Il Tirreno

Lucca

Bacci, una settimana da incorniciare

di Luca Tronchetti e Feliciano Bechelli
Bacci, una settimana da incorniciare

La squadra vince e convince, il suo candidato in Lega Pro sta ottenendo consensi: «Ma c’è ancora tanto da lavorare»

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LUCCA. Una settimana da incorniciare per il presidente Andrea Bacci che, dopo tanto penare, stavolta appare soddisfatto. Perché la Lucchese comincia a ingranare (oggi sarebbe al quint’ultimo posto a un punto dalla zona salvezza), ma soprattutto con Giovanni Lopez sulla tolda di comando si vedono sensibili miglioramenti sul piano del gioco con un paio di giovani interpreti (Terrani e Sartore su tutti) interessanti anche in chiave futura di mercato. Se a questa nitida vittoria, la più importante tra quelle conquistate al Porta Elisa perché ottenuta contro una formazione di fascia alta come il Teramo, ci si aggiunge la candidatura alla presidenza della Lega Pro del sub commissario Paolo Marcheschi, fortemente voluto e appoggiato dal patron rossonero che vuol cambiare il mondo del calcio, si capisce come l’imprenditore di Rignano stia iniziando a raccogliere i frutti di quanto seminato.

La vittoria con il Teramo «Non mi chiedete se questo tipo di risultati cancellano Pisa e Pontedera, perché quelle sconfitte me le ricorderò finché rimarrò nel mondo del calcio». Inizia tra battute e sorrisi il monologo di Bacci. «Al di là del risultato, che è ciò che conta, è stata una bella partita. Una bella prestazione e spero di continuare così per altre quindici domeniche e che ciò faccia tornare il pubblico, un pò demotivato, allo stadio. L'unico desiderio che abbiamo è una squadra che giochi come contro il Teramo: bella, messa bene in campo, sembra che siano superati i problemi di alcuni singoli che fino ad oggi avevano preoccupato. Pozzebon? Spero si sblocchi definitivamente e anche alla svelta».

I giocatori più esperti devono in effetti essere quelli che tirano la carretta: «È normale che siano i vecchi a fare da supporto importante, sono le regole del gioco. Finora non hanno funzionato in maniera costante e ancora oggi non possiamo esultare: una partita bene, un'altra bene, ma senza risultato e così via. Oggi abbiamo attaccato per i primi quaranta minuti e loro hanno segnato per primi. Per qualche istante ho pensato di dover andare a Lourdes. Invece alla fine abbiamo vinto. Ma il cammino è ancora lungo. Avanti così».

Lega Pro. «Con questo sistema, con questa arroganza, con questi modi, la Lega Pro attuale ci rende solo e unicamente vittime: fare calcio significa investire, ma oggi copriamo solamente i costi e non possiamo dedicarci alle strutture, ai giovani, a ciò che conta veramente. La nostra non è una ribellione, ma è rimettere una volta per tutte in equilibrio una situazione che finora ha fatto comodo che fosse fuori equilibrio. Rinnovamento e discontinuità: ho ragionato per un anno su queste cose, non possiamo continuare con gente come Abete, Carraro, Tavecchio che da vent'anni sta nelle posizioni che contano occupandosi sempre della stessa cosa, portando così a un disastro totale non soltanto la Lega Pro, ma tutto il calcio. Difficile che in questa logica si possa distruggere o contrapporre ciò che noi stiamo costruendo. Questo è un banco di prova, fra un anno tutto scade. In questo anno noi possiamo dimostrare che è possibile fare nel calcio associazione in maniera del tutto diversa. Arbitraggi più o meno favorevoli, ripescaggi più o meno pilotati: bisogna uscire da questa logica per il bene del calcio italiano».

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