Il Tirreno

Lucca

Il «cannibale» dei dilettanti ko per la naia

di Valter Nieri
Il «cannibale» dei dilettanti ko per la naia

Fermato dal militare il passaggio nei Pro «Quando sul Ghisallo staccai il babbo di Sarri»

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LUCCA. Nella storia ciclistica lucchese sono pochi i dilettanti ad aver vinto tanto quanto Polo Bernardini. A cavallo degli anni Quaranta-Cinquanta, ai tempi eroici del ciclismo, Bernardini fu artefice di vittorie memorabili ottenute con le proprie forze, senza sostegno della squadra come avviene nel ciclismo odierno.

Anni difficili. Nato a Marginone il 31 marzo 1927, già all'età di 8 anni aveva maturato la passione per la bicicletta. Trasferitosi con la famiglia a Lucca, Bernardini, una volta terminata la quinta elementare (per l’epoca l’unica obbligatoria), si mise a lavorare nella bottega di suo padre Angelo, aperta in centro storico dietro il coro di S.Michele che vendeva castagnacci, necci e prodotti tipici della cucina lucchese, negozio poi trasformatosi dopo la guerra in pizzeria e gelateria. Anni difficili per i giovani che dovevano lavorare per mangiare.Nell'agosto del 1944, nel corso di un rastrellamento, venne arrestato dai nazisti e trasferito a Piacenza dove riuscì a scappare mentre lavorava sul Ponte del Po’ rifugiandosi in casa di un amico.

Al via a 18 anni. Finita la guerra si dedicò anche al ciclismo iniziando l'attività agonistica con il Pedale Lucchese Poli. I suo primi approcci nella categoria Allievi li fece all'età di 18 anni.Ma le prime vere gare avvennero l’anno dopo. Il regolamento della Federazione prevedeva il passaggio alla categoria Dilettanti per i nati nel 1927 dopo le prime tre vittorie. E Polo Bernardini, indossando con la maglia del Pedale Lucchese Poli, si aggiudicò le prime tre gare di stagione vincendo a Prato la Coppa Livi, la prima prova del campionato toscano a Pistoia dopo aver fatto selezione sul S.Baronto. Il secondo classificato, Walter Cavazza, giunse sul traguardo con un ritardo di 1'50". Terzo Ivano Fanini (lo zio scomparso dell'attuale presidente di Amore & Vita Selle SMP). La terza vittoria ad Arezzo quando staccò Marcello Mealli dell'Uc Aretina che pochi mesi prima a Roma aveva vinto il titolo italiano su strada nella categoria Allievi. Quindi la stagione ciclistica del 1946 prosegue per il corridore lucchese nella categoria superiore dei Dilettanti.

Super star nei dilettanti. Ma anche nella nuova categoria Bernardini non conosce avversari. Sia allo sprint che in salita dimostra spesso di essere il più forte. Si impone facendo il vuoto sul S.Bartolo a Cintoia.Vince la Coppa Fosella Sommovigo a Baccano d'Arcola quando gli rimase incollato alla sua ruota prima dell'arrivo Ivo Baronti della Virtus Lucca,poi staccato all'ultima curva prima del rettilineo finale. Polo Bernardini è ormai un big. «Non era nelle mie caratteristiche-dice Bernardini- fare la corsa. Io tenevo ovunque il mio passo e poi nelle fasi cruciali mi voltavo e notavo di aver fatto selezione: evidentemente andavo forte». Nel 1947 cambia squadra passando dal Pedale Lucchese alla Virtus Lucca e nel 1949 lo ingaggia il Gs Binda di Varese. Ma i risultati non cambiano. Polo continua a vincere. «Era un ciclismo diverso. -commenta -Alle corse dovevamo arrangiarci.Non avevamo l'ammiraglia al seguito per il cambio ruote.Ricordo che quando foravo dovevo sistemare la bicicletta da solo.I diesse ci dettavano le tabelle e ci consigliavano nell'alimentazione, ma poi toccava a noi corridori prendere le decisioni. Io avevo un fisico gracilino ed ero penalizzato nelle strade sterrate rispetto a chi aveva un fisico possente. Penso che nel ciclismo di oggi sarei andato ancora più forte».

Quando staccò il babbo di Sarri. Una trentina le sue vittorie da Dilettante. «Ricordo con piacere quella del 1949 quando vinsi la Coppa Stucchi da Varese sul Ghisallo. Alle mie spalle si classificarono nell'ordine Gino Dianin, Mario Dinetti e Amerigo Sarri, il padre di Maurizio l'attuale allenatore del Napoli. Vincere a quelle altitudini ha un fascino superiore.Un'altra vittoria che non dimentico quando nel 1950 indossando la maglia della S.S.Assi di Firenze mi imposi nel Giro delle Alpi Apuane. A 80 chilometri dal termine mi trovai in fuga con Del Carlo che staccai nell'ultimo tornante prima di fare 20 chilometri da solo e giungere sul traguardo con un vantaggio di 4 minuti sul secondo classificato e di 9 minuti su Dino Dini terzo classificato».

La vittoria al Velodromo. Nel 1950 Polo Bernardini s’impose allo sprint nel G.P.Club Sportivo,quando 50.000 spettatori lo attesero vincitore al velodromo di Firenze, nonostante quel giorno ci fosse in concomitanza la partita interna della Fiorentina. Superò in volata Nedo Rossi e Waldemaro Bartolozzi, tanti anni dopo diesse di Francesco Moser. Una corsa sentita in quegli anni dai fiorentini per il dualismo fra l'S.S.Assi con l'Arno tanto da spezzare in due la tifoseria locale. «A fine gara non riuscivo a muovermi per l'entusiasmo dei nostri tifosi. Per quella gara c'erano anche tanti soldi in ballo per le scommesse che imperversavano. Il più grande rammarico? Non essere mai riuscito a vincere la Firenze-Viareggio,una classica importante allora come oggi. Un anno ci andai vicino. Mi sentivo veramente in forma ma dalla Via Marco Polo a Viareggio quando stavo per immettermi nel viale a Mare pronto a fare la volata avevo il rapporto sul 18/50. Il giorno precedente la gara il mio meccanico Dell'Arsina mi posizionò la catena su un rapporto troppo grande».

Il militare e l’addio al ciclismo. Quando Bernardini si apprestava a passare professionista assieme a Rino Benedetti, Gastone Nencini e Waldemaro Bartolozzi nelsettembre 1950 venne richiamato al servizio tanti militare: autista a Palermo. Diciotto mesi di naia e nel dicembre 1951 il congedo. Si rimise in sella, ma aveva perso lo smalto e la forma dei giorni migliori. Nel 1953 dopo l'ultima vittoria decise di appendere la bicicletta al chiodo. Nel frattempo suo cugino, Sergio Bernardini, gestore a Viareggio della Bussola per decenni,creo assieme a lui la C.L.L.A.T. ad Altopascio trasformata poi in S.P.A.,azienda che si occupa di articoli arredobagno,sanitari e lamiere. Dal 1964 vive all'Arancio assieme alla moglie Olimpia.

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