Il Tirreno

Lucca

«Correvo per comprarmi l’auto»

di Valter Nieri
«Correvo per comprarmi l’auto»

Giovanni Avanzinelli, 23 gare vinte in carriera, con i soldi guadagnati acquistò la Topolino

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LUCCA. Uno fra i più grandi talenti ciclistici nei primi anni Sessanta è stato Giovanni Avanzinelli.Ha corso fino ai dilettanti sempre da protagonista. Era dotato di classe cristallina ed in certe giornate era incontenibile.Sesto di sette fratelli iniziò l'attività agonistica per emulare i fratelli Aulo e Antonio che già correvano. Quando Antonio cessò fece iniziare Giovanni re galandogli la sua bici con il telaio Galmozzi. Così Giovanni si tesserò per la Soccorso di Prato come fecero in quegli anni diversi corridori lucchesi e nel 1961 al primo anno nella categoria Esordienti iniziò subito a vincere. A scuola frequentava l'Iti in via Carlo Del Prete e si allenava andandoci in bicicletta tutti i giorni partendo dalla sua abitazione di Ponte del Giglio. Spingere sui pedali non era per lui un problema. Quando lo faceva con determinazione sottoponeva a continui sforzi fisici i suoi avversari.

Il debutto. Un esordio ciclistico come pochi nella storia della categoria. Vinse nel primo anno di attività agonistica 10 corse ed ottenne anche 4 secondi posti, 4 terzi e 2 quinti.Trionfava in volata e attaccava in salita. Un vero talento. Inanellando una vittoria dopo l'altra risvegliò l'entusiasmo anche del presidente Ando Gozzini che cercava di farlo correre fornendogli tutto l'occorrente e pagandolo bene per fargli tenere viva la passione. Giovanni Avanzinelli sfiorò subito il successo anche nel campionato toscano che veniva assegnato al termine di tre gare. Nella prima ad Aulla vinse, nella seconda gara a Siena si classificò secondo e la terza gara classificandosi sesto gli precluse il miglior punteggio che acquisì invece Roberto Masoni. Giovanni terminò al secondo posto.Fra i suoi successi più importanti in quella stagione il trofeo Mario Pieruccini a Firenze e sulle Mura di Lucca imponendosi in volata. Figlio di insegnanti, suo padre Renato era anche scultore e sua madre Bianca maestra elementare, riusciva a conciliare lo studio con il ciclismo. Nel 1962 si prese anche la rivincita: divenne campione toscano. Un'altra grande stagione costellata da 5 successi fra cui la maglia scudata dopo un quarto posto a Fontananuova, un secondo a Firenze nel trofeo Ernesto Chiappe battuto in volata da Enzo Tenti e ottavo a Pisa. Nella combinata delle tre prove ebbe però il punteggio più alto.

L’acquisto della Topolino. L'ormai diciottenne ciclista lucchese era uno dei pochi che guadagnava nel ciclismo tanto da riuscire a comprarsi una Topolino usata subito dopo aver preso la patente. Nel 1963 passò nella categoria Allievi e vinse 2 gare. In una a Lappato staccò tutti presentandosi da solo sotto lo striscione di arrivo. La seconda vittoria la ottenne a Lunata imponendosi in volata in un ristretto gruppetto.«Correvo inseguendo un sogno.- dice l'ex corridore lucchese- Volevo arrivare ad acquistarmi una macchina e per farlo dovevo correre bene e guadagnare. Quando raggiunsi la somma di 50 mila lire acquistai la "Topolino"che era il sogno di tanti miei coetanei in quegli anni. Imparai a guidarla grazie all'amico Piero Pieroni che mi accompagnava alla partenza delle gare con la sua Giardinetta facendomela guidare non appena presi il foglio rosa. Nel frattempo stavo tirando avanti gli studi all'Itis cercando di stringere i tempi per diplomarmi come perito nel più breve tempo possibile soprattutto per accontentare i miei genitori».

Il rivale di Basso. Avanzinelli passava così allievo di secondo anno nel 1964 e affrontava le gare con impegno per raggiungere l'obiettivo. Vinse sei gare. S’impose a Bologna dopo aver staccato tutti gli avversari sull'Appennino a Pianoro presentandosi solo sul traguardo della 6.a Coppa Comune di Pianoro. Correva in diverse regioni italiane e spesso era fra i protagonisti.In quegli anni fra i suoi principali avversari c'era Marino Basso che era uno fra i più forti scalatori.Il caso ha poi voluto che da professionista si trasformasse in velocista vincendo anche il campionato mondiale a Gap nel ’72. Quando non vinse Avanzinelli colse importanti piazzamenti come il sesto posto nella Milano-Pertus vinta da Emilio Garanzini,quarto nell'ordine di arrivò si classificò Marino Basso.In una gara nazionale a Verona il corridore lucchese si piazzò al terzo posto e a vincere fu Franco Vianelli che passò professionista qualche anno dopo.

L’anatema del prete. Una stagione di soddisfazioni che consentì ad Avanzinelli di acquisire il nulla osta dalla federazione per correre dilettantesoltanto per partecipare al Trofeo Città di Lucca e farsi notare dai suoi tifosi che crescevano a dismisura. «Un giorno il parroco de La Cappella lamentandosi della scarsa affluenza alla messa mi incolpò che distoglievo i fedeli dal partecipare alle funzioni religiose per seguirmi alle corse». Ad Avanzinelli dava fastidio quando in gruppo doveva tirare per ricucire lo svantaggio sui fuggitivi senza avere il ricambio di nessuno. «Un giorno-ricorda- c'era Pierluigi Poli (l'attuale presidente del Pedale Lucchese Poli) in fuga.Ormai aveva un vantaggio incolmabile che gli permise di vincere la corsa. Quando mi accorsi che non l'avrei più ripreso e nessuno in gruppo mi dava il cambio a tirare ad un bivio voltai verso casa a Ponte del Giglio ed il gruppo mi seguì. La delusione in loro fu grande quando si accorsero che li avevo messi sulla strada sbagliata. Ecco, la mia corsa è finita dissi agli attoniti ciclisti». Nel 1965 iniziò la stagione da Dilettante piazzandosi quinto a Carrara, quarto nella cronometro in linea a Ponsacco di 280 chilometri e secondo a Fiesole con arrivo in salita. Nel 1966 si diplomò perito all'Iti di Pisa.

Cameriere in Olanda. Nel 1967, dopo una caduta dalla moto, si rimise in sella per pochi mesi raccogliendo un sesto posto nella Coppa Burci e si piazzò anche nel G.P.della Liberazione a Roma. In Emilia cadde in volata provocandosi lacerazioni piuttosto profonde ad una gamba.Da allora diede l’addio al ciclismo chiudendo la carriera con 23 vittorie. Venduta la bicicletta, regalata la Topolino all'amico Pierluigi Poli, se ne andò in Olanda assieme a Piero Mazzei facendo le prime esperienze lavorative da lavapiatti e cameriere nei ristoranti per guadagnarsi vitto e alloggio. Ha girato diversi paesi facendo l'autostoppista. Gli piaceva viaggiare e più tardi lo fece nel campo dell'informatica dove fu spesso trasferito a lavorare come impiegato per aziende come la Honeywell di Milano, la francese Cii e la multinazionale Bull.Nel 1976 tornò a Lucca per assistere un’azienda di teledati e dal 1976 al 1980 dalla Bull fu trasferito a Firenze a fare l'assistenza al centro di calcolo dell'università dell'ospedale di Careggi. All'età di 60 anni e sei mesi nel 2005 è andato in pensione. È sposato con Carla Facchini insegnante in pensione ed ha un figlio, Nicola, che lavora in Francia nel campo della fotografia.

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