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Lucchese, l’ira di Bacci «Meno interviste e più lavoro in campo»

di Luca Tronchetti
Lucchese, l’ira di Bacci «Meno interviste e più lavoro in campo»

Il presidente Andrea Bacci è una furia dopo il ko di Carrara e vuole un attaccante e un centrocampista entro fine mese

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CARRARA. È nero come la pece Andrea Bacci. Raggiunto telefonicamente due ore dopo il triplice fischio finale non ha affatto sbollito la rabbia per il nono ko in campionato della sua Lucchese che, al giro di boa, chiude a quota 20 punti in 17 partite. Decisamente un po’ pochino viste le ambizioni della vigilia quando si parlava apertamente di playoff. «Sono inc...... come una bestia» le prime parole pronunciate dal numero uno del club rossonero. «Abbiamo giocato malissimo. C’è gente che sale troppo in sala stampa a fare discorsi con i giornalisti invece di lavorare per portare a casa i risultati. Ma adesso basta: le conferenze stampa o le interviste in tv sono finite. Le dichiarazioni le faccio io. Si tornerà a parlare quando vedremo una classifica diversa». Inutile girarci intorno. Il patron rossonero non è soddisfatto della costruzione della squadra: «Ve l’avevo detto che bisognava aspettare prima di dire che adesso la squadra era competitiva. Il tecnico Lopez, che ribadisco per chi è duro d’orecchie l’ho scelto io e non altri, ha mescolato un po’ le carte e mettendo in campo una formazione più equilibrata ha mascherato difetti congeniti. Ma poi i nodi vengono al pettine. È come pretendere che una quercia faccia i limoni. La qualità del legno è quella e non si cambia».

Cambiare registro. Occorre cambiare registro. E in fretta. Bacci ha la sua ricetta: «Da ora in poi pancia a terra e lavorare senza fare dichiarazioni a vanvera. Il direttore generale deve tornare sul mercato e prendere un centrocampista e un attaccante che faccia gol. E anche in difesa ci manca qualcosa. Chi era preposto doveva sapere che Pozzebon aveva già giocato ad Avellino e non poteva essere trasferito in altri club professionistici. E lui nei dilettanti non vuol scendere perchè dovrebbe rescindere un contratto biennale. Spero che nei prossimi quindici giorni qualche elemento che ritengo non possa servirci trovi una sistemazione altrove o torni alla casa madre. Questa situazione anomala si è protratta sin troppo. Ad inizio stagione mi erano stati fatti certi discorsi e ad oggi le parole sono rimaste tali e i fatti li fanno gli altri. Non mi faccia dire altro che è meglio».

Sfogo inatteso. Fine delle trasmissioni. Uno sfogo inatteso quello del presidente. Vero, la Lucchese ha avuto un approccio sbagliato al derby nonostante mister Lopez in questi venti giorni avesse predicato umiltà e invitato la squadra a non abbassare la guardia perché la Carrarese (abilmente guidata da Remondina) nonostante la crisi societaria era un’ottima formazione che pratica un gioco veloce e aggressivo. Ma, ad onor del vero, nel mese di dicembre la squadra sembrava più convinta dei propri mezzi, più determinata, più ordinata e certe individualità (Terrani su tutti) iniziavano ad emergere.

Il fuoco cova sotto la cenere. Evidentemente le parole, difficilmente equivocabili, del patron rossonero devono prendere spunto anche da situazioni che non riguardano soltanto il rettangolo verde. È la gestione del club nel suo insieme che pare non convincere l’azionista di maggioranza. Tante le spese e i costi di gestione rispetto a ricavi non ritenuti all’altezza dal numero uno rossonero, ma anche dai soci di minoranza. Un esempio? L’anno scorso sulle maglie c’era lo sponsor (Enexd), quest’anno niente main sponsor almeno sino al giro di boa. E vogliamo parlare del settore giovanile dove i risultati sono sotto gli occhi di tutti? Forse occorre ripensare alle strategie di marketing e ai rapporti con l’intero panorama del calcio giovanile lucchese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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