Finanza
Con Galderisi è un’altra Lucchese
La squadra tira fuori l’orgoglio, il solito Fanucchi stende il Rimini e allontana i playout
LUCCA. Bastava un tecnico esperto, serio e umile, una disposizione tattica più accorta, la capacità di sorridere, sdrammatizzare e dare serenità all’ambiente, per ricreare il giusto entusiasmo e tornare a vincere. Quell’allenatore, che con il cuore e con la mente non è mai andato via dalla Lucchese, è Giuseppe «Nanu» Galderisi. Al mister bastano 4 giorni per mettere a punto una squadra che adesso perlomeno lotta su ogni pallone con giocatori che si aiutano a vicenda e sopperiscono ad evidenti limiti tecnici con la grinta e la determinazione che non era emersa nella prima parte della stagione. Così dopo un primo tempo alla camomilla la Lucchese esce alla distanza e legittima la vittoria con il Rimini che vale doppio in chiave salvezza. Intendiamoci, una rondine non fa primavera e il lavoro che Galderisi dovrà affrontare non si preannuncia in discesa. Ma questa vittoria al Porta Elisa - la prima in casa del 2016 visto che l’ultimo successo risaliva al 22 dicembre dello scorso anno - è sicuramente un ottimo viatico per il futuro e infonde fiducia dopo settimane di polemiche e di veleni. E non di «falsità» o di «polvere maleodorante» come sostiene il presidente Andrea Bacci, a cui evidentemente piace leggere solo ciò che lo aggrada, riferendosi ai commenti riportati su Il Tirreno che inquadrano esattamente gli accadimenti di quest’ultimo periodo carico di tensioni che fortunatamente sembra passato .
La vittoria dei senatori. Galderisi con grande semplicità affidato le chiavi della Lucchese alle persone di cui conosce pregi e difetti e di cui si fida ciecamente: i senatori Di Masi, Espeche, Calcagni, Nolè e Mingazzini. E i suoi ragazzi non lo tradiscono. Anzi, danno l’anima per il nuovo-vecchio mister gettando il cuore oltre l’ostacolo nonostante acciacchi vari (Mingazzini) e momenti difficili (Di Masi) spronando i compagni e mettendo sempre il 110% in ogni contrasto in ogni palla vagante. Chi teme che la squadra non regga a livello fisico e mentale questi continui cambiamenti tecnico-tattici è smentito dai fatti. La Lucchese nel finale ha più birra in corpo del Rimini che pure con Acori (per lui primo ko al Porta Elisa) sembrava aver trovato una certa identità. Fanucchi e Pozzebon. Ancora una volta nei momenti di difficoltà a caricarsi la squadra sulle spalle è il solito Jacopo Fanucchi all’ottavo centro stagionale e a un passo dal suo record. È lui che di testa su un cross di Ashong dalla sinistra trova la zuccata vincente. Ma il trequartista non si è mai risparmiato andando a conquistare palla a centrocampo e a chiudere in difesa sui cross dall’esterno quando nella parte finale del match i romagnoli cercavano di rendersi pericolosi con spioventi dalle corsie esterne. Un vero totem, un giocatore fondamentale per la Lucchese e per la categoria. E anche Pozzebon (preferito a Maritato che in settimana ha avuto un grave lutto familiare) ritenuto da sempre un corpo estraneo mette a segno il gol che chiude il match con un movimento da grande centravanti che mette a sedere il difensore trovando l’angolino alla destra del portiere. Segno che se disciplinato a dovere può essere utile alla causa.
La partita. Sin dall’inizio il Rimini adotta una tattica rinunciataria. Squadra fallosa, molto attenta a non scoprirsi, ma incapace di ribaltare l’azione perché priva di attaccanti di ruolo. Di contro la Lucchese nella prima frazione non è mai incisiva andando al tiro in due sole circostanze. Difficile vedere due passaggi di fila, sovrapposizioni sulle corsie esterne, movimenti senza palla. Nella ripresa la Lucchese la mossa vincente è lo spostamento di Nolè a centrocampo con l’ingresso di Ashong al posto di Mingazzini. I rossoneri conquistano metri e da una ripartenza scaturisce a 15’ dalla fine il gol del vantaggio. Il Rimini non ci sta e la difesa rossonera rischia la beffa con il palo colpito di testa da Martinelli. Gol sbagliato, gol subito con Pozzebon che mette la pietra tombale sulla partita.
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