Sicurezza
Vivai e biciclette I mitici anni ’60 di Oreste Testi
L’esponente della storica famiglia ha un passato di buon livello fra i dilettanti
LUCCA. Negli anni Cinquanta e Sessanta il ciclismo catturava anche in lucchesia tanti ragazzi che sognavano la bicicletta e si entusiasmavano ai racconti radiofonici di Mario Ferretti sulla rivalità Coppi-Bartali. Fra quelli che ricordano ancora oggi con immutato entusiasmo quei tempi gloriosi è Oreste Testi, il vivaista di piante ornamentali, da orto e da giardino,professione che ha esercitato fino a due anni fa prima di chiudere l'azienda storica che affondò le sue radici in lucchesia negli anni Sessanta iniziando a piantumare alberi a grandi arbusti nelle ville storiche lucchesi ed esportando i suoi prodotti anche all'estero.
Testi, nato a Lucca nel 1944, si avvicinò al ciclismo agonistico dopo gli incitamenti di suo zio Ultimo, grande tifoso di Fausto Coppi. «Ricordo quei fantastici momenti come fosse ieri - racconta Oreste -. Mio zio mi diceva di andare al car Carubbi di Sant’Anna, dove si radunavano centinaia di sportivi ad ascoltare le radiocronache di Ferretti sul Giro d'Italia e sul Tour de France, ma anche le grandi classiche come la Milano-Sanremo.
A quei tempi possedere una radio era un privilegio e toccava a pochi.Ero catturato dall'entusiasmo collettivo e poi Ferretti come me era un coppiano. Coppi e Bartali a quei tempi dividevano gli italiani anche politicamente oltre che sportivamente. I coppiani erano comunisti e i bartaliani della Democrazia Cristiana. Mio zio Ultimo,che lavorava senza tregua nei campi, mi aspettava e voleva sapere come era andata la corsa. Se Coppi faceva l'impresa in famiglia si festeggiava: per mangiare si lavorava nei campi, i campi volevano dire sudore ma anche gioia e libertà ed eravamo attratti dal ciclismo perché i corridori di allora duravano fatica come noi,ma era una fatica ripagata da quelle soddisfazioni che soltanto chi ha provato a lavorare la terra può arrivare a capire».
Terzo di quattro fratelli, Oreste era figlio di Ferdinando e di Cesarina. La sua famiglia, di origini emiliane,ha contribuito a diffondere il cognome Testi in lucchesia. È sempre stato un vulcano di idee e grazie al suo temperamento non mollava fino a che riusciva a metterle in pratica. Da ragazzo si ingegnava in tutto: ache nell'acquistare la sua prima bicicletta da corsa per emulare suo fratello Giuliano che allora correva nell'U.C. Lucchese.
«Mi ero messo in testa di correre. In località “Al Fognone” i commercianti scaricavano rottami e rifiuti, così mi trasformai in ambulante, raccolsi rame, ferro e ottone rivendendoli e con 22.000 lire comprai una Legnano usata nel negozio Nofori in Via dei Borghi.Era il 1960,un anno che non potrò più dimenticare».
Troppo facile sarebbe stato esordire con l'U.C. Lucchese, la prima squadra di Lucca che metteva sui pedali i corridori più promettenti. Ma Oreste scelse un’altra strada per avere meno concorrenza e meno leader al suo fianco. Così accettò la proposta dell'U.S. Bar Sauro di San Macario: fra le mura del bar anni dopo venne fondato il ristorante Solferino,uno dei i più famosi di Lucca frequentato nel tempo dai vip e dall'alta borghesia. Fu un esordio trionfale per Testi che nella categoria Esordienti disputò 16 corse ottenendo due vittorie, cinque secondi posti e cinque terzi posti. «Prima delle gare - prosegue - ricordo la premura di mia madre, molto affettuosa, che si raccomandava non facessi la volata per paura che cadessi e conoscendo il mio temperamento agitato. Impuntavo i pedali in maniera scomposta, in quanto il telaio non era congeniale alla mia conformazione fisica, ma con tanta grinta e voglia di emergere. Vinsi a Torbecchia di Pistoia per distacco giungendo da solo sul traguardo e a Pisa feci il bis a Sant’Ubaldo imponendomi in un ristretto gruppo con una volata lunga.Conobbi due big fra i dilettanti di allora, Venturelli e Trapè,che mi proposero di passare alla Brooklyn di Empoli, una delle squadre più forti in Toscana.Ma mio padre non volle mandarmi. Quella era una squadra con una struttura professionistica. Prendeva i corridori il mercoledi tenendoli in ritiro fino alla domenica quando c'era la corsa. Troppi giorni fuori, dovevo lavorare nei campi e non potevo distogliermi dal lavoro per così tanto tempo. Comunque amavo anche lavorare la terra che ripeto mi ha sempre dato un senso di libertà e quando un lavoro lo fai con passione non senti nemmeno la fatica».
Dopo una stagione piena di soddisfazioni si prospetta per lui il passaggio nella categoria allievi, dove avrebbe trovato come avversari il livornese Ballini, poi passato professionista senza però risultati di rilievo ed il campione d'Italia Ravera.
Per essere competitivo prima che partisse la stagione Oreste doveva avere,come i suoi coetanei, circa 3.000 chilometri sulle gambe. Doveva fare allenamenti piuttosto impegnativi. Scelse di passare alla Folgor Marlia che gli mise a disposizione un telaio Galmozzi,uno fra i più professionali di allora. Ma a Pescia, in prossimità del Mercato dei Fiori, fu investito da una macchina volando dalla sella e sbattendo la testa sul suolo riportando un ematoma cerebrale. Così alla vigilia delle gare si ritrovò ricoverato all'ospedale di Pescia con una degenza di 15 giorni: prese il via a stagione inoltrata ma perdendo i tempi necessari per essere competitivo.
Si dedicò al lavoro,al giardinaggio alla produzione di alberi da frutto che andava ad acquistare sul Lago Trasimeno prima di trapiantarli nelle sue aziende vivaistiche. «Due anni fa ho chiuso l'attività - dice oggi il pensionato Testi - un po’ per l'età che avanza,i miei due figli non se ne sono voluti occupare e poi perchè nel settore vivaistico ogni cinque anni si dovrebbe trasformare l'azienda a livello tecnologico per essere competitivi. Un po’ mi dispiace: il settore vivaistico fu portato a Lucca negli anni Cinquanta dall'italoamericano Petri che ha fatto scuola e il mio settore con la mia azienda e quella di pochi colleghi era diventata leader a livello regionale. Avevo serre e terreni nei Comuni di Lucca, Capannori e San Giuliano Terme. Ho coltivato magnolie, pini, ulivi, palme, cycas. Ho apportato tanto ossigeno alle case con le mie piante che assieme al ciclismo ho amato ed amerò per sempre.
«Ora - conclude - mi dedico a fare il pensionato con mia moglie Morena Sbrana. Mi piace scrutare le onde del mare, che quando è mosso è vero. Mi gusto le piacevolezze della natura. Ho più tempo per stare a contatto con la mia unica sorella ancora viva, Anna, che ha 84 anni e dedico tutto me stesso ai figli e a mio nipote Francesco Giusti che corre nella categoria G2 con la Coppi di Lunata. Guardo le corse, come il Tour de France: in questi giorni c'era il tappone con arrivo al Mont Ventoux, il gigante della Provenza, regione dove ho esportato tante piante ed ancora dopo tanti anni alcuni miei clienti hanno esposto in ufficio la foto di Fausto Coppi.Spero sbocci Aru per dare un futuro al ciclismo italiano. Ma gli anni Sessanta non tornano più. Allora il ciclismo era più bello,più pulito e più amato».
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