Gioco
«La società ha mancato di rispetto alle famiglie»
Lettera aperta della mamma di un giovane calciatore al coordinatore del settore giovanile della Figc
LUCCA. Una lunga lettera aperta al coordinatore del settore giovanile della Figc Toscana, Paolo Mangili, per denunciare quanto accade nel settore giovanile della Lucchese e chiedere all’organo federale di effettuare controlli e verifiche sul modo di agire nei confronti di ragazzi e famiglie. A scriverla Angelita Bonugli, mamma di un giovane calciatore che ha militato nella Lucchese dal 2012 al 2015. «Carissimo dottor Mangini oggi dominano i giornali intere pagine sulla profonda crisi in casa Lucchese dovuta alle pessime scelte dei dirigenti. Essendo stata coinvolta personalmente lo scorso anno nelle vicende del settore giovanile ho deciso dl rivolgermi a lei per raccontarle la storia di mio figlio Giacomo nato nel 1999 e giocatore del vivaio rossonero sino al 2015. Anch'io credo fermamente che lo scopo principale dell'attività giovanile debba essere quello di formare i ragazzi attraverso società calcistiche che devono svolgere il ruolo di vere e proprie agenzie educative sul territorio sotto l'egida delle strutture federali che le guidano. Purtroppo la dirigenza della Lucchese ha dimostrato di essere lontana anni luce da questi principi privilegiando la logica dello scambio e del profitto a discapito della crescita e della formazione del ragazzi. Mio figlio Giacomo, e molti altri ragazzi del 1999 come lui, tutti ragazzini che da anni giocano a Lucca con impegno e buoni risultati, sono stati allontanati lo scorso anno dalla dirigenza del settore giovanile (il responsabile è il signor Mauro Bertacchini) con una semplice telefonata e senza neppure convocare le famiglie per fornirgli una seria motivazione, dopo che per ben due anni ci era stato assicurato che li stavano preparando per affrontare il campionato 2015-2016. E invece la società ha preferito vendere ragazzi di Lucca a varie società minori del territorio e li ha sostituirli con altri ragazzi provenienti da Massa e Firenze. Di fronte alle proteste dei genitori che ritenevano insensata questa scelta che buttava all'aria il lavoro di anni anziché valorizzarlo e metterlo a frutto come investimento per il futuro anche della prima squadra, la dirigenza ci ha detto che queste erano le decisioni e non si poteva fare altrimenti. E così mio figlio e molti altri ragazzi come lui hanno visto svanire un sogno senza neppure ricevere una spiegazione ufficiale e hanno capito che tutte le promesse fatte erano solo un bluff . Spero che la Figc possa e voglia interessarsi direttamente a questa vicenda. Se vogliamo che il calcio italiano riprenda credibilità è proprio dalla base che si deve partire con una seria attività di vigilanza sulle società giovanili».
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