Sicurezza
«Staccai il grande Riccomi, ma la tendinite mi mise ko»
La storia di un ragazzo degli anni Sessanta che dopo 24 mesi trascorsi in seminario iniziò a correre e a vincere sulle strade della Toscana sfidando pure il grande Moser
LUCCA. C’è tanta nostalgia degli anni Sessanta per gli appassionati di ciclismo che in Lucchesia erano davvero tantissimi. Una provincia che vantava un discreto numero di buoni corridori nelle categorie dilettantistiche. Tra questi c’era sicuramente Mauro Petroni.
Nato a Segromigno in Monte il 7 luglio 1950, quinto di sei fratelli, si avvicinò al ciclismo seguendo le orme del fratello Pietro da tutti conosciuto come «Bonchio». Appena quindicenne andava a vedere le corse in bicicletta sfuggendo al controllo dei genitori per seguire i tanti giovani amici lucchesi che correvano in quel periodo. E così da solo in sella a una bici non competitiva scalava la montagna fino al Passo dell'Oppio sull'Appennino toscano per seguire i distacchi in salita. Un giorno pioveva a dirotto e faceva freddo e fu soccorso dall'amico Colombo Giannini, che aveva un negozio di moto e bici sulla via Pesciatina a Zone, giunto nella zona in moto e che lo aiutò a rifocillarsi lo stomaco con un piatto di minestra perchè stanco ed affamato. Il sogno neanche troppo malcelato di Mauro Petroni era quello di iniziare a correre.Dal seminario alle due ruote. Nel dopo scuola Petroni andava a timbrare i tacchi in un calzaturificio per portare soldi a casa. In famiglia lavorava soltanto suo padre Paolino come operaio in cartiera e c'erano tante bocche da sfamare. Mauro trovava anche il tempo di studiare musica ed aveva una grande fede tanto che il prete della parrocchia di Segromigno in Monte, don Giuseppe Pellegrini, lo consigliò ad andare in Seminario per diventare sacerdote. Per due anni seguì il suo consiglio, ma il lungo percorso per prendere i voti e le tante rinunce sfociarono per lui in momenti di sconforto e si arrese preferendo suonare l'organo in chiesa e fare il chierichetto nella zona pastorale di Segromigno, San Colombano e Tofori. Ma in fondo la sua scelta non era causale: poteva condurre una vita normale dedicandosi al lavoro ed soprattutto correre in bicicletta, il suo chiodo fisso.
Il debutto. Aveva 16 anni quando Lorenzo Fanini gli regalò la bicicletta per farlo correre e nel 1966 fece l'esordio nella categoria Esordienti vincendo subito la prima corsa e aggiudicandosi la Coppa Simonetti allo sprint con arrivo sulle Mura. Nella volata nell'ordine un atleta di Carrara, Ivano Fanini (oggi presidente di Amore e Vita-Selle SMP), e Ivano Palmerini. Tre atleti del GsFanini nei primi quattro posti dell'ordine di arrivo. Aveva nell'intuito e nella visione le sue armi migliori per imporsi alle corse, ma andava bene anche in salita e cogliendo il momento giusto a volte faceva il vuoto. Come a Fauglia fece il vuoto presentandosi all'arrivo nel centro di Livorno da solo dopo 30 chilometri di fuga infliggendo un distacco di oltre 4 minuti ai suoi immediati inseguitori.Chiuse la stagione con sei vittorie e l'anno successivo, sempre in maglia Fanini, continuava a vincere.
Riccomi ko. Si aggiudicò 4 corse fra le quali il campionato provinciale a Ponte alla Posta giungendo da solo sotto lo striscione di arrivo. La selezione sulla salita di Matraia fu promossa da Walter Riccomi, autore anni dopo di una lunga carriera professionistica e che allora correva per il Castelfranco di Sotto. Scendendo Valgiano ed in pianura a Segromigno Petroni attaccò lasciando di sasso lo stesso Riccomi, svuotato di energie dopo le salite. Petroni arrivò da solo verso il traguardo dando allo stesso un distacco di 1'30" in pochi chilometri. In vista del 1968 e del passaggio alla categoria allievi fu a lungo corteggiato da Luigi Barbafiera, presidente dell'Unione Ciclistica Lucchese. Ma la sua scelta ricadde sul G.S.Buti-Giorgi di Pontedera,società ciclistica da lui ritenuta più attrezzata per continuare a vincere.
«Avevo una grande fiducia nel direttore sportivo bientinese Alfonso Meucci-dice Petroni- un tecnico che metteva armonia in tutta la squadra. Per me quello fu un anno indimenticabile. Vinsi 5 corse fra cui la quinta edizione della Coppa circolo via delle Vigne giungendo un'altra volta da solo sul traguardo con 25 secondi sul 2.o classificato Domenico Ceccanti, 3.o Carlo Dini e quarto Roberto Bianucci. Con la mia squadra vinsi anche la cronosquadre nel campionato toscano,la coppa Adriana a Donoratico ed acquisimmo il punteggio per disputare i campionati italiani dove giungemmo undicesimi nella Treviglio-Bergamo».
Il gran salto nei dilettanti. Nel biennio da allievo 68-69 Mauro Petroni vinse 6 corse ed ottenne molti piazzamenti. Quindi il grande salto fra i Dilettanti di terza serie nel 1970 quando conobbe Enrico Luciani che lo convinse al passaggio nella Polisportiva Lunatese.Fu per Petroni un anno travagliato.Le corse più lunghe misero a dura prova le sue condizioni fisiche. Fino ai cento chilometri tutto bene poi il muscolo sotto il ginocchio della gamba destra tendeva a fuoriuscire dalla sua zona infiammandogli il tendine. Una brutta tendinite più comune fra i calciatori ma meno nei ciclisti.Fu operato dal professor Giaccai a Pescia ed ancor oggi evidenzia la lunga cicatrice dell'intervento.Provò e riprovò, ma il dolore si faceva più acuto con il passare dei chilometri.Corse sei mesi e raccolse soltanto un undicesimo posto su pista ad Altopascio quando ad imporsi fu Francesco Moser.
«Rimasi impressionato a vedere la potenza del corridore trentino. - prosegue Petroni - Mai visto niente di simile. Staccava gli avversari in pianura imprimendo alle gare ritmi forsennati ed irresistibili. Aveva poi uno staff medico di primo ordine. Era già allora seguito da preparatori di livello professionistico».
Masseur e benzinaio. Mauro Petroni dopo l'intervento al ginocchio non si riprese più ripreso finendo per attaccare la bicicletta al chiodo. Partì militare facendo 3 mesi al Car di Cosenza,quindi un corso di di otto mesi a Lecce come radiofonista e si congedò alla Caserma Papa di Brescia. Al termine il suo ex compagno di squadra Stefano Tamberi lo convinse a fare il massaggiatore per la sua società ciclistica la «Gruppo Lupi» nei Dilettanti di Prima e Seconda serie ed accettò l'incarico per quattro stagioni tanto per rimanere legato al ciclismo. Petroni continuò a lavorare per anni come operaio nei Calzaturifici Fratelli Rosi Giovanni e ADG di Segromigno mettendo le tomaia sul sandalo ed è stato operaio anche alla Cartiera Nottoli di Lunata. Nel 1977 portò all'altare Paola Santini ed aprì con lei un distributore di benzina in località Piaggiori di Segromigno che ha gestito per 20 anni prima di andare in pensione nel 2005. Ha due figli: Giacomo di 36 anni che lavora come giardiniere a villa Petrini di Segromigno Monte e Giovanni di 25 anni che ha ereditato la sua passione ciclistica e corre oggi per la Altopack Eppela V.C.Coppi Lunata nella categoria Elite under 23.
Passione musicale. La passione di Mauro Petroni per la musica lo ha portato ad essere per venti anni presidente del rinomato Gruppo Corale di Segromigno in Monte. Come hobby si dedica a seguire le corse di suo figlio Giovanni e a curare il suo oliveto vicino la casa paterna dove risiede tutt'ora ed a coltivare ortaggi.
Una vita serena con l'unico rammarico di quella maledetta tendinite che gli ha impedito una carriera ciclistica più lunga e soddisfacente anche a livello professionistico.
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