Il Tirreno

Lucca

Oliokne, dall’Africa a Fornoli di corsa dietro a un pallone

di Michele Citarella
Oliokne, dall’Africa a Fornoli di corsa dietro a un pallone

La storia del profugo nigeriano fuggito dalla guerra attraversando il deserto Tesserato dalla squadra di prima categoria ora cerca la libertà... dai difensori

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FORNOLI. Fino a due anni fa, Saint Oliokne correva nel deserto e non sui campi di calcio. Il suo obiettivo non era quello di sfuggire dalla marcatura degli avversari ma dalla guerra civile che attanaglia il suo paese, la Nigeria, che calcisticamente vanta un’Olimpiade e una ottima figura ai Mondiali Usa ’94.

Attualmente, il paese del golfo di Guinea da cui proviene Oliokne, è in preda a una crisi politica che nemmeno la svolta federale e una autonomia religiosa tra cristiani e musulmani riescono a placare. Oliokne ha smesso adesso di correre nel deserto e di chiedere aiuto alle macchine che attraversano le poche strade subsahariane, ma si gode il suo Fornoli, squadra di prima categoria che lo ha accolto a braccia aperte e il cui campo sportivo si trova a due passi dal suo attuale alloggio, dove vive insieme ad altri dieci africani giunti in Italia con il titolo di profugo.

Oliokne all’anagrafe ha appena venti anni, ma sembra ne abbia molti di più viste le tante avventure che racconta con un italiano che si mescola all’inglese e a un pizzico di francese. In patria, dopo gli anni da orfano vissuti nella ex capitale Lagos, viene adottato da una famiglia di cui da qualche tempo ha perso le tracce: «Non ho più nessun fratello o sorella con cui avere contatto; sono scappato dalla Nigeria perché nel mio paese, pur essendoci tante risorse e materie prime, non c’è speranza e si vive solo in preda a terrorismo e rappresaglie».

Come tanti giovani del suo continente, l’esterno d’attacco del Fornoli abbandona l’Africa in preda alla disperazione e decide di rischiare la vita pur di tentare di attraversare il Mediterraneo e di arrivare in Europa: «Anche in Italia avete problemi economici, ma per noi africani essere qui è comunque una condizione assai migliore rispetto al restare in Africa». Circa due anni fa la partenza dalla terra natale: «Un sacchetto con un ricambio è stato il mio unico bagaglio durante la traversata del deserto. Sotto il sole si camminava per ore e ore a piedi, ogni tanto qualche automezzo dava un passaggio a me e ai miei compagni di viaggio. Dopo un paio di mesi, superando i paesi subsahariani e la parte desertica del sud della Libia, sono riuscito a raggiungere il Mediterraneo. Anche in Libia è stata dura, tra attacchi, minacce e poca possibilità di reperire cibo».

Le avventure non finiscono qui, perché manca ancora la traversata del mare, fino alla tanto ambita Lampedusa, porta della salvezza chiamata Europa per gli africani che arrivano in condizioni disperate. Qui c’è stata la parte più pericolosa del viaggio secondo il racconto del giovane: «Eravamo concentrati in poco spazio, senza cibo e con poca aria per respirare. Quando il mare era tempestoso, si stava davvero male. Dopo qualche giorno ci hanno fatto scendere in dei barconi e siamo arrivati a Lampedusa». Nell’isola siciliana, attrezzata per la prima accoglienza agli immigrati, Oliokne e i suoi “compagni di viaggio” restano per tre mesi. Poi viene trasferito con un furgone a Pisa, penultima destinazione prima di arrivare a Fornoli, frazione di Bagni di Lucca attorniata tra il Serchio e la Lima. Il calcio è stato fino a ora l’unico vero svago nella monotonia dei suoi giorni.

Alla società Fornoli viene chiesto di trovare qualche iniziativa per coinvolgere Oliokne e i suoi amici: il club del presidente Rocchiccioli e del direttore generale Marco Bini hanno colto l’occasione: i nuovi arrivati si aggregano alla squadra e partecipano agli allenamenti. Tra gli undici profughi ospiti della comunità di Fornoli, Oliokne Saint Henry (questo il nome completo) si distingue per forza fisica e capacità di muoversi tra gli schemi di mister Leonardo Cerchi.

Per i suoi amici africani non c’è stato il tesseramento ma è stata una bella soddisfazione vedere un loro “compagno di avventure” giocare con la squadra del paese che li accoglie: la migliore testimonianza di tutto questo è stata l’ovazione dei dieci amici al 33’ della ripresa, quando Oliokne è subentrato al posto di Franceschi nel match che gli azzurri hanno perso contro il Pontremoli per 2-0. Gli impegni del nuovo tesserato (per averlo il direttore sportivo Marco Bini ha dovuto reperire diversa documentazione e avviare procedure particolari con la Figc nazionale) sono di tre allenamenti a settimana.

Quali ambizioni può avere un ventenne dopo la fuga dalla guerra e l’attraversamento del deserto e del mediterraneo nel barcone? Il ragazzone nigeriano risponde con molta sincerità: «Sono fortunato a essere qui, a non aver subito episodi di razzismo e ad essere stato bene accolto dai compagni di squadra. Per il momento mi annoio molto, occupo il tempo con i video giochi lo studio di lingua italiana; vorrei essere più impegnato. Spero di trovare un lavoro, anche se sono consapevole che non è facile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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