Il Tirreno

Lucca

Gaddini campione anni 60 tra gli Esordienti e gli Allievi

di Valter Nieri
Gaddini campione anni 60 tra gli Esordienti e gli Allievi

Il contadino-ciclista sostituì il fratello Giancarlo vittima di un incidente sul lavoro Convocato nei campionati regionali e nazionali solo l’ulcera fermò la sua ascesa

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LAMMARI. Nei primi anni Sessanta un corridore lucchese incantava le folle per stile ed eleganza divenendo un leader nelle categorie Esordienti ed Allievi: Pierluigi Gaddini.

Nato a Ponte a Moriano il 26 ottobre 1947, ma trasferitosi a Lammari quando aveva appena due anni,si avvicinò al ciclismo seguendo da tifoso suo fratello Giancarlo di tre anni più grande ed una promessa del ciclismo dell’epoca. Correva per il G.S.Capezzano Pianore quando vinse la prima corsa in località Piaggiori a Segromigno. La gioia coinvolse anche il giovanissimo Pierluigi, orgoglioso del successo di suo fratello. Dal quel giorno il ciclismo gli entrò nel sangue in maniera definitiva. Una gioia che però durò poco in quanto Giancarlo ebbe un serio infortunio sul lavoro in una officina di Borgo Giannotti. Un braccio gli rimase intrappolato in un macchinario con la conseguente amputazione. Un episodio che segnò la sensibilità di Pierluigi che già aveva un carattere taciturno e introverso.Una eccezione per i ciclisti di quel tempo animati generalmente da una grande vivacità.Si rinchiuse in se stesso, ma covò l'intenzione di riscattare l’amara sorte toccata al fratello maggiore provando egli stesso a correre al posto del fratello. Per farlo doveva convincere suo padre Roberto e sua madre Raffaella Bianchini, entrambi contadini e che lui aiutava a lavorare nei campi dopo essersi congedato dalla scuola dell'obbligo ottenendo la licenza elementare.

Il ciclista contadino. «Lavorare la terra non mi piaceva-dice Gaddini- ma dovevo assolvere gli impegni familiari. Penso che nella gestione della fatica conta molto la psicologia del soggetto ed io ero fortemente animato da uno spirito di rivalsa per la carriera ciclistica forzatamente interrotta da mio fratello. Nel 1963 Giancarlo mi regalò la sua bici e presi il suo posto nel Capezzano Pianore.Si invertirono i ruoli: io corridore e lui mio tifoso. Nel frattempo lui riscuoteva la pensione di invalidità ed entrò a lavorare al Pastificio Mennucci.Avevo il potenziale per fare il ciclista, ma ero gracile e avevo un fisico minuto. Allora Giancarlo, che un po di soldi li aveva guadagnati, mi aiutò ad aumentare la massa muscolare con l'alimentazione facendomi assumere cibi più ricchi di proteine. Mi acquistava la carne di manzo e i petti di pollo.Mi ricordo che il sabato zappavo la terra e la domenica andavo a correre senza però essermi potuto allenare adeguatamente. A volte il terreno era troppo duro e speravo che piovesse per farlo ammorbidire. A quei tempi vangare la terra era una delle attività più faticose per la schiena».

Le prime vittorie. Il 30 Giugno del 1963 Gaddini vinse la prima gara a Camigliano, con arrivo di fronte alla Villa Torrigiani, a cui seguirono altri due successi stagionali. In località Bigera, sempre di Camigliano, e a S.Pietro a Vico di fronte il Molino Pardini. Era uno scattista. Attaccava in salita ed in pianura. Non si metteva a sgomitare nelle volate di gruppo e non sapeva quindi se avrebbe potuto essere competitivo anche come velocista. Un debutto al fulmicotone nella categoria Esordienti. Nel suo volto si leggeva tutta l'emozione ripensando alle disgrazie di Giancarlo. «Un giorno ad una corsa in prossimità dell'arrivo fui sbattuto verso le transenne e caddi.Fu proprio mio fratello che mi soccorse rimettendomi in sella con l'unico braccio che aveva a disposizione. Fra noi due c'era molto affetto. Lo ascoltavo anche a costo di andare contro la volontà del mio ds Marino Donati che mi è comunque stato di grande aiuto».

Sempre piazzato. Nella stagione successiva Gaddini da Esordiente di secondo anno su 21 corse disputate arrivò 17 volte nei primi cinque e colse tre vittorie:a Bozzano, Segromigno in Piano ed a Bagno a Ripoli in provincia di Firenze dove superò il rivale di tante corse, il pratese Vannucchi. Nel frattempo aveva acquistato una bicicletta Galmozzi da Lorenzo Fanini a Segromigno in Piano. «Avevo un bel rapporto con Lorenzo. Mi sistemava la bicicletta prima delle corse,me la lavava, me la sgrassava e lubrificava. Mi seguiva anche alle corse con il cacciavite in tasca. All'occorrenza era sempre pronto ad essermi di aiuto.Una persona straordinaria». Quando si parla di Gaddini tutt'oggi a Ivano Fanini traspare un velo di emozione: «Ero un suo tifoso: ho 4 anni meno di lui e da ragazzi quella differenza è enorme. Lo ammiravo,volevo diventare un corridore come lui».

Un 1964 indimenticabile per il sedicenne atleta lucchese coronato con la convocazione per i campionati regionali e nazionali dove giunse rispettivamente secondo e quinto. In lui cresceva sempre più la convinzione di fare il ciclista professionista. Nel 1964 gli sportivi stavano incollati al televisore per guardare le prime riprese ciclistiche trasmesse in diretta. Nel 64 a Sallanches Eddy Merckx vinse il campionato del mondo su strada da dilettante (poi bissato da professionista nel 1967-71 e ’74). Fra i professionisti gli organizzatori francesi disegnarono il tracciato su misura per il beniamino di casa Jacques Anquetil che però non riuscì a vincere. Si impose l'olandese Jan Janssen davanti all'azzurro Vittorio Adorni.

Stop per colpa dell’ulcera. Il ciclismo continuava ad essere in Italia il primo sport nazionale. E così anche Gaddini saliva di categoria facendo l'ingresso nel 1965 negli Allievi, spinto da un morale alle stelle. Ma quell'annata si rivelerà per lui fatale.Fu vittima di un’ulcera devastante. Quando forzava di più sentiva un forte dolore al basso ventre.Una volta diagnosticata la malattia,il medico non gli assicurò che intervenendo chirurgicamente sarebbe potuto tornare a correre. In quegli anni l'intervento era delicato e pericoloso. Decise quindi di non operarsi e continuò a correre soffrendo. Vinse la sua ultima corsa aggiudicandosi il G.P.Industria e Artigianato staccando tutti sulla salita di Segromigno in Monte. Inflisse un distacco di 40 secondi al secondo classificato Luca Bozzi del V.C.Larcianese. Terzo si classificò Marcello Ambrogini.Poi il forzato ritiro dall'attività agonistica. Pierluigi Gaddini è riuscito ad essere un protagonista nel ciclismo giovanile nonostante appartenesse ad una famiglia povera. Aveva due fratelli. Giancarlo è poi scomparso, vittima di un incidente stradale e Camillo, il più grande, faceva il cameriere in un ristorante ed oggi ha 74 anni. Una volta ritirato dall'attività agonistica Pierluigi ha seguito il ciclismo soltanto alla televisione.Da dieci anni in pensione, in passato aveva aperto un tomaificio a Lammari assieme a sua moglie Niccolina Andreoni sposata nel 1972 e dalla quale ha avuto due figli gemelli: Nicola e Luigi che oggi hanno 33 anni. Nonostante la crisi che ha devastato anche il settore calzaturiero ha avuto il coraggio di aprire di nuovo un tomaificio, sempre a Lammari,che porta il suo nome.«Non riesco a fare il pensionato -conclude- Ho bisogno di essere sempre attivo e non posso andare a vedere le corse. Avrei troppi rimpianti di una carriera interrotta anche se porterò sempre con me ricordi di anni meravigliosi e irripetibili».

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