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Di Masi, la rivincita della gente perbene

Di Masi, la rivincita della gente perbene

Con Galderisi è tornato titolare: «Ingiuste le accuse ricevute dopo Siena: piuttosto che vendere le partite faccio la fame»

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LUCCA. Stare in panchina è difficile da sopportare per tutti. Figuriamoci per un portiere, un ruolo particolare dove le gerarchie sono definite e non cambiano durante la stagione a meno di infortuni, squalifiche o giornate storte. Come quella capitata a Giuseppe Di Masi al Franchi di Siena. Una sconfitta segnata da due suoi errori.

Da quella partita il portiere foggiano, che a parte qualche titubanza nella gara col Prato ha disputato un buon campionato, ha perso un po' di serenità e certezze, e d'accordo con Lopez è stato avvicendato da Mengoni. Quattro gare da dodicesimo. Poi col ritorno di Galderisi si è ripreso i galloni da titolare col Rimini. Pronto a difendere la porta rossonera per contribuire alla salvezza della Lucchese, a cui è legato da un altro anno di contratto e con il sogno di chiudere la carriera all'ombra delle Mura.

«Una gara no come quella di Siena ci può stare nell'arco di un'annata e in una lunga carriera come la mia – ricorda Di Masi – in quel momento difficile il mio amico è stato il campo. Con Lopez abbiamo deciso che era meglio fermarsi un paio di gare e Mengoni è un degno sostituto. Poi Baldini ha dichiarato che non ero tranquillo. Non è vero, ero pronto per giocare». A turbare la serenità del portiere ex Avellino, nella settimana dopo quella partita, era stato anche un acceso diverbio con un gruppo di tifosi: «Per me è un episodio chiuso, anche se quelle parole mi hanno ferito. Piuttosto faccio il morto di fame, ma non sono un venduto, ho una credibilità professionale. Ho anche chiesto di incontrare questi tifosi. Dimostrerò sul campo l'attaccamento alla maglia».

Il ritorno di Galderisi ha restituito fiducia e motivazioni: «Abbiamo voltato pagina, Galderisi è un maestro nel fare gruppo, ha ridato serenità e sicurezza in un momento di smarrimento. Non poteva esserci scelta migliore per la squadra e la piazza. La vittoria col Rimini è stata fondamentale, arrivata più col carattere che col gioco. La chimica tra noi e lui, soprattutto col nucleo storico della stagione passata, ci ha aiutato a ripartire. Ora inizio un mini campionato, in queste otto gare vogliamo fare più punti possibile e centrare la salvezza in anticipo. La quota? Penso 40 punti, anche se con gli scontri diretti potrebbe abbassarsi». Al Mannucci è una gara trabocchetto, il Pontedera gioca un calcio organizzato, ha il capocannoniere del campionato (Scappini), giovani bravi e un tecnico preparato come Indiani. E il campo in sintetico non porta bene: «Ogni gara è diversa, ma dovremo avere la giusta cattiveria e attenzione per portare via un risultato positivo. Abbiamo il dente avvelenato per la sconfitta in extremis dell'andata su un rigore inesistente». E il futuro? «Ho un altro anno e vorrei continuare alla Lucchese, mi sento che posso dare ancora tanto e in questa città io e mia moglie abbiamo già deciso di restare a vivere. Poi mi piacerebbe fare il preparatore dei portieri, stare a contatto con i ragazzi».

Passando alla squadra ancora in forte dubbio la presenza di Mingazzini che difficilmente sarà nell'undici titolare. In preallare Monacizzo. Da valutare anche le condizioni di Fanucchi: se non ce la facesse spazio a Pozzebon-Maritato con Calcagni e Terrani esterni, ma tra i papabili c'è anche il giovane Bragadin, classe 1997.

Nicola Nucci

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