La manifestazione
«Voglio arrivare a dieci reti»
Pozzebon, l’attaccante ritrovato della Lucchese racconta i suoi momenti difficili in panchina
LUCCA. Se tre indizi fanno una prova, tre gol di fila sono il segno di un attaccante che vive un momento di forma. Da oggetto misterioso per buona parte della stagione, Demiro Pozzebon può essere l'arma in più della Lucchese nelle ultime sette giornate verso la salvezza. Una punizione col Santarcangelo che ha rotto un lungo digiuno, una girata in area da attaccante di razza e il rigore del momentaneo 1-1 a Pontedera. Conti alla mano la punta romana ha realizzato 7 gol in 21 gare, spalmate in 1227 minuti. Un gol ogni 175 minuti. Certo, se andiamo a vedere non sono stati tutti gol decisivi (ad eccezione dell'1-1 col Sartarcangelo), più per mettere al sicuro una vittoria o accorciare le distanze. Le aspettative erano ben altre per l'attaccante arrivato in estate dall'Avellino dopo avere fatto vendemmie di gol all'Olbia in serie D e tre reti nella mezza stagione all'Aquila in Lega Pro. Generoso e combattivo lo è sempre stato, ma fumoso e arruffone nelle prime 7 gare della gestione Baldini (due gol). Poi i fischi dei tifosi, la squalifica e la panchina. Poi attaccante part time con Lopez che punta sul suo pupillo Maritato.
Non è stato facile per dodici giornate stare in panchina a vedere gli altri o subentrare nella ripresa (appena 145 minuti). Pozzebon non ha mollato e il ritorno di Baldini gli ha restituito una maglia da titolare. Poi la rissa tra Baldini e Biato negli spogliatoi e il ritorno di Galderisi, il gol col Rimini e un nuovo capitolo per l'attaccante capitolino. Da quando è tornato a giocare con continuità (90 minuti in campo nelle ultime quattro giornate) è apparso rinato sotto l'aspetto fisico e mentale.
«Mi sento bene, la fiducia è tutto - racconta Pozzebon, legato ad un altro anno di contratto alla Lucchese - e Galderisi mi sta facendo giocare con regolarità e voglio ripagarlo con buone prestazioni e gol per raggiungere la salvezza al più presto. Con Lopez giocavo a pezzi e bocconi, e in questo modo è difficile integrarsi negli schemi. Non ho iniziato bene, volevo strafare, dimostrare tutto e subito, troppa foga che ha finito per farmi perdere lucidità sotto porta. Ora mi sento più forte e sereno. In questo periodo difficile mi sono gestito da solo, allenandomi bene e pensando positivo. Se avevo i nervi tesi dopo la panchina? Non ero nervoso, ma è stata dura e nei quattro mesi in panchina ho accumulato una grande voglia di fare. E quando ho segnato col Santarcangelo ho scaricato questa tensione dopo il gol. Mi ha aiutato tanto la mia famiglia. Ad ogni rete faccio il gesto del ciuccio per la mia piccola».
Una storia di discese e risalite: «Voglio arrivare a 10 reti e segnare qualche gol decisivo per la salvezza della Lucchese. Un bel finale per riconquistare i tifosi. La classifica è corta, siamo tutti lì, non possiamo fare passi falsi». Tra queste l'Arezzo che sembra soffrire di pareggite: «È una squadra ostica e quadrata, guidata un allenatore carismatico e di grande temperamento. Sarà una gara maschia».
Intanto allenamento con le candeline per Nanu Galderisi. Il tecnico rossonero ieri ha compiuto 53 anni allo stadio Porta Elisa. Stop per Altobello, che non ha partecipato alla seduta per un problema muscolare a un polpaccio e difficilmente recupererà per la gara contro l'Arezzo di domani. Accanto ad Espeche, nel ruolo di difensore centrale, è un ballottaggio Maini e Lorenzini. Sulle fasce Benvenga e Nolé. A centrocampo tornerà Mingazzini in coppia con Botta. Sugli esterni Calcagni e Terrani, con Fanucchi rifinitore centrale, anche se non è al 100%. Se non dovesse farcela è probabile l'utilizzo di due punte centrali, Pozzebon e Maritato.
Sulla panchina dell'Arezzo si è seduto anche Galderisi, arrivò a dicembre 2009 e fu esonerato ad aprile 2010 e tornò a maggio per una partita sola. Poi la società venne messa in liquidazione. Una farsa quella stagione. «Una delle più forti squadre che ho allenato in carriera – ha dichiarato ad Amaranto Magazine – resto convinto che con un po' di tranquillità in più quel campionato l'avremmo vinto. Ma c'era qualcuno che sembrava divertirsi a buttare giù tutto. Arezzo mi ha dato una bella lezione calcistica e di vita».
Nicola Nucci
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