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LUCCA. Venerdì sera ha conquistato l’accesso alla fine vedendosela direttamente contro due colossi come Brunson e Little, ora Kathrin Ress è carica più che mai per provare a centrare il terzo...

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LUCCA. Venerdì sera ha conquistato l’accesso alla fine vedendosela direttamente contro due colossi come Brunson e Little, ora Kathrin Ress è carica più che mai per provare a centrare il terzo scudetto personale. «Contro Ragusa abbiamo giocato una partita piena di tensione e sul filo dei nervi – spiega lei –. Ci aspettavamo un incontro del genere e la finale è stata fortemente voluta, fortemente combattuta tra due squadre che avrebbero entrambe meritato».

Lei a Lucca è arrivata all’inizio del 2013 ed è rimasta per cinque mesi fino al termine della stagione.

«Ho ricordi molto positivi dell’ambiente perché hanno rappresentato il mio ritorno dalla maternità dopo un inizio anno molto difficile a Faenza. Arrivammo in finale di Coppa Italia e in finale Scudetto, sempre contro Schio, e purtroppo abbiamo sempre perso. Dal punto di vista cestistico è stato un momento molto positivo per me e ricordo uno striscione biancorosso che copriva tutti i tifosi».

Proprio il fattore campo per Ress è uno degli aspetti più importanti: «Ho letto che la capienza sarà limitata e credo sia un fattore negativo perché è fondamentale dare la possibilità a tutti di vedere queste partite. Per Lucca è un bel vantaggio, meritato nell’arco della stagione, ma noi siamo abituate a giocare in piazze difficili, per esempio abbiamo vinto due volte a Istanbul e in Spagna ce la siamo sempre giocate fino alla fine».

Quanto ai punti forti della Gesam Gas, Kathrin non ha dubbi: «Il pick and roll tra Dotto e Harmon. Ma poi anche ogni singola giocatrice che ha giocato una grande stagione. Parlo di Crippa, Wojita e Pedersen su tutte. D’altro canto non è un mistero che Lucca abbia rotazioni corte, che forse è un vantaggio in una serie al meglio delle cinque ma che, dopo aver disputato un’annata di questo tipo, sono perfettamente rodate. Per certi versi questo però potrebbe essere anche un vantaggio perché sono tutte esperte e tutte sanno stare in campo i minuti che chiede loro l’allenatore. Noi abbiamo senza dubbio una panchina più lunga che ci consente di dosare meglio le energie grazie a un impiego più diluito. Il problema è che questo ci porta a dover essere sempre concentrate, a essere sempre pronte ogni volta che veniamo chiamate in campo perché dobbiamo trovare subito il ritmo partita».

(a.p.)

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