Il Tirreno

Lucca

«Avevano già deciso il cambio»

di Luca Tronchetti
«Avevano già deciso il cambio»

Il tecnico ringrazia squadra e tifosi e sostiene di aver pagato per la sua autonomia

5 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. L’hombre vertical svuota il suo armadietto nel ventre del Porta Elisa, saluta gli amici e 4 mesi dopo l’inizio della sua avventura sportiva lascia una città che gli era entrata nel cuore. Giovanni Lopez è uomo d’altri tempi. Per lui la parola data vale quanto e più di un contratto. Non avrebbe mai accettato di rilasciare un’intervista se non fosse stato costretto per difendersi da chi lo ha usato e gettato via come un ferro vecchio addossandogli colpe non sue. Come se fosse stato lui a fare danni nella Lucchese e i punti li avessero fatti altri. Accuse velenose che rimanda puntualmente al mittente. La dignità non ha prezzo. E Lopez - cresciuto all’ombra di tecnici di spessore e uomini veri come Ulivieri, Guidolin e Reja - chiede rispetto e non accetta prepotenze e soprusi. Vuole ristabilire la verità dei fatti l’allenatore cacciato dal tandem Bacci-Galli dopo aver conquistato 21 punti in 15 partite traghettando fuori dai playout una squadra penultima in classifica. «Avevano già deciso due settimane fa: so per certo che Baldini era stato contattato dopo il derby con il Siena quando ancora la mia media era di 2 punti a partita e la differenza reti della Lucchese era di 0 rispetto al -8 di quando sono arrivato» attacca l’ex allenatore rossonero.

Un esonero programmato. La domanda sorge spontanea: perchè sino a due settimane fa il presidente Bacci la riempiva di elogi, almeno in conferenza stampa, e sabato scorso ha deciso di sollevarla dall’incarico? «Sono passato da essere l’allenatore più bravo del mondo ad essere il male assoluto per la Lucchese. Hanno messo in dubbio la mia professionalità mancandomi di rispetto. Evidentemente il fuoco da tempo covava sotto la cenere, ma tutto è nato giovedì scorso. È arrivato il presidente che voleva parlare con me e con Galli. Alzando la voce, cosa che nei miei confronti non aveva mai fatto, ha iniziato a dire che la squadra non era più brillante, che io non facevo lavorare i ragazzi e che i giocatori la sera andavano in discoteca. Bugie. Sono rimasto di sasso. Il mio programma di allenamento è sempre stato a conoscenza di tutti e non mi risultava che i ragazzi non facessero vita d’atleta. Questo è un gruppo moralmente sano. Ci tengo a ribadirlo e li ringrazio uno per uno perché hanno sempre dato il massimo. Il presidente poi ha voluto parlare alla squadra. A un giocatore ha detto che contro la Pistoiese non avrebbe giocato perché era lui a deciderlo. Un modo per delegittimarmi nello spogliatoio. Io però attraverso un sms avevo le prove per smentirlo. Perché quel calciatore sapeva da mercoledì che non avrebbe giocato. Ci ho dormito sopra una notte e il venerdì mattina ho chiesto un colloquio con il direttore generale. Gli ho detto ciò che pensavo: sono una persona perbene e quei toni e quei modi non mi sono piaciuti. Ho ribadito poi un concetto che ho sempre espresso pubblicamente: questa squadra aveva avuto un calo fisiologico, ricordo a chi non lo sa che quando sono arrivato abbiamo dovuto rifare la preparazione, ma si poteva salvare tranquillamente. Nell’organico però c’erano troppe scommesse, giocatori provenienti dalla serie D o retrocessi dalla C, per poter puntare ai playoff o peggio ancora parlare di promozione. Per vincere i campionati bisogna investire: comprare giocatori vincenti, di categoria e spendere in strutture adeguate per gli allenamenti. Lui mi ascoltava in silenzio. Non sono stupido, conosco il calcio. Ho parlato con i 3-4 calciatori più rappresentativi (tra questi Mingazzini e Fanucchi, ndr) e ho detto che se avessimo vinto avrei dato le dimissioni rinunciando anche ai soldi pur di proteggere la squadra. Le cose sono andate diversamente. Abbiamo pareggiato e dopo la partita mentre stavo facendo la doccia è arrivato Galli e mi ha comunicato che il presidente aveva deciso di sollevarmi dall’incarico».

Il peso del direttore generale. Il rispetto dei ruoli per Lopez è fondamentale. E alla Lucchese qualche alto dirigente è incline alle invasioni di campo: «Non ho mai permesso a nessuno di dirmi chi deve giocare e chi deve stare fuori. E non volevo nessuno nello spogliatoio tra il primo e il secondo tempo. A Prato un alto dirigente (Galli?), che stranamente non si era seduto sulla panchina aggiuntiva, ha violato questa regola e gli ho chiesto di andarsene alzando la voce. Nel calcio e nella vita ognuno deve ricoprire il suo ruolo. Altrimenti non si va lontano. Il mercato? Botta e Maritato sono stati presi di comune accordo con Galli che invece ha portato autonomamente Palomeque e Altobello. Rimpianti? Ho dato il massimo per onorare la maglia e la città. Per una decina di partite abbiamo espresso il miglior calcio del girone. Dall’anno nuovo abbiamo iniziato a fare un po’ fatica. Con la Maceratese abbiamo perso prendendo un gol balordo e con il Siena sono stato costretto a giocare con la difesa a tre per colpa di infortuni e squalifiche. Anche lì abbiamo perso per errori evitabili. Con Prato e Pistoiese non siamo stati brillanti perché dopo la rincorsa di fine anno un calo era naturale. Anche le grandi squadre di A incappano in momenti difficili. Sarebbe bastato restare uniti che la “nuttata” sarebbe passata. Ma hanno deciso diversamente. Mi aspettavo un ringraziamento dalla società per aver valorizzato un giovane come Terrani che al mio arrivo era in panchina. Pazienza. Resterà forte il ricordo di una tifoseria appassionata e competente e di una città dove si vive bene e che merita altri palcoscenici».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web