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Una storia che riemerge dagli archivi

Una “guerra sportiva” senza esclusione di... nastri

Una “guerra sportiva” senza esclusione di... nastri

LUCCA. Tra Lucchese e Siena non è mai corso buon sangue. Una forte rivalità frutto degli accadimenti di 60 anni fa quando le due formazioni - guidate da imprenditori di successo come l'ingegner...

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Tra Lucchese e Siena non è mai corso buon sangue. Una forte rivalità frutto degli accadimenti di 60 anni fa quando le due formazioni - guidate da imprenditori di successo come l'ingegner Giuseppe Della Santina, costruttore di fama nazionale, e il cavalier Danilo Nannini, fondatore di un impero dolciario e padre della pop star Gianna e dell'ex pilota di Formula 1, Alessandro - duellavano in IV serie allestendo squadroni di prim'ordine con l'obiettivo di rientrare in fretta nel gotha del calcio. Tra rossoneri e bianconeri si andava al di là di una sana competizione. Era in atto una battaglia senza esclusione di colpi. E non soltanto tra le tifoserie. Tutto era lecito pur di ottenere la promozione in C. Il culmine di questa "guerra sportiva" avvenne sessant'anni fa alla vigilia del derby.

Il presidente rossonero Della Santina presentò alla Figc un esposto-denuncia accusando il Siena di aver offerto, nel torneo precedente (quello 1954-55), 50mila lire dell'epoca (circa mille euro odierne o un milione e mezzo di lire negli anni Novanta) al portiere del Bagni di Lucca, Azelio Gervasi, lucchese, classe 1921 e che dal 1948 al 1953 aveva militato nel Siena, per favorire la vittoria dei bianconeri nella gara svolta il 19 dicembre del 1954 nello stadio termale (effettivamente la Robur s'impose per 1-0). Nella denuncia il presidente allegava un nastro magnetico come prova schiacciante dell'illecito sportivo. Nel nastro era incisa la voce del portiere che, ospite nella sede della Lucchese (allora in corte Sbarra), sosteneva di aver venduto la partita in cambio di denaro.

Il procuratore federale dell’epoca, Davide Colombo, interroga Gervasi. L'ex bianconero prima nega poi, dopo aver ascoltato la registrazione, sostiene la veridicità della conversazione e si difende sostenendo che si trattava di uno «scherzo fatto alla Lucchese». Il fascicolo passa al conte Rognoni, presidente della commissione di controllo Figc oltre ad essere fondatore del Cesena. Il 12 maggio 1956 si arriva all'incriminazione formale del club senese. Per essere prosciolto il Siena deve dimostrare la propria estraneità (rispetto al procedimento penale l'onere della prova è invertito).

Il primo giugno, vigilia dello spareggio dei bianconeri per accedere alla C, la commissione si riunisce per ascoltare il nastro ed emettere poi il verdetto. La prova è schiacciante e la retrocessione della Robur imminente. Ma accade un episodio che cambia le carte in tavola.

Per errore il registratore viene lasciato acceso mentre il conte Rognoni assieme agli altri componenti l'organo giudiziario della federazione stanno scrivendo il dispositivo di una sentenza che si preannuncia esemplare. Ed escono frasi che ammutoliscono i componenti del collegio. A parlare non è Gervasi ma un dirigente della Lucchese che, al momento della registrazione, probabilmente si era dimenticato di interromperla. Le parole del dirigente non lasciato adito a dubbi. «Ti ringrazio Gervasi per quello che stai facendo per il club rossonero». È la prova schiacciante dell'innocenza del Siena mentre la Lucchese viene condannata al pagamento delle spese processuali.

Luca Tronchetti

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