Il Tirreno

Lucca

IL PUNTO DI LUCA TRONCHETTI

Salvezza da raggiungere in fretta per programmare in largo anticipo

Tornare alla vittoria al Porta Elisa dopo due mesi, vincere un derby antico come quello con la Pistoiese e cercare da oggi a metà aprile quei punti che consentano la matematica salvezza per poi...

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Tornare alla vittoria al Porta Elisa dopo due mesi, vincere un derby antico come quello con la Pistoiese e cercare da oggi a metà aprile quei punti che consentano la matematica salvezza per poi programmare in largo anticipo il futuro. Ha ragione Massimiliano Alvini, tecnico degli orange e artefice del miracolo Tuttocuoio (in 7 stagione dalla Promozione alla Lega Pro), quando sostiene che in mancanza di budget importanti servono programmi a lunga scadenza (almeno tre stagioni) per cercare di costruire formazioni competitive che attraverso il gioco riescano a sopperire alle carenze tecniche e a bloccare le grandi firme provenienti dalle categorie superiori delle squadre accreditate al salto di categoria. Ma per farlo non serve un glorioso passato. Servono buon senso, umiltà e profonda conoscenza della categoria. Altrimenti di strada se ne fa davvero poca e di tifosi - eccezion fatta per il derby con i rivali di sempre del Pisa - allo stadio ne verranno sempre meno. Quest’anno come media spettatori la Lucchese è nona in classifica. Meglio ha fatto persino la neo promossa Maceratese (1500). Sono due stagioni che i rossoneri sono in Lega Pro. Ma continuare a vivacchiare nella zona di medio-bassa classifica con l’unico obiettivo di arrivare in zona Coppa Italia Tim o salvarsi con largo anticipo inizia a stancare anche il più appassionato dei supporters. Serve chiarezza. A tutti livelli. Societario, manageriale, tecnico. Se non ci sono risorse per fare un torneo importante allora è meglio copiare il modello Pontedera o quello del Prato. Tanti giovani veri (18,19 e 20 anni) concessi in prestito da formazioni di serie A per farsi le ossa e come obiettivo la salvezza senza patemi. Se invece le risorse ci sono e non sono investite in modo adeguato allora serve un bell’esame di coscienza: resettare e ripartire in modo nuovo spendendo meglio i soldi. Mancano 12 partite (36 punti) e tempo per programmare. L’importante però sarà ritrovare un’unità d’intenti tra le varie componenti societarie che sembra ormai tramontata. Parafrasando una celebre canzone di Gaber non serve a nessuno «far finta di esser sani». Una cosa è giusto ribadire. Ad oggi l’azionista di riferimento, Andrea Bacci, ha sempre versato quanto dovuto per pagare stipendi e contributi ai dipendenti (calciatori e tesserati) e anche stavolta la Lucchese (contrariamente a Rimini e Savona) non sarà penalizzata. Ed è giusto che alla fine sia il presidente a dire l’ultima parola.

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