La manifestazione
verso pisa-lucchese
LUCCA. I tifosi che oggi hanno superato la fatidica soglia dei 50 anni quella rete se la ricordano a 37 anni di distanza. Era il 19 febbraio 1978, la stagione magica. Quella del testa a testa contro...
LUCCA. I tifosi che oggi hanno superato la fatidica soglia dei 50 anni quella rete se la ricordano a 37 anni di distanza. Era il 19 febbraio 1978, la stagione magica. Quella del testa a testa contro la Spal, dell'emozione dei 6000 a Ferrara, di una serie B sfiorata dopo anni di anonimato o quasi. Per Pisa-Lucchese all'Arena Garibaldi nella partita più sentita della stagione c'erano 15.690 spettatori per un incasso record di 47 milioni e 674mila lire. Una partita tiratissima, ma decisamente in equilibrio. Prima del fatidico minuto 76 le occasioni più ghiotte erano state del Pisa che al 16' con il sinistro magico di Di Prete (per lui e per il bomber Barbana gli ultras rossoneri avevano ideato un "coretto" in cui ritenevano la coppia del gol pisana figli di padre ignoto) su calcio di punizione colpiva l'incrocio alla destra del portiere Pierotti.
La partita. La Lucchese che contende alla Spal la promozione in B soffre a centrocampo dove Savian e soprattutto Bertolucci subiscono la vigoria fisica di Piccoli e Baldoni. Meno male che c'è Gaiardi a spezzare il gioco e a far respirare la difesa. Dalle parti di Ciappi si fanno vedere il mobilissimo Ciardelli e l'estroso Novelli, che con le sue finte mette spesso in crisi Rapalini, che usa modi spicci per indurlo a più miti consigli. Nella ripresa il Pisa perde il ritmo imposto alla gara nella prima frazione e con il passare dei minuti cala. E la squadra diretta da Giovanni Meregalli intuisce la situazione e inizia a prendere in mano le redini del centrocampo. La svolta al 20' della ripresa quando il tecnico lombardo inserisce Luciano Vescovi e richiama in panchina un esausto e claudicante Maurizio Gaiardi. Walter Ciappi (che a fine carriera indosserà anche la maglia rossonera per due stagioni) rischia su un cross teso del centrocampista emiliano.
Quando il pareggio ormai è nell'aria ecco che a 14' dal termine Rapalini stoppa male e consente a Novelli di concludere a rete con un sinistro teso che il portiere nerazzurro devia in angolo. Dalla bandierina va a battere il mancino Vescovi, mentre sul palo più vicino si sistema il terzino sinistro del Pisa, Piero Bencini, un piccoletto. Un calcio a rientrare del mediano rossonero - un tempo si diceva "alla Chiarugi", il calciatore del Milan e della Fiorentina ribattezzato Cavallo Pazzo che segnava spesso e volentieri direttamente dal corner – e Ciappi che vola annaspando e ricade mestamente in porta con il pallone che prova a spingere fuori. Ma l'arbitro Tullio Lanese, che poi diventerà internazionale, non ha esitazioni e indica il centrocampo tra le proteste dei calciatori e dei tifosi nerazzurri. Impazza la curva rossonera per la virtuale vittoria che, in quel frangente, aveva il sapore di serie B. La reazione dei padroni di casa è inutile quanto sterile. Tutti all'attacco, ma nell'unica mezza opportunità di Gualandri, ci pensa il totem Morgia a spazzare in tribuna.
Il ricordo. Oggi Vescovi ha 64 anni e nel 2012 ha chiuso nel Tecchiena (Promozione laziale) anche la sua parentesi di allenatore di C e D (tra le altre Frosinone, Siena, Cremapergo, Poggibonsi, Gladiator). Lavora come segretario in un ingrosso di casalinghi a Frosinone. «Da Lucca – racconta Vescovi, un centromediano alla Pirlo (logicamente con meno classe) – ci avevano seguito in quasi 4mila. Io ero in panchina. Con il tecnico Meregalli non legavo, ma accettavo le sue decisioni senza discutere. Scocca il 65' e il mister mi manda dentro al posto di Gaiardi infortunato. Fisicamente stavamo bene e nel finale abbiamo spinto con maggior determinazione. A un quarto d'ora dal termine Novelli tira una mina da 20 metri con Ciappi che vola a deviare in angolo. Vado a batterlo io: volevo effettuare un tiro cross. Calcio ad effetto d'interno sinistro e la sfera scavalca un difensore nerazzurro piazzato sul primo palo e s'infila alle spalle del portiere entrando almeno di 30 centimetri prima che lui la ricacci fuori. Una gioia incontenibile». In tribuna i tifosi del Pisa non gradirono, in piazza Grande e per le vie del centro cittadino cortei di auto, bandiere al vento e tanto entusiasmo. «Usciti dall'Arena partimmo subito in ritiro all'Abetone per preparare la gara successiva al Lungobisenzio con il Prato – conclude Vescovi – Il giorno dopo i miei compagni e una delegazione di tifosi per festeggiarmi mi seppellirono sotto la neve. Un gesto affettuoso che rischiò di farmi prendere una polmonite».
Sassi in campo. Di scaramucce sugli spalti ce ne furono. Ma 37 anni fa la situazione e il clima erano assai differenti. La rigorosa separazione tra gli ultras delle due compagini funzionò alla perfezione e non ci furono incidenti di rilievo, salvo un nutrito scambio di mortaretti a distanza di circa mezz'ora dall'inizio del big match.
L'aneddoto. Una curiosità che forse non tutti sanno. Dopo il gol di Vescovi qualche sostenitore del Pisa dalla curva lancia un sasso in campo che colpisce Luciano Savian. Il metronomo rossonero cade fulminato a terra. Oggi la società avrebbe corso il rischio del 3-0 a tavolino. Nel 1978 invece Savian venne pure ammonito dal direttore di gara. «Fece bene – rievoca il centrocampista veneto oggi in pensione dopo aver lavorato come commesso in una banca in provincia di Venezia – Il sasso mi colpì all'estremità superiore della mano. Onestamente feci la scena per perder tempo e crollai sul terreno come svenuto. L'arbitro, che era un dritto, non mangiò la foglia. Si avvicinò, mi invitò a rialzarmi e mi sventolò in faccia il cartellino giallo».
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