Il Tirreno

Lucca

Ragghianti emulo di Bartali tra gli Allievi della Lucchesia

di Valter Nieri
Ragghianti emulo di Bartali tra gli Allievi della Lucchesia

Il padre gli regalò una bici marca Legnano con cui pedalava il grande campione «La lucidavo e la tenevo in camera da letto sognando di correre da professionista»

6 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Fino agli anni Sessanta il ciclismo era di gran lunga lo sport più popolare in Italia. Contribuivano a renderlo tale i campioni di allora e le grandi rivalità. Oggi non ci si più campioni carismatici. L'ultimo è stato Mario Cipollini che, oltre ad essere stato il più grande velocista di sempre, riusciva con la sua personalità e le sue imperiose volate a trasmettere emozioni e gioia. I campioni di allora provenivano quasi tutti dalle classi sociali più povere. Erano abituati alla fatica, al fango e alla polvere. La grande rivalità fra Coppi e Bartali era argomento quotidiano in Italia ed all'estero ed i giovani cercavano di emularli sia nell'abbigliamento che nella bicicletta che in pochi potevano permettersi di possedere prima del boom economico. Uno di questi ragazzi era Endro Ragghianti. Viveva di ciclismo. Fu suo padre Carlino a metterglielo in testa parlando quotidianamente di Gino Bartali, incollando le orecchie alla radio nelle trasmissioni commentate da Mario Ferretti. Endro è nato a Lucca il 5 dicembre 1943. Tifava Bartali anche subito dopo il 1954 quando il campione di Ponte a Ema si ritirò dall'attività agonistica.

«Che gioia- racconta con entusiasmo-quando mio padre un giorno tornò a casa con il più bel regalo che ho avuto nella vita: una bici marca Legnano. Non era da corsa, ma era comunque sportiva ed aveva il cambio. La comprò in via dei Borghi dal Nofori pagandola 30 mila lire. La Legnano era stata la squadra e la bici di Binda e Bartali con la quale fecero le imprese memorabili. Dopo le lunghe pedalate con gli amici me la pulivo, la lucidavo e la tenevo in camera come l'oggetto più prezioso che un giovane uomo potesse desiderare. Da un anno lavoravo nella macelleria di mio padre a Monte S.Quirico facendo il garzone per lui e nello stesso tempo imparando il mestiere.Volevo correre, volevo farlo a tutti i costi».

La paura delle cadute. Il giovane Endro smaniava per iniziare a correre e per farlo a quel punto ci voleva una bicicletta da corsa che acquistò nell'estate del 1959 da Antonio Poli in piazza S.Maria, già allora il ritrovo degli appassionati di ciclismo come è tutt'oggi con il figlio Pierluigi. «Cominciavo ad avere una postura in bicicletta e pedalare con la Legnano mi aveva aiutato molto nelle capacità di coordinazione dei movimenti. Acquistai la bicicletta con il telaio Galmozzi azzurro e bianco, già allora i colori del Poli. Ma fu lo stesso padre di Pierluigi a consigliarmi di rimandare di un anno l'esordio agonistico in quanto anche se avevo 16 anni essendo nato a Dicembre avevo quasi un anno in meno dei miei avversari. Così nel 1960 mi tesserai per il Bar Sauro di S. Macario e debuttai il 10 Aprile nella Coppa Menchi con arrivo sulle Mura. Mi impressionai: in coda al gruppo vidi una paurosa caduta. Non ero abituato. Ricordo che vinse Piero Baracchini.Chiusi la stagione con diversi piazzamenti nei primi dieci ed un secondo posto a S.Leonardo in Treponzio. Mano a mano che correvo mi sbloccavo sempre di più scoprendo le mie qualità di passista veloce».

Le prime vittorie. Nel 1961 Ragghianti corre ancora per il Bar Sauro ed ha come compagni di squadra Del Bucchia, Bottaini,Dinucci e Tomei. Corre nella categoria allievi all'età di 18 anni quando oggi si è già dilettanti. Per lui altri piazzamenti nei primi cinque, ma la vittoria non arrivò nemmeno in quel suo secondo anno di gare. «Alla fine del 1961 il presidente dell'U.C.Lucchese, Luigi Barbafiera, mi propose di passare nella sua squadra. Per me fu un onore: era una squadra blasonata, una delle più gloriose da sempre in Toscana.Per la ristrutturazione delle categorie attuata in Federazione mi apprestavo a correre anche nel 1962 nella categoria Allievi. Fu quindi rimandato di un anno il passaggio di categoria».

Al terzo anno il corridore lucchese diede il meglio. Si piazzò diciotto volte nei primi sei. Vinse due corse:a Monte S.Quirico la Coppa Enal giungendo da solo sul traguardo dopo essersi avvantaggiato lungo la Freddana attaccando a Valpromaro. Secondo Tollari, in fuga con lui e staccato in pianura a Ponte del Giglio pochi chilometri prima dell'arrivo. La seconda corsa se la aggiudicò a Viareggio nel Trofeo S.Paolino superando nell'ordine Spilli, Soldi, Leporatti e Baroni. Ottenne due vittorie e 6 secondi posti. Fu battuto in volata da Siro Gavilli, da Bruno Mori e poi dal livornese Ciechi a S.Miniato, da Fortunato Tonarelli a Lappato ed a Ponterosso si arrese allo sprint più potente di Giancarlo Berti della U.S.Carrarese,ma superando nell'ordine Marcello Soldi(poi passato professionista)e Benini di La Spezia. Fu ancora secondo all'arrivo di Seravezza battuto dal compagno di squadra Del Bucchia per distacco. Entrambi quel giorno erano in fuga,soltanto che Del Bucchia aveva attaccato prima di lui. «Barbafiera era un vero gentiluomo, un grande presidente ciclistico. - prosegue Ragghianti - Però mi faceva innervosire che avesse come pupillo Del Bucchia. Una volta finita le corsa, tornando a casa, Del Bucchia salì accanto al presidente nella sua stupenda Giulietta mentre io e gli altri miei compagni si seguiva con una modesta Fiat 600».Un 1962 però ricco di soddisfazioni in sella ad una Galmozzi alleggerita con i colori dell'U.C.Lucchese che Ragghianti acquistò dal commerciante Quirico Bernacchi (ex professionista)a Pescia.

Il passaggio nei dilettanti. Nel 1963 il passaggio fra i Dilettanti si rivelò per lui insormontabile. Dovette separarsi dall'U.C.Lucchese non presente con le sue squadre in categorie e si trasferì alla Monsummanese Biagiotti che riscattò il suo cartellino pagandolo 80 mila lire alla società cedente.Dopo le sue prime uscite, che non andarono poi tanto male, chiuse la gara sul circuito di viale Malta a Pistoia e nel circuito Burlamacco a Viareggio, a Traversagna forò quando a pochi chilometri dall'arrivo era in fuga con un gruppetto di 8 corridori. La corsa fu vinta da Filippo Presti della Cite di S.Margherita Ligure.

Il ritiro. Influirono la consapevolezza di aver raggiunto i propri limiti e poi si innamorò di Loredana Cortesi, una sua compaesana, che divenne sua moglie. Nel frattempo continuava a lavorare come macellaio. Per l'intensificarsi del traffico a Monte S.Quirico andò a lavorare da dipendente nella macelleria di Alessandro Borelli in via dell'Arancio nel centro storico, divenendone prima socio e poi unico titolare dopo che il collega andò in pensione. Con Loredana Cortesi andando a vivere a Borgo Giannotti nell'appartamento dove i due coniugi risiedono ancora e acquistato per consentire alla moglie di continuare a lavorare nel Consorzio agrario da impiegata e quindi vicino casa.Negli anni Ottanta gli fu affibbiato dall'amico Pierluigi Poli il soprannome Bartali per il carattere da "brontolone"per la sua vena polemica avendo spesso da ridire. Un soprannome accettato e condiviso. Nel 1999 chiuse la Macelleria in città ed andò a lavorare da dipendente alla Boutique della Carne a S.Anna fino alla sua pensione di anzianità maturata nel 2004. Endro e Loredana hanno una figlia, Sara di 40 anni sposata con Rony Michelini e che l'8 luglio scorso li ha resi nonni per la nascita di Sofia.Ora gli obiettivi per "Bartali"sono quelli di guarire da un brutto incidente che lo ha coinvolto l'11 Marzo di quest'anno scendendo con la bici dal Monte Pitoro, quando è stato tamponato da un cicloamatore ritrovandosi ricoverato d'urgenza al San Luca di Lucca. È stato operato una prima volta dopo aver riportato una frattura alla testa del femore, la lussazione della spalla e la frattura al quinto metacarpo della mano destra. Deve essere di nuovo operato in quanto l'organismo gli ha creato una calcificazione all'anca. Un incidente che coinvolse prima di lui il fratello Alessandro con una dinamica simile, ma riportando conseguenze ancora più gravi. Quindi, una volta guarito, avrà tutto il tempo da dedicare alla nipote. Dal1967 è nel quadro dirigenziale della S.S.G.Cei di Monte S.Quirico,dove figura vice Presidente da una ventina di anni. La bicicletta per lui è stata quindi croce e delizia. Gli ha dato tante soddisfazioni, ma anche la cocente amarezza dopo l'infortunio che lo ha costretto a un lungo stop.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa