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Moretti, un anno di gloria sulle salite della Lucchesia

di Valter Nieri
Moretti, un anno di gloria sulle salite della Lucchesia

Nel 1959 lo scalatore di San Macario vinse i due trofei stagionali più importanti, ma 12 mesi dopo il lavoro in macelleria non gli consentiva di allenarsi bene

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LUCCA. Nella vita di un ciclista ci sono alcune vittorie che rimangono impresse come un tatuaggio inciso sulla pelle.

Quella di Livio Moretti fu una breve, ma intensa carriera. Il suo anno magico fu il 1959 quando da allievo di secondo anno si impose due volte nell'arrivo sulle Mura: nel trofeo Carlo Del Prete e nel trofeo Luigi Brancoli.

Due classiche importanti verso la fine degli anni Cinquanta,due corse ambite da tutti quei buoni atleti che sognavano una lunga carriera costellata di successi.

Due cavalcate esaltanti fra due ali di folla in delirio come abitualmente accadeva ai vincitori di corse ciclistiche che avevano una tradizione e che erano alla continua ricerca dei campioni del futuro in uno sport che non conosceva crisi, ma che era in piena evoluzione e sfornava personaggi a volontà .

Da garzone a ciclista. Livio Moretti, lucchese purosangue, nacque il 10 luglio 1941.

Amava il ciclismo e le salite erano il suo terreno preferito dove faceva selezione e mostrava la sua agile andatura.

Le zone dove pedalava con gli amici erano i pochi tornanti di Piazzano e di Pieve Santo Stefano.

Dopo la scuola dell’obbligo iniziò a lavorare come garzone nella macelleria storica di Albano Cortopassi in località Vignola sulla Sarzanese.

Portava i soldi a casa, ma risparmiava per comprarsi una bicicletta. Quella che ha tenuto per anni e con la quale pedalava in gara.

Era una bicicletta Poli, acquistata nel negozio di Piazza S.Maria da Antonio Poli ed aveva il telaio Galmozzi usato da diversi corridori dell'epoca.Una bicicletta che dava garanzie. Francesco Galmozzi era un ottimo telaista milanese che faceva le bici su misura a seconda delle caratteristiche del corridore. Possederne una era il sogno di tanti ragazzi.Moretti aveva la stoffa del corridore e nel 1957 nacque la società ciclistica che lo portò all'esordio in gara:l' Unione Sportiva Bar Sauro presieduta da Lazzarini e diretta da Marcello Belli che si avvaleva della collaborazione di Antonio Girotto.La domenica prima della corsa aveva già lavorato dalle 6 alle 10 nella macelleria perchè il lavoro doveva essere prioritario nella famiglia dove era unico figlio di Cesare che cuoceva alla Fornace di S.Macario materiali di terra e mattoni e della casalinga Geni Paterni.

La fiducia in lui fu ben riposta dai dirigenti del Bar Sauro perchè Moretti si impose in tre gare:a S.Maria del Giudice battendo in una ristretta volata i due compagni di fuga, a Capezzano Pianore quando in una corsa mista fra la categoria Esordienti ed Allievi, giunse terzo sul traguardo e primo della categoria Esordienti ed infine si impose a Ponterosso dopo aver fatto selezione sul Monte Pitoro, aggiudicandosi il titolo di campione provinciale nella categoria.

Miglior esordio non poteva esserci: primo anno di attività e tre vittorie che conquistarono il cuore dei tifosi di S.Macario.

L’anno del trionfo. Non si può dire la stessa cosa l'anno successivo quando passò nella categoria Allievi. A Ferrara fu convocato per la Toscana assieme al pistoiese Dabizzi in una scuola di ciclismo per affinare la tecnica, ma contrasse la parotite una malattia infettiva che colpiva molti ragazzi.Quindi stagione finita.

Si rimise però in sesto nel 59 quando da Allievo di secondo anno conquistò le vittorie più importanti della sua carriera imponendosi sulle Mura. Nel trofeo Carlo Del Prete riuscì a scrollarsi di dosso a poche centinaia di metri dal traguardo pericolosi velocisti.

Attaccando nella salitella in prossimità di S.Anna guadagnò poche decine di metri su Graziano Bianchi, Santini ed il pisano Lorenzini, tre velocisti che altrimenti l'avrebbero battuto in volata.

Nel trofeo Luigi Brancoli fece il bis, ma l'azione risolutiva la promosse molti chilometri prima.

Fece il vuoto sul monte Pitoro riprendendo e staccando un fuggitivo e scendendo da solo sulla Freddana per poi salire di nuovo alle "Foreste"prima della trionfale passerella sulle Mura dove giunse da solo infliggendo un distacco di oltre due minuti ai suoi immediati inseguitori.

Altri buoni piazzamenti nei primi tre consolidarono la sua più soddisfacente stagione in carriera.

Ritiro lampo. Ma le vittorie e le buone prospettive nulla poterono di fronte al lavoro e un anno dopo si ritirò. Era il 1960, pieno boom economico, e il lavoro non gli consentiva molto tempo per allenarsi.

Nel 1963 partì militare e si arruolò negli Alpini a Verona dove rimase 5 mesi prima di essere prematuramente congedato a causa di una invalidità che colpì suo padre consentendogli di stargli vicino essendo figlio unico.

Nel 1966 aprì una nuova macelleria a S.Alessio. Il richiamo alle corse era però sempre presente nei suoi pensieri visto che il ciclismo era la sua vera passione e non poteva farne a meno.

Direttore sportivo. Nel 1967 intraprese la carriera di direttore sportivo guidando l'Us S.Alessio e portando al successo Bruno Massoni,vincitore del campionato Provinciale a Camaiore.

Una bella soddisfazione dopo i successi ottenuti da corridore. A Camaiore fra gli sconfitti c'era anche Cesare Cipollini,l'astro nascente del ciclismo lucchese ed uno fra i migliori dilettanti nazionali.

Nel 1970 la sua carriera di Ds proseguì alla corte di Pieroni e successivamente di Dante Rosi alla Velo Club Coppi di Lunata.Allenò allievi e juniores, a seconda della squadra che la società lunatese allestiva annualmente. Inizialmente collaborando con Primetto Biagi, poi da solo.

Ha allenato negli anni Settanta corridori come Giovanni Riberi, Alessio Lucchesi e successivamente per un breve periodo anche Mario Cipollini. Squadre che proseguivano l'attività della storica società ciclistica, ma che in quegli anni vincevano poco.

Moretti è stato alla Coppi fino al 1987-88 per poi ritirarsi definitivamente. Si sposò nel 1966 con Emilia Lucchesi ed il prossimo 28 agosto festeggerà le nozze d'oro.

Moretti ha due figli, Cesare di 46 anni e Giuseppe di 43 e cinque nipoti. Nessuno di loro ha ereditato la sua passione per le due ruote.

Ma di ricordi Livio ne conserva tantissimi: «Rivedo ancora quei momenti, sento ancora il rumore assordante degli sportivi che mi urlavano sulle strade, m’incitavano e mi facevano sentire un campione vero. A quell’epoca ero affascinato dalla classe di Roberto Poggiali, che diventò un forte corridore professionista e poi fece anche il direttore sportivo di grandi campioni, e dall'allievo del Casalguidi Cappellini. Due atleti che ho avuto come avversari e che avevano una classe enorme.

«Ricorderò sempre le difficoltà che avevamo per andare a correre. - prosegue Livio Moretti - Il buon Rugani, gommista di S.Anna e grande appassionato della bicicletta, a volte ci accompagnava alle gare con una Balilla e altre volte con un camioncino. Ma per la maggior parte dovevamo pedalare per decine di chilometri per essere al via. Ma era un ciclismo bello con dei valori che non ci sono più. Oggi guardo le corse in televisione e spero che Aru possa avere un futuro luminoso.È l'unico italiano a cui aggrapparci perchè il panorama degli atleti nostrani non è più florido come era per quelli dei miei tempi. Gli anni scorrono in fretta, ma la passione genuina per il ciclismo mi resterà per sempre».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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