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Lucca

Lega Pro, Bacci scrive ai presidenti: servono facce nuove

Lega Pro, Bacci scrive ai presidenti: servono facce nuove

Il patron rossonero invia una lunga lettera ai colleghi «Prima di fare nomi definiamo i contenuti del progetto»

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LUCCA. Basta con accordi trasversali tra vecchie cordate: servono facce nuove e un programma condiviso. Solo a quel punto si potrà identificare la figura del presidente. Andrea Bacci (per ora) fa l’imprenditore e il presidente della Lucchese, ma da come parla della Lega Pro e dei suoi problemi, sembra aver ben imparato la lezione che l’amico Renzi ha applicato alla politica: rottamare il vecchio e puntare al rinnovamento. Impossibile non condividere i contenuti della missiva specie dopo che sono entrati in campo altri veterani della politica-calcistica come Paolillo (ex dg dell’Inter vicino al mondo delle banche) e Pagnozzi (67 anni, ex numero 2 del Coni).

La lettera. È più o meno questo il succo di una lunga missiva che Bacci ha inviato ai presidenti delle altre squadre della Lega Pro. «Ci si muove in ordine sparso senza una logica – spiega – in cerca di colpi di scena e in assenza totale di contenuti. Questo è il clima della complicata vicenda della Lega Pro. Un clima surreale, il termometro è in mano a chi ha usato fino a oggi la furbizia dei conoscenti, le amicizie, il desiderio e la voglia di creare disordine con la convinzione storica che dove non c'è chiarezza si riesce a coprire ogni sorta di inganno».

Serve una scossa. Bacci affronta poi la questione del rinnovamento, un passaggio necessario per dare una scossa al calcio. «Ogni giorno un nuovo candidato – scrive – ogni giorno un nome autorevole da candidare per cercare di spostare le maggioranze per la vittoria elettorale del 22 dicembre. Non credo sia necessario parlare a noi presidenti circa nomi diversi; è l'ora di definire i contenuti, il progetto con il quale la nuova governance deve garantire finalmente una nuova stagione alla Lega Pro. Dobbiamo prevedere nuovi comportamenti da parte di chi si assume la responsabilità di rappresentare un mondo fatto di imprenditori che giocano con la propria faccia, la propria dignità e i propri soldi. Dobbiamo pensare ai nostri calciatori, allenatori e soprattutto ai nostri giovani e alle loro ambizioni, passando attraverso i tifosi che con la loro passione fanno del calcio lo sport più ricco e seguito al mondo. Dobbiamo difendere le nostre tradizioni ed evitare di scivolare, attraverso gestioni autoreferenziali di ciascuno, dietro a paesi che non hanno la nostra storia. Abbiamo bisogno di una scossa vera e, a un anno dalla scadenza del quadriennio olimpico, bisogna dimostrare la voglia e la capacità di rinnovarsi senza trovare soluzioni all'interno di un sistema di rapporti che non ha prodotto successi. Dobbiamo con coraggio guardare la nostra storia e i suoi personaggi e con lo stesso coraggio domandare permesso per scrivere regole nuove con uomini nuovi senza dimenticare le risorse del passato. Il desiderio di pulizia, di legalità, di rispetto delle regole, di organizzazione e di legami costruttivi con le altre istituzioni sportive non è un reato, ma il principio per una riforma concreta e indispensabile. Vogliamo partecipare da attori principali alla riforma dei campionati, combattere per un futuro diverso di contributi e dobbiamo sconfiggere la criminalità organizzata legata alle scommesse, regolamentare civilmente la tratta dei giocatori stranieri e soprattutto abbiamo il dovere di garantire ai nostri giovani la possibilità di seguire le proprie ambizioni sportive senza rinunciare agli studi e alla loro crescita culturale».

Mister x. Infine il presidente affronta la questione del neo presidente della Lega, carica per cui si è fatto anche il suo nome. Ma il diretto interessato ha sempre smentito. «Il candidato che dobbiamo scegliere – scrive – deve essere portatore di questi programmi e iniziare quel processo che restituirà al nostro calcio la dignità. Il profilo del nostro uomo, del gruppo che formerà la governance, deve essere fuori da ogni legame storico: che non abbia interessi, ma tanta passione e voglia di lavorare, che non faccia promesse elettorali, che lavori con il sostegno di tutti senza condizionamenti e clamori. Dobbiamo decidere per un presidente di tutti e a tutti i miei colleghi chiedo la saggezza di una riflessione per individuare una governance scelta da noi per compiere una mission in favore delle nostre società, dei nostri giovani e del nostro futuro. Questa è una grande opportunità e forse anche l'ultima per cambiare tutti insieme la nostra storia di domani. Scegliamo un candidato vero, serio, onesto, competente e con tanta voglia di compiere un lavoro complicato e difficile; ho letto tanti nomi e tutti di uomini bravi, ma nessuno di questi corrisponde al profilo di colui che dovrà accompagnarci nelle nostre “vere” riforme».

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