Attenzione
Narciso Franceschi, lo scalatore operaio
Dilettante a cavallo tra gli anni 60-70 per mantenere la famiglia lavorava in cartiera e vendeva le caramelle al cinema
LUCCA. Nella storia del ciclismo lucchese un posto di rilievo va assegnato anche a Narciso Franceschi . Il noto meccanico di biciclette di S.Vito è stato un buon corridore a cavallo degli anni Sessanta-Settanta. Nato nel 1944 nell'appartamento di famiglia, proprio sopra il negozio di biciclette aperto nel 1974 ed attualmente gestito dal figlio Luca sulla via Pesciatina a S.Vito, da ragazzo si divertiva a battere i coetanei nelle corse di paese intuendo di avere i numeri per fare il corridore.
I primi passi. Nel 1961 lo notò Corrado Bucci convincendolo a tesserarsi per la società ciclistica Bar Bucci di Lunata tra gli Esordienti. L'anno successivo passò alla Coppi di Lunata seguendo lo stesso Corrado Bucci ed arrivarono per lui anche le prime vittorie. Si dimostrò da subito portato per le corse in salita dove chiudeva sempre con i primi. Al Giro delle Tre Province staccò tutti sulla salita di San Gennaro giungendo da solo sul traguardo di Fontananuova a Gragnano. La stagione la chiuse con tre vittorie che lo misero in luce fra i migliori scalatori regionali. Nel 1966 il suo passaggio di categoria nei Dilettanti di terza alla corte di Oscar Baronti nel Pedale Empolese. Era costantemente piazzato nelle prime posizioni anche se non poteva dare il colpo risolutore perchè non si buttava negli sprint affollati.
Corridore, barista e operaio. «Correvo e lavoravo. - sostiene Narciso Franceschi - Non avevo tempo di studiare perchè dovevo portare soldi in casa. Ho fatto il barista,il venditore di caramelle nei locali pubblici fra i quali il cinema Astra, l'operaio alla Cartiera Nottoli di Lunata. Poi conobbi mia moglie Maria Luisa Luciani che sposai nel 1966 anno in cui nacque il mio primo figlio Marco e l'anno successivo il mio secondogenito Luca, che attualmente gestisce due negozi di biciclette, quello di S.Vito e l'altro aperto pochi mesi fa vicino alla stazione ferroviaria.Marco e Luca divennero i miei primi tifosi in quanto nel 1969 ripresi a correre fra i Dilettanti sempre nella Coppi di Lunata». Corrado Bucci credeva molto nelle sue possibilità.«Per me è stato come un secondo padre.- dice Franceschi - Mi incoraggiava e riusciva a farmi sentire importante». Un ritorno alle gare in grande stile. Colse quattro vittorie, tutte per distacco, a La Spezia, Bolano, Capalbio e Chiazzano di Pistoia.
Salto di categoria. Quindi nel 1970 il passaggio a Dilettante di seconda serie nell'Uc Lucchese,diretta da Pierluigi Poli con Dt Carlino Bernardini.Una squadra fra le più affermate presieduta da Luigi Barbafiera.Il salto fu enorme e Franceschi pagò lo scotto. Prima e seconda serie correvano assieme e si trovò a confrontarsi con dei corridori che da lì a pochi anni avrebbero fatto la storia ciclistica degli anni Settanta come Giovan Battista Baronchelli , Francesco Moser e Giuseppe Saronni.
Tifoso di Baronchelli. «Mi resi conto che pur essendo assai più giovani di me,quei corridori erano avevano una marcia in più. Baronchelli era fenomenale. Si andò a correre nel bergamasco ed assieme ai miei compagni avevo dettato lo schema. Dovevamo lavorare per il danese Jorgen Marcussen. Nell'ultima salita a S.Eusebio Baronchelli attaccò rimanendo da solo ed il suo spunto mi impressionò talmente da pensare che anche da professionista non avrebbe avuto rivali. Da quel momento divenni suo tifoso e l'ho seguito nell'intera carriera. Una carriera che non mi spiego come possa essere stata frenata e compromessa dall'avvento irresistibile di Francesco Moser. Forse a livello mentale e caratteriale Baronchelli è stato più fragile rispetto al campione trentino».
La caduta fatale. La carriera di Franceschi si infranse nel 1974 a Vellano nel corso del circuito tradizionale di S. Salvatore. «Si, persi il controllo della bicicletta rovinando a terra. Nell'impatto mi fratturai due vertebre cervicali finendo ricoverato in ospedale con una degenza di 120 giorni. La mia carriera finì quel giorno». All'età di 30 anni termina la carriera di un corridore che si contendeva i successi nell'epoca di Cardelli,Barbugli, Mazzantini, Sartini e nel 1974. Appena smaltita la convalescenza dopo la rovinosa caduta iniziò a lavorare come meccanico e commerciante di biciclette nel negozio di S.Vito,un lavoro che gli insegnò il suocero Enrico Luciani ,ex meccanico di squadre professionistiche.Per oltre 40 anni ha proseguito questa professione fissando i pedali a centinaia di corridori, lavorando fra gli utensili della ciclomeccanica a sostituire un movimento o ad ingrassare i mozzi. La sua esperienza ciclistica l'ha messa poi in funzione della Velo Club Coppi Lunata, il suo grande amore ciclistico, dove prima correva e vinceva e poi per 25 anni ha condotto al successo da direttore sportivo i vari Francesco Secchiari, Nicola Ramacciotti (poi passati professionisti),Tozzini, Mario Scatena che con lui ds vinse in un anno 8 gare e Stefano Fanucci. A questo ultimo nome è legata l'unica affermazione nella storica «Martiri Lunatesi» una corsa che ha 66 anni di storia e da sempre organizzata dalla società ciclistica lunatese. Fanucci la vinse nel 1992 fra la commozione di tutti i tifosi che a lungo avevano aspettato questa vittoria. Attualmente si dedica esclusivamente all'organizzazione della Martiri Lunatesi, riservata ai Dilettanti Elite Under 23 e che nel 2016 si svolgerà per la 67.a volta.
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