Proteste
«Difficile trovare un gruppo così»
Valentina Gatti racconta la sua avventura a Lucca, il rapporto con le compagne di squadra e il coach
LUCCA. Una ragazza solare, che ha mosso i primi passi nel mondo della pallacanestro tardi rispetto ad altre giocatrici: ha cominciato in terza media, dopo esser stata "ipnotizzata" dal fratello su quanto fosse spettacolare questo sport. Questa è Valentina Gatti. È naturale chiedere subito come stia vivendo questa fantastica stagione: «Un gruppo così – racconta – è difficile da trovare, perché quando si deve fare qualcosa, la facciamo tutti insieme».
Valentina parla anche di un rito sacro di una squadra, quello dell'urlo prima e dopo ogni allenamento e partita: «Ubuntu è il nostro urlo, è un urlo personale che facciamo in spogliatoio e appena entrate in campo». Uno dei tanti punti di forza di questa squadra è la voglia di non mollare mai: «Siamo tutte ragazze con i piedi per terra, viviamo settimana per settimana; non ci montiamo mai la testa, ogni persona ci mette l'anima. Per esempio Crippa finisce ogni allenamento piena di lividi perché è sempre per terra per recuperare palloni e Dotto è una che non gli piace mai perdere, nemmeno in allenamento».
A inizio stagione l'obiettivo era il raggiungimento delle final four di Coppa Italia, ampiamente superato. Quindi adesso cosa c’è nel mirino? «L'obiettivo sono i playoff – risponde Valentina – ma non dobbiamo pensare a cose troppo lontane, dobbiamo pensare partita per partita».
Quando era nelle giovanili, Valentina Gatti ha avuto il merito di giocare con la prima squadra, cosa che purtroppo in tanti affrontano con scarso interesse: «Quando ero più piccola e mi dicevano anche solamente di andare in panchina con la prima squadra, ero la ragazza più felice del mondo. Nello stesso tempo avevo un pizzico di paura, perché mi dovevo confrontare con giocatrici più grandi di me. Però ora vedo che una buona parte dei giovani d'oggi affrontano l'impegno con la prima squadra con troppa sufficienza, perché gli interessa solo giocare».
È giovane Valentina (classe 1988), ma ha già in bacheca delle promozioni davvero pesanti: «Per ora il momento più bello della mia carriera è senza dubbio la promozione in serie A con Chieti , anche se la prima promozione l'ho conquistata a Milano dalla B1 all'A2. Però, purtroppo, ho anche un grande rimpianto, che è quello di non essere mai riuscita a disputare le finali nazionali giovanili».
Il pivot biancorosso la scorsa stagione ha affrontato come avversario Lucca: «Quando venivo a giocare al Palatagliate c'era da farsi il segno della croce – dice ridendo Valentina – perché giocare a Lucca è difficile per chiunque, perché c'è Mirco che mette in campo una difesa asfissiante». Già, qual è il rapporto con Mirco Diamanti? «È il miglior allenatore per il femminile che c'è in circolazione e gliel'ho anche detto - dice Valentina- quando giochi nella sua squadra lavori duro e migliori tanto su tutti i punti di vista». E la scaramanzia di Valentina? «Sono molto attenta anche all'abbigliamento il giorno della partita e quando arrivo a pochi secondi dalla palla a 2, devo fare per forza l'ultimo tiro prima della partita, anzi, l'ultimo canestro prima della partita».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
