto arrendersi senza sapere dove sarebbe potuto arrivare. Si ritrovò a lavorare come operaio in diversi calzaturifici nel morianese e nel segromignese, e si sposò nel 1969.
Oggi segue il ciclismo alla tv e spera che l’Italia possa avere un futuro ciclistico con Aru.Andò in pensione nel 1998 e l’anno successivo comprò casa a Segromigno in Monte. Il suo hobby preferito è la caccia. Ama però anche la montagna.E come potrebbe essere diversamente? In montagna c’è nato ed ha vissuto per decenni e quando può va ancora a visitare il paese che gli ha dato le sue aspirazioni giovanili.
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