Il dolore
Salvezza da raggiungere in fretta per programmare in largo anticipo
Tornare alla vittoria al Porta Elisa dopo due mesi, vincere un derby antico come quello con la Pistoiese e cercare da oggi a metà aprile quei punti che consentano la matematica salvezza per poi...
Tornare alla vittoria al Porta Elisa dopo due mesi, vincere un derby antico come quello con la Pistoiese e cercare da oggi a metà aprile quei punti che consentano la matematica salvezza per poi programmare in largo anticipo il futuro. Ha ragione Massimiliano Alvini, tecnico degli orange e artefice del miracolo Tuttocuoio (in 7 stagione dalla Promozione alla Lega Pro), quando sostiene che in mancanza di budget importanti servono programmi a lunga scadenza (almeno tre stagioni) per cercare di costruire formazioni competitive che attraverso il gioco riescano a sopperire alle carenze tecniche e a bloccare le grandi firme provenienti dalle categorie superiori delle squadre accreditate al salto di categoria. Ma per farlo non serve un glorioso passato. Servono buon senso, umiltà e profonda conoscenza della categoria. Altrimenti di strada se ne fa davvero poca e di tifosi - eccezion fatta per il derby con i rivali di sempre del Pisa - allo stadio ne verranno sempre meno. Quest’anno come media spettatori la Lucchese è nona in classifica. Meglio ha fatto persino la neo promossa Maceratese (1500). Sono due stagioni che i rossoneri sono in Lega Pro. Ma continuare a vivacchiare nella zona di medio-bassa classifica con l’unico obiettivo di arrivare in zona Coppa Italia Tim o salvarsi con largo anticipo inizia a stancare anche il più appassionato dei supporters. Serve chiarezza. A tutti livelli. Societario, manageriale, tecnico. Se non ci sono risorse per fare un torneo importante allora è meglio copiare il modello Pontedera o quello del Prato. Tanti giovani veri (18,19 e 20 anni) concessi in prestito da formazioni di serie A per farsi le ossa e come obiettivo la salvezza senza patemi. Se invece le risorse ci sono e non sono investite in modo adeguato allora serve un bell’esame di coscienza: resettare e ripartire in modo nuovo spendendo meglio i soldi. Mancano 12 partite (36 punti) e tempo per programmare. L’importante però sarà ritrovare un’unità d’intenti tra le varie componenti societarie che sembra ormai tramontata. Parafrasando una celebre canzone di Gaber non serve a nessuno «far finta di esser sani». Una cosa è giusto ribadire. Ad oggi l’azionista di riferimento, Andrea Bacci, ha sempre versato quanto dovuto per pagare stipendi e contributi ai dipendenti (calciatori e tesserati) e anche stavolta la Lucchese (contrariamente a Rimini e Savona) non sarà penalizzata. Ed è giusto che alla fine sia il presidente a dire l’ultima parola.
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