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La Lazio brodo primordiale con Giordano e Manfredonia

La Lazio è il suo brodo primordiale. Giordano e Manfredonia i suoi idoli dell’infanzia nel suo quartiere a vocazione romanista con lui biancazzurro doc visto come la pecora nera. Così quando nel...

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La Lazio è il suo brodo primordiale. Giordano e Manfredonia i suoi idoli dell’infanzia nel suo quartiere a vocazione romanista con lui biancazzurro doc visto come la pecora nera. Così quando nel 1998 Lopez ha avuto l’opportunità di vestire la maglia della squadra del cuore ha rotto con il Vicenza. «Il presidente Delle Carbonare, persona squisita, e mister Guidolin non volevano mandarmi via. Io con una conferenza stampa choc ruppi per amore della Lazio». Era la squadra di Cragnotti con Eriksson in panchina: «Un gestore di uomini più che un allenatore. E d’altronde con gente come Mancini, Nesta, Nedved, Casiraghi, Marchegiani c’era poco da insegnare. Vincemmo Coppa Italia, Super Coppa e Coppa Uefa. Poi passai al Napoli voluto da Ulivieri per finire al Torino con Simoni (signore vero) e Camolese. Lì mi ruppi l’osso del pube e chiusi la carriera». Alla Lazio è tornato come secondo di Reja nel 2010. E grazie ad un ex compagno di squadra nato a Lucca: «Viviani. È nato al Campo di Marte perché il padre lavorava in una banca cittadina. Era il secondo di Reja e provò a mettersi in proprio (Sambonifacese). Indicò me al tecnico friulano. C’incontrammo a Formello io, lui e Lotito. Era sabato: una stretta di mano e il giorno dopo ero in panchina. È un innovatore. Già nel 1988 a Varese faceva la zona e il suo Napoli giocava con la difesa a tre. Gli hanno appiccicato il clichè di allenatore superato. Chiedete a Conte, ritenuto un innovatore, da chi ha copiato i suoi schemi. Una dote di Reja? Sa leggere in anticipo i problemi di singoli e squadra. Sia in partita che nello spogliatoio durante la settimana». (l.t.)

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