Sicurezza
Tenacia e grinta Il destino di Marino Palandri
Il bimbo che pedalava attorno casa è cresciuto tra successi e tanta sfortuna, a cui ha reagito
di Valter Nieri
LUCCA
Fin da bambino con la sua biciclettina si divertiva a fare il giro della casa nel giardino del nonno a Gragnano, contrariamente ai suoi amici che calciavano il pallone. Pedalare gli dava forza e convinzione e scalpitava per confrontarsi con gli altri. Sognava le vittorie e gli applausi degli sportivi. Marino Palandri in famiglia non sentiva altro che parlare di corridori, di vittorie, di squadre. Suo padre Carlo è da 23 anni presidente non che fondatore del Gragnano Sporting Club, che in quell’epoca allestiva squadre di esordienti ed allievi ed oggi è una fra le squadre più blasonate in Italia nei Dilettanti Elite Under 23.
Nato a Lucca il 30 novembre dell’85, Marino esordì a livello agonistico nel ‘97 all’età di 12 anni nella categoria Giovanissimi G6 con il G.S. Colline Lucchesi, nato da un ramo del Gragnano Sporting Club. Si piazzò secondo a Oriani battuto dal campione regionale sardo. Fu per lui un’iniezione di fiducia, intuiva che poteva farcela. Nel ‘98 con la maglia del Gragnano passò esordiente ed impuntò i pedali a Camigliano, fra la sua gente, ma forse preso dalla forte emozione di strafare rovinò a terra a 700 metri dal traguardo, fratturandosi la clavicola e quindi stagione finita. Era destino che doveva soffrire fin da ragazzo in uno sport duro dove la resistenza alla fatica è una componente determinante per andare avanti. Ma lui non mollava ed anzi, una volta ristabilito fisicamente, nel ‘99 colse la sua prima agognata vittoria da Esordiente di secondo anno a Forcoli, uscendo al momento giusto dal gruppo come spesso amava fare per dare degli scossoni e giungendo da solo sul traguardo.
«Era per me l’unico sistema per vincere - dice Palandri- in quanto se arrivavo in volata perdevo perché non ero veloce. In corsa studiavo continuamente il momento di attaccare e quando lo facevo difficilmente calavo di ritmo». Nel 2000 passò allievo con la Coppi Lunata ed era allenato da Sauro Bertoncini. «Con il caldo andavo più forte ed arrivai quattro volte secondo battuto in volata dall’avversario di turno». Nel 2001 da allievo di secondo anno, sempre alla Coppi Lunata, strinse amicizia con Francesco Tomei aiutandosi reciprocamente nel loro terreno più congeniale. Vinse due gare. Si impose a San Leo di Arezzo grazie alla determinante collaborazione di Tomei al quale rese il favore la settimana successiva a Colle di Compito dove si invertì l'ordine di arrivo: primo Tomei e secondo Palandri. La seconda vittoria stagionale la ottenne a Stornarella in Puglia superando in una delle sue rarissime vittorie in volata Andrea Pegoto ma non gli fu particolarmente difficile in quanto l’avversario era uno scalatore. Una stagione per lui felice che portò a termine con nove podi e con la consapevolezza di poter dire la sua anche da juniores.Si caricava alla tv guardando le imprese di Pantani al Giro e al Tour e voleva in tutte le maniere, a costo di lasciarci l’anima, salire di categorie ed arrivare al Professionismo. Sapeva di essere limitato non disponendo di uno spunto veloce ed era consapevole di dover soffrire, ma mentalmente era forte e riusciva a concentrarsi sulle gare e sui percorsi.
Nel 2002 passa juniores con il Gragnano ma butta via la stagione vittima di una tendinite prima e da una mononucleosi infettiva dopo oltre che da un incidente in allenamento dietro macchina, quando andò a sbattere il viso nell’ammiraglia dei suoi D.S. Marco Tomei ed Enrico Pizzi. Si riprese nel 2003 vincendo a Signa giungendo solo sul traguardo. Il ct Juniores della Toscana Giorgio Trinci lo convocò nella rappresentativa toscana per i campionati italiani di Saltara. Bissò il successo di Signa imponendosi nel 24esimo Trofeo Roberto Matteucci. Per aumentare la massa muscolare e la potenza faceva vari esercizi di stretching e correva anche in pista nell’inseguimento, dove giunse sul podio ai campionati toscani. Nel frattempo rinunciò a studiare il pianoforte in conservatorio al Boccherini e nel 2004 si diplomò al Cavanisdi Porcari come Geometra. Un 2004 impegnativo per lui perché coinciso anche con il suo passaggio nei Dilettanti Elite Under 23. È qui che conobbe Marcello Massini, attuale ds del Gragnano Sporting Club, che lo accolse con fiducia nella Enbassy Cargo Ciclistica Larigiano, formata interamente da Under 21 come Sabatini, Selvaggi, Ginanni e Riccio: tutti passati successivamente professionisti, come farà anche lo stesso Marino Palandri. L’unico Under 23 era Kris Ubert.
Sabatini e Riccio vinsero diverse corse e Marino si accontentò di fare diversi piazzamenti nei primi dieci. Nel 2005 suo padre Carlo, decise che era giunto per lui il momento di investire lavoro e passione in funzione dei Dilettanti Elite Under 23, una opportunità che coinvolse anche Marino al secondo anno da Dilettante,dove il ds era Fabrizio Fabbri(ex Mapei). Un 2006 per lui positivo costellato da molti piazzamenti nelle prime dieci posizioni ed altrettanto fece nel 2007.Entrambe le stagioni era allenato da Elso Frediani. Nel 2008 passò professionista alla Nippo Endeka,coronando il suo sogno che mulinava da undici anni e per volere del suo ritrovato ds Fabbri che nel frattempo era venuto via dal Gragnano. Palandri ebbe l’occasione di ritagliarsi il suo spazio di celebrità durante il gran premio di Camaiore quando promosse una fuga per poi essere ripreso a 2 chilometri dal traguardo nella corsa vinta da Leonardo Bertagnoli della Liquigas. A Donoratico conobbe per la prima volta il campione del Mondo Paolo Bettini prima della partenza del g.p. Costa degli Etruschi. «Ebbi una forte soggezione nel vedere da vicino uno dei miei idoli - ricorda Marino - e pensare che me lo ritrovavo in corsa da avversario ma soprattutto da suo ammiratore....». La sua carriera professionistica proseguì nel 2009 alla Miche del polacco Niemex e nel 2010 con la squadra slovena Adria Mobil diretta da Nervar. Nel 2011 tuttavia si trovò appiedato dopo le promesse di una squadra austriaca poi non mantenute nel mettere nero su bianco.
Vista la situazione accolse l’invito di tornare Dilettante nel Gragnano allora diretto da Stefano Della Santa con Michele Bartoli preparatore atletico. Un rientro però limitato in quanto la Federazione gli consentiva la possibilità di correre soltanto in gare Internazionali.Vinse una tappa al Giro del Friuli e giunse terzo ai Campionati italiani. Nel 2012 volle rilanciare le sue ambizioni passando di nuovo professionista con Ivano Fanini che lo accolse nella sua Amore & Vita consentendogli di correre in Messico, Cina, Giappone, Marocco ed altri paesi dove le squadre Continental vengono invitate a partecipare. Nella Coppa Bernocchi ebbe l’illusione della vittoria quando attaccò nel finale e fu ripreso a meno di due chilometri dal traguardo. Seguì poi il suo fidanzamento con Veronica Ercoli e la sua vita cambiò radicalmente.
Lasciò l'attività agonistica sia pure a malincuore alla fine del 2012 entrando in società con Antonella Natali nel gestire il Maglificio Natali di Uzzano che produce a livello artigianale abbigliamento sportivo. Un lavoro che gli ha consentito di sposarsi nel 2014, attualmente in attesa di una bimba. «Nella mia carriera ciclistica devo ringraziare il sostegno morale che mi ha sempre dato nei momenti difficili mia madre Maria Pia Mattei, sicuramente la mia prima tifosa, mio padre che dall’alto della sua esperienza mi è sempre stato di aiuto e mia sorella Isabella, dottoressa in psicologia che mi è sempre stata vicino sin da quando passai juniores».
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