Il Tirreno

Lucca

Paoletti, per tre stagioni re del pedale

di Valter Nieri
Paoletti, per tre stagioni re del pedale

Campione toscano Esordienti nel 1960 alternava il lavoro di macellaio. Costretto a smettere per colpa della parotite

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LUCCA. Nella lunga schiera dei dilettanti lucchesi degli anni Sessanta che conquistarono vittorie di rilievo c'è Marcello Paoletti. Nato 72 anni fa a Verciano da ragazzo aveva la passione per la moto per poi passare a quella meno costosa del ciclismo. La famiglia lo mandava a ritirare la carne alla macelleria gestita a Toringo da Franco Ragghianti oggi novantenne.Era il 1957 quando il macellaio convinse il tredicenne Marcello Paoletti a lavorare in negozio con lui e ad imparare il mestiere. Terminò la scuola dell'obbligo ed imparò il mestiere. I soldi guadagnati li depositava nel salvadanaio e con i risparmi raggiunta la cifra si comprò una motocicletta Guzzi 50. All’epoca però era il ciclismo lo sport più popolare. «I miei amici - racconta - iniziarono a correre per qualche squadra e così convinsi mio padre Quirino ad acquistarmi una bicicletta da corsa di marca Alda nel negozio Berutto,uno dei più attrezzati. Così per divertimento mi tesserai per l'Uc Lucchese diretta da Guido Rugani. Era il 1960 e debuttai negli Esordienti. Volli provare anche se ripeto lo facevo con lo spirito del divertimento puro. E continuavo a lavorare come macellaio nella bottegadel commerciante di carni».

Campione toscano. Mai esordio fu più felice. Il giovanotto di Verciano conquista un successo dietro l'altro. Quello più importante lo ottenne nel campionato toscano esordienti che veniva assegnato a chi otteneva il punteggio più alto al termine di tre gare programmate nelle frazioni di Grosseto, Arezzo e Cascina Terme. Fece tre piazzamenti, due secondi posti ed un quarto, che gli valsero la conquista della maglia scudata. «Sentivo il calore della gente, i miei tifosi mi seguivano ovunque e vedevano in me l'astro nascente del ciclismo lucchese ed io ne ero orgoglioso e ricambiavo vincendo. Ma nella terza prova di Casciana Terme rischiai di perdere la maglia. Fui coinvolto in una caduta e l'unico compagno di squadra che venne in mio soccorso fu Piero Pieroni, futuro grande diesse nei professionisti. Mi rimise in sella e recuperai posizioni fino ad ottenere il piazzamento ed il primato».

Dai successi alla malattia. «Oggi il ciclismo è più tecnologico, all’epoca si pedalava a ritmi forsennati senza risparmio e senza tattiche e il pubblico avvertiva il nostro impegno genuino dimostrando un entusiasmo che oggi si è un raffreddato». Nel 1961 Paoletti sale di categoria fra gli Allievi. E vince ancora: a Segromigno in Monte dopo una fuga a due con Gianfranco Lucarotti regolato in volata. Un passista veloce che quell’anno venne convocato nel campionato nazionale che si svolgeva a Vignola (Modena) piazzandosi all'ottavo posto. Nel 1962 conquista altri due successi imponendosi a Marlia e a S.Croce sull'Arno. Fra i suoi avversari c'era anche Roberto Ballini, pochi anni dopo professionista di spicco e vittorioso in una tappa del Giro d'Italia che si concludeva a Savona. In Inverno fece una preparazione accentuata per farsi trovare pronto a dire la sua in un circuito che gli sportivi vercianesi organizzarono in suo onore. Ma la festa non si fece mai. Contrasse la parotite e trascorse a letto ed in convalescenza diversi mesi per il forte gonfiore alle ghiandole salivari. Addio corsa, ma anche addio festa e addio al ciclismo, uno sport al quale sarà sempre legato per averlo fatto crescere e ricorderà sempre le sfide con Primo Mori e Marcello Soldi (passati professionisti dopo pochi anni) e con Adriano Amici suo acerrimo rivale. «Per rimettermi in sella - sostiene - sarebbero stati necessari mesi di allenamento in quanto sarei dovuto salire di categoria nei dilettanti. Non avevo il tempo per farlo in quanto lavoravo in negozio 12 ore al giorno e non potevo trovare la condizione fisica e mentale per inforcare di nuovo i pedali e competere con i più bravi».

Da corridore a macellaio. Si sposò nel 1969 con Bianca Martinelli che mise alla luce la loro unica figlia Simona che oggi ha 45 anni. E nello stesso anno si mise in proprio nel lavoro aprendo una macelleria a Chiesanuova Uzzanese, che ha gestito fino al 2009 anno in cui andò in pensione vendendo l'attività gestita per 40 anni.Con i guadagni realizzò una villetta a Porcari dove risiede. La lontananza dal lavoro ed i ritmi di vita più lenti però non confacevano con il suo modo di interpretare la vita e così da qualche anno è tornato ad essere dipendente,sia pure per poche ore, in una azienda che commercia carni ovine e suine a Veneri. A livello ciclistico nel 1997 fu il promotore di una Festa annuale che aveva come scopo di riunire a cena i ciclisti toscani degli anni Sessanta.

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