Il Tirreno

Lucca

Il campione di pallamano si è fermato a Montecarlo

di Valter Nieri
Il campione di pallamano si è fermato a Montecarlo

Nazionale spagnolo, vincitore di una Champions e di diverse coppe e campionati «Nell’inferno di Zagabria la mia squadra si spostava protetta dai carro armati»

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MONTECARLO. Uno sport nobile, dinamico,spettacolare, che nacque in Germania nel 1900 da un'idea di Max Heiser e si diffuse in tutto il mondo diventando nel 1928 sport olimpico. Stiamo parlando della pallamano conosciuta anche come handball. In Lucchesia stenta a decollare, ma il grande lavoro del Montecarlo, unica società a livello provinciale, sta richiamando l'attenzione di molti giovani. Una società che si autofinanzia attraverso l'annuale Festa del Vino ed organizzando diversi tornei promozionali. Fondata nel 1984 e rigenerata nel 2002 dai fratelli Franceschini vanta una prima squadra in serie B regionale e diverse formazioni nel settore giovanile maschile e femminile. Da due anni è allenatore della prima squadra e della formazione Under 16 Angel Fernandez un nome illustre nella pallamano che da giocatore ha vinto tutto a livello internazionale con la squadra spagnola del Bidasoa.

PREDESTINATO. Nato a San Sebastian il 5 dicembre 1972, Fernandez iniziò a fare sport giovanissimo. A tre anni giocava già a calcio che anche in Spagna come in Italia è sempre stato lo sport più popolare. Ma un giorno l'insegnante di educazione fisica nell'ora scolastica notò in lui una predisposizione per la pallamano: «Avevo 7 anni- racconta l'allenatore spagnolo che vive a Montecarlo -e piansi a dirotto quando mi dissero che ero predisposto per la pallamano e non per il calcio. Amavo il football e mi piaceva calciare la palla non certo lanciarla con le mani. Però mi ritrovai nella squadra Sagrado Corazon del paese di Renteria, dipartimento di San Sebastian. Vinsi subito il campionato nazionale under 10 diventando un leader. Negli anni a venire delle squadre vicine a Renteria arrivammo in breve tempo alla serie A sia io che altri due giocatori». A 15 anni Angel Fernandez fu inserito nell'organico della prima squadra del Bidasoa in serie A chiamato direttamente dall'allenatore Juantxo Villarreal.Il Bidasoa era una squadra importante, già vincitrice di uno scudetto,una piccola capitale della pallamano. Durante l'intero anno la città viveva di questo sport che come popolarità era pari al ciclismo e secondo soltanto al calcio attraverso la passione dei suoi abitanti.Per Fernandez cresceva l'amore per questo sport e firmò per il Bidasoa il suo primo contratto da professionista. Nel 1987 guadagnava già 150 mila pesetas al mese, molto più di quello che prendeva un operaio. Alto 1,90 fu inserito come terzino.

IL DEBUTTO IN A. A 17 anni debuttò in prima squadra al "Palau Blugrana"di Barcellona,proprio contro il Barca, una delle squadre più forti a livello mondiale. «È stata una serata indimenticabile. Di fronte avevamo una squadra stellare dove giocavano Vujovic e Portner, entrambi slavi, due fra i più forti giocatori del mondo.E poi 10 mila spettatori a ridosso del campo di gioco che facevano un tifo infernale. Perdemmo l'incontro, ma per me fu una serata indimenticabile». All'età di 21 anni Fernandez è uno dei big della squadra. Si aprono per lui anche le porte della nazionale. Nella stagione 1993-94 il Bidasoa termina al secondo posto in campionato ed accede di diritto alla Coppa dei Campioni l'attuale Champions League anche nella pallamano come nel calcio. I grandi trionfi arrivano per lui l'anno successivo. Il Bidasoa vince lo scudetto superando Barcellona e Atletico Madrid.

LA FINALE IN GUERRA. Con il Barca vince sia all'andata che al ritorno ed arriva in finale della Coppa Campioni contro lo squadrone croato Badel Zagreb. «Se ripenso a quei momenti mi vengono ancora i brividi per i risvolti umani di quella doppia sfida contro i croati.Era in atto la guerra dei Balcani fra Serbia e Croazia. Avevamo in squadra due giocatori serbi:il più forte terzino del mondo Perunicic ed il secondo allenatore Sopalovic. All'andata in casa vincemmo 30-20 ed io segnai due gol. Nel ritorno per una settimana per motivi di sicurezza non sapevamo dove giocare. Poi la scelta cadde su Zagabria e ci spostavamo per gli allenamenti con la protezione dei carri armati. La sera della seconda finale il palazzetto era un inferno. Gli spettatori urlavano "Ubi Ubi Servina" (tradotto: morte ai serbi). La partita fu anche sospesa per diversi minuti. Dai gradini volavano sedie , accendini, petardi. Gli arbitri furono bravi a favorire la squadra di casa per sedare l'agitazione. Perdemmo di 1 punto: 22-21. Ma per differenza reti vincemmo la Coppa dei Campioni e ci ritagliammo pure qualche minuto di tempo per salutare i nostri 1000 tifosi festanti sugli spalti che furono degli eroi a seguirci in quella pericolosa trasferta ed alzammo verso di loro la tanto agognata Coppa dei Campioni, il più grande Trofeo mai più conquistato dal Bidasoa». Nella stagione 1995-96 il campionato fu vinto dal Barca dopo che lottò a denti stretti proprio contro il Bidasoa di Fernandez. La finale della Coppa dei Campioni fu un derby spagnolo proprio fra loro due. Il Barca si aggiudicò la Coppa vincendo all'andata di 6 punti e pareggiando nel match di ritorno. Ma il Bidasoa nella stessa stagione si prese la rivincita battendo i blaugrana di 1 punto nella finale della Coppa di Spagna, giocata nella sede designata di Leon. Il Bidasoa si impose anche nella Coppa delle Coppe vincendo al termine della doppia finale contro gli ungheresi del Veszprem. Un'altra grande stagione per Fernandez che si impose con la sua squadra anche nella Coppa di Lega(Assobal)e nella Supercoppa di Spagna battendo ancora una volta gli storici rivali del Barcellona.

FUTURO IN ITALIA. Nel 1997-98 la squadra cominciò a sfasciarsi. Lui conobbe una ragazza italiana che sposò in comune a Rivoli (Torino) prendendo la cittadinanza. Il matrimonio finì, ma lui rimase in Italia a giocare a Modena nel 1998-99 con un ingaggio fra i più alti. Negli anni successivi giocò sempre in serie A con il Ruviera, nato da una fusione fra il Modena ed il Reggiano. Quindi nel Secchia vinse una Coppa Italia nel 2004-05. Giocava e lavorava in un centro nutrizionale a Lucca e prese due qualifiche: quella di psicologia sportiva e quella di personal trainer. Terminò la carriera nella stagione 2012-13 nella Farmigea di Pisa in A. Nel 2011, in un torneo di beneficenza all'Iti di Lucca, conobbe Lara Pellegrini, giocatrice della pallamano Montecarlo, con la quale convive a S.Giuseppe di Montecarlo. Dalla loro unione è nata Irati, 2 anni. Collabora con Lara nel gestire la pizzeria del suocero Mauro.

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