Il Tirreno

Lucca

Fanani, la forza di volontà più forte di ogni avversità

di Michele Citarella
Fanani, la forza di volontà più forte di ogni avversità

Il calcio come hobby: prima giocatore-studente, adesso allenatore-architetto «La famiglia è in cima ai miei pensieri, ma con il GhiviBorgo arriveremo in alto»

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Grinta, spirito di sacrificio e una tranquillità d’animo in ogni momento che caratterizza la sua vita. È la fotografia di Pacifico Fanani, allenatore del momento in Serie D che sta portando il suo GhiviBorgo nei piani alti della classifica dopo la promozione dall’Eccellenza nella passata stagione. E dire che, ad inizio torneo, alcuni addetti ai lavori storcevano la bocca pensando che il biondo tecnico garfagnino non avrebbe mangiato il panettone. Invece, come si vede dalla foto che pubblichiamo, il panettone lo ha mangiato eccome.

Fanani: calcio da generazioni. Nato a Castelnuovo il 29 maggio del 1972 inizia a conoscere il calcio dei settori giovanili più tardi rispetto a tanti colleghi: «Fino a 12 anni – dice il tecnico – i calci al pallone li tiravo nei campetti fuori paese o in piazza con i compagni di scuola. Ma anche tra i ciuffi d’erba dei campi incolti e incustoditi, dove le porte sono fatti dai paletti e le squadre sono frutto di un testa o croce c’è chi si accorge di lui. Il cugino Roberto Fanani, scomparso lo scorso mese di febbraio a 64 anni e di 20 anni più grande (e un paio di mesi fa mister Fanani ha perduto anche il fratello), ex professionista nel Bologna, Padova, Pro Vercelli e Carrarese, vede in Pacifico le qualità di un difensore centrale di temperamento. E così approda ai Giovanissimi del Castelnuovo. Tre anni con i gialloblù e poi eccolo all’Atletico Lucca. «In coincidenza con l’iscrizione alla scuola superiore, lasciai il Castelnuovo ed andai all’Atletico Lucca. La mia vita si svolgeva interamente nella Piana: abitavo in un convitto dentro le Mura, frequentavo l’Itc sezione geometri che non era ancora presente in Garfagnana e mi allenavo e giocavo all’Henderson. Memorabili le sfide con il Margine Coperta, club con cui contendevamo trofei e coppe ed in cui c’era già Antonio Bongiorni, tuttora riferimento del club fucina di campioni». Un solo rimpianto di quegli anni in rossonero: «I miei genitori, rimasti a vivere ancora in Garfagnana, non potevano seguirmi a Lucca: ero già un uomo e organizzavo quotidianamente da solo le mie giornate divise tra studio e calcio».

Il salto nei pro. Nel 1992 Fanani torna ad indossare la maglia gialloblu con la prima squadra nel campionato di Eccellenza. Con Tazzioli allenatore il Castelnuovo vince ed approda in D. La stagione 1994-95 è quella della svolta in carriera: «È in questa stagione, con un campionato di serie D da disputare, che mi rendo conto di poter fare il calciatore a tempo pieno». Gli anni di calciatore nei campionati professionistici saranno in totale dieci: dopo Castelnuovo (che in D ottenne il secondo posto dietro al Viareggio nel 1996 – 1997) c’è infatti il Pontedera, serie C2, fortemente voluto da Fabrizio Tazzioli che con lui fece lo stesso percorso: dai gialloblu alla città della Piaggio. «Fu un’estate davvero ricca di chiamate – ricorda Pacifico – perché mi cercarono Spezia e Arezzo e il Castelnuovo mi avrebbe trattenuto volentieri». La carriera di Fanani prosegue: dopo due anni al Pontedera (64 presenze e tre reti in C2), torna in Garfagnana per tre stagioni: 69 presenze e 6 reti. Le tappe successive Forlì e Poggibonsi fino al ritorno a Castelnuovo Garfagnana per chiudere nel 2008-2009 all’età di 37 anni.

Studio, lavoro e famiglia. Il calcio non lo distrae dallo studio: dopo il diploma di geometra, Pacifico si iscrive all’università di Firenze, facoltà di architettura. Gli impegni con la professione di calciatore rallentano ma non fermano gli studi, smentendo l’idea di calciatori ignoranti e poco inclini a stare sui libri: nel 2004 arriva la laurea, discutendo la tesi su un progetto di restauro del convento S. Francesco a Pieve Fosciana. Altra tappa importante nella vita fuori dal campo è quella del matrimonio con Romina, conosciuta nel 1993. «Ho conosciuta mia moglie fuori dall’ambiente calcistico, contrariamente a tanti miei colleghi allenatori. La famiglia rappresenta un riferimento importante. È una garanzia di equilibrio e serenità». Dal matrimonio sono nati due piccoli calciatori: Riccardo, 14 anni e centrocampista nei Giovanissimi e Tommaso, 9 anni, difensore nei Pulcini.

La carriera di allenatore. Nel 2008 ottiene il patentino. La prima panchina è quella della Juniores nel Castelnuovo. Vince un campionato provinciale e si salva in quello regionale. Poi passa alla prima squadra senza troppa fortuna nel campionato di Promozione. Dopo un anno di inattività, la proposta di allenare il Ghivizzano Borgoamozzano, che già l’anno precedente lo aveva contattato per il dopo Giraldi. GhiviBorgo è una realtà già conosciuta: al Carraia Fanani aveva giocato in Prima Categoria con mister Vanni, fino a farsi male al ginocchio e a chiudere con il calcio giocato. Ora la testa è alla D e al GhiviBorgo: «Abbiamo fatto cose straordinarie. In D abbiamo ampiamente superato lo scotto iniziale grazie all’intervento della società che è stata eccezionale sul mercato. Speriamo di toglierci soddisfazioni anche per il 2016». Umiltà e piedi per terra la ricetta vincente di mister Fanani.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web