La protesta
Playoff e valorizzazioni il punto di partenza nell’anno del riscatto
Playoff e valorizzazioni. Dopo due anni gettati al vento si riparte a fari spenti, ma con un nuovo entusiasmo e la giusta consapevolezza. Inutile girarci intorno: siamo all’anno zero. E per arrivare...
Playoff e valorizzazioni. Dopo due anni gettati al vento si riparte a fari spenti, ma con un nuovo entusiasmo e la giusta consapevolezza. Inutile girarci intorno: siamo all’anno zero. E per arrivare in alto occorre tempo e pazienza. Soprattutto serve la giusta programmazione. La triade Bettucci-Obbedio-Galderisi sembra essere all’altezza della situazione. Umiltà, competenza, professionalità. Caratteristiche fondamentali se si vuol far calcio a questi livelli e soprattutto se si vogliono davvero porre le basi per un ritorno in quella serie B che manca ormai da 17 lunghissimi anni. Voltarsi indietro e ripercorrere gli ultimi 24 mesi è un inutile esercizio che serve soltanto ad esacerbare gli animi. Il passato è passato. Adesso occorre pensare al futuro partendo da un presente che, al di là di certi problemi ancora irrisolti, sembra decisamente migliore. A partire dalla scelta dei nuovi interpreti: ponderata e condivisa. Obbedio, che da calciatore a Lucca aveva conosciuto per la prima volta la serie B (1998-99, l’anno fatale della retrocessione), è arrivato con l’energia necessaria e sta costruendo - arriveranno ancora due over in difesa e a centrocampo e altrettanti under sulle corsie esterne (Minelli firma stamani?) - una squadra di categoria che possa stazionare nella zona sinistra della classifica e che attraverso il gioco sia in grado di riconquistare tifosi ormai delusi da anni di oblio. La presenza di Galderisi in panchina è la garanzia per i tifosi di serietà e impegno. Il «Nanu» nazionale avrà il compito di riannodare i fili spezzati - e non certo per colpa sua - la scorsa stagione unendo gli anziani ai nuovi acquisti e ai giovani che restano una linfa vitale per il club. La politica dei prezzi bassi, la rivoluzione in chiave lucchese del settore giovanile, l’idea di realizzare nel tempo un centro sportivo o comunque campi alternativi all’Acquedotto, deve essere letta come il desiderio di costruire qualcosa di stabile in chiave futura. Parlare di promozione sarebbe un esercizio populista e retorico visto che in questo girone ci sono almeno tre-quattro club (Cremonese, Alessandria, Livorno e Viterbese) che hanno investito cifre esorbitanti e dispongono di rose ampie in grado di ben figurare anche tra i cadetti. Ma la triade che oggi guida la Lucchese non cadrà in tentazione. Conosce i suoi meriti, ma anche i suoi limiti. E sa che, attraverso il gioco e la valorizzazione di due-tre under 21, potrà portare acqua al mulino rossonero. Conquistare l’accesso agli spareggi (sarebbe la prima volta dal ritorno in Lega Pro) e al contempo ottenere contributi federali e premi di valorizzazione sono un obiettivo possibile da raggiungere a patto che tutte le componenti remino nella stessa direzione. L’unica incognita è rappresentata dalle esternazioni, forse efficaci sul piano mediatico ma spesso infelici per le ripercussioni che provocano, del presidente Andrea Bacci. D’accordo, lui è l’azionista di maggioranza: paga e pretende. Ma rischia di gettare il bambino con l’acqua sporca. Venire in sala stampa a ogni triplice fischio finale spesso può rivelarsi controproducente. Il presidente Maestrelli delegava il compito al ds Vitale. Lui preferiva aprire bocca due-tre volte all’anno. L’eloquio non era da accademia, ma non ricordiamo mai aver trasceso nel turpiloquio. In serata il patron chiarisce che certe frasi da osteria rilasciate a un sito web lui non le ha mai pronunciate (se è vero si attendono rettifiche). La stagione che va ad iniziare è fondamentale per capire la direzione di marcia della Lucchese.
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